Al Petruzzelli col libro in mano

Sabato 29 ottobre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Una festa, certo lo è stata. Vero: non è che ogni giorno 1200 persone affollano un teatro come il Petruzzelli non per ascoltare un Nino D’Angelo o l’ultimo scoppiato rapper ma un professore e storico pure, pensa tu. Che non si affida a un video di Youtube, ma a un dipinto di tal Paolo Uccello. Milleduecento che pagano pure. E non in una disciplinata luterana Amburgo ma a Bari, dove tutti gli scherzi bisogna fare ma non quello di far pagare. E se la prima Lezione con Alessandro Barbero è andata, domani si annuncia nuovo tutto esaurito col politologo Maurizio Viroli, che è conosciuto dal grande pubblico come può esserlo un imboscato delle Poste. Passando dall’Arte della Guerra dell’esordio al tema Potere e Giustizia, titolo affascinante come una ottantenne in bikini. Eppure va, va, la meritoria iniziativa dell’editore Laterza.

 LEZIONI STORIA & ARTE Ovvio che faccia piacere in un’Italia tramortita dalla frase famosa secondo cui la cultura non dà da mangiare, neanche quando precede il ragù festivo come in queste sei puntate testé inaugurate. E ovvio che venga considerato, certo, un miracolo laico quello che si consuma in un tempo in cui vali più se prendi cento “like” su Facebook che se racconti il Medioevo e il Rinascimento, temi non così popolari e che la scuola ha reso seccanti come gran parte di ciò che tocca. E in un tempo in cui dire di mettersi in coda agli italiani, nativi pugliesi inclusi, è come chiedere a un interista di diventare milanista. Tutto questo è avvenuto domenica scorsa. E certo, se non era una scommessa, non era tanto più sicuro di un investimento in obbligazioni subordinate.

 Significa che c’è una Bari diversa da quella le cui civiche virtù sono state identificate in polpi (crudi, per carità), focaccia e Peroni, e a malapena ci aggiungiamo san Nicola. Una Bari migliore di come giudica se stessa. Una Bari che riconosce la qualità non solo nella zampata predona degli affari ma anche nel fascino di una lezione colta che c’entrerà poco con la vita quotidiana ma che allarga la mente e allunga lo sguardo. E una Bari che accorre a una iniziativa locale smentendo quel Dna secondo cui ogni successo di un barese è l’insuccesso di un altro barese.

 Né del resto il tutto esaurito è più una novità per un Petruzzelli uscito dai 18 anni di coma dopo l’orrenda pira e ora nel nuovo coma giudiziario dei mercanti nel tempio. Fra i concerti per le famiglie e le Cenerentole e i Pierino e il lupo per le scuole. Ma si fa presto a dire Bari quando si dovrebbe dire Puglia. Ricordando ad esempio i “sold out” (tutto venduto) per un Bif&st, l’annuale Festival del cinema che richiama a Bari mezza regione e non solo. Roba da far morire di invidia i saldi dei negozi. E ricordando i suoi Festival dei libri da Lesina a Capo d’Otranto. Con piazze nelle quali trovare posto è più difficile che posteggiare un sabato sera nelle città della movida. Festival in cui non campeggiano soltanto celebrità varie ed eventuali ma lo stesso pubblico, tutte le signore Maria che ci vanno con la sedia da casa e si inchiodano fino a notte.

 MA I CONTI NON TORNANO Crescita culturale, evviva. Che sarebbe perfetta se solo uno su dieci di quegli stanziali poi un libro se lo comprasse. Certo è come pretendere che nei benemeriti Festival si vendano più libri che pizze. Che i libri non si sentano intrusi morendo di solitudine proprio mentre si parla di loro. E certo non è come pretendere che gli italiani paghino le tasse attendersi semplicemente che coloro che affollano i Petruzzelli & Dintorni abbiano una certa confidenza con i libri (e con i giornali, conflitto di interesse di chi scrive a parte). Insomma aspettarsi che questa Bari e questa Puglia (Basilicata inclusa) che tanto aprono il cuore alla speranza delle sorti magnifiche e progressive non siano ultimi in Italia per livelli di lettura. Come drammaticamente sono.

 Ultimi senza se e senza ma. Con tre abitanti su quattro che leggono meno di un libro l’anno. Pur in una Puglia che ha 58 case editrici, e fior di scrittori invidiati e premiati di lettura (forestiera). Pur in una regione così ricca di storie che la raccontano al cinema, nei romanzi, alla tv. E pur in una Basilicata che, pensa tu, ha la capitale europea della cultura 2019. E pur in un Paese che non è che stia meglio nei confronti con l’Europa. E in cui anche un premio letterario o una trasmissione tv sui libri devono voltarla a cabaret altrimenti li seguono solo gli autori e le zie.

 Se nei Petruzzelli domenicali va in scena la cultura, gli acculturandi non dovrebbero andarci soltanto per sentirsi in scena anch’essi e tutto come prima. Altrimenti la festa si riduce al solito “c’ero anch’io” e non lettori come prima. Cioè ignoranti, pardon non acculturati. Ci convinceremo che non è così solo se vedremo ciascuno dei prodi 1200 con un libro in mano. Leggenti (e speriamo non solo leggenda) alla mèta.