C’era una volta in America

Venerd́ 11 novembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Poi ci si abitua, ma non dimentichiamo che il giorno delle elezioni americane si titolava “La grande paura”. Paura che appunto fosse eletto lui, Trump. Considerato impossibile per farsi coraggio, sperando che fosse più improbabile di un Bari campione d’Italia. Spesso è avvenuto nella storia che un Trump di prima non sia stato il Trump di dopo. Spesso avviene in politica che le più efficaci politiche di sinistra siano fatte da quelli di destra, e viceversa. Ma alla domanda che ora incombe si tenta di non dare la risposta certa di prima. La domanda è: Trump nuovo presidente americano è il primo passo perché l’Occidente fermi il suo declino o è il primo passo per la catastrofe?

 Non dobbiamo dimenticare che durante l’orribile drammatica campagna elettorale si è parlato di rischio di guerra civile. E in America la guerra civile c’è già stata, e la peggiore della storia moderna. Né ci hanno pensato molto ad ammazzare presidenti e aspiranti, laddove ogni cittadino ha un’arma e può portarsela legalmente in strada come nel Far West. Anzi sui social media si istigava ad andare ai seggi con pistole e fucili nascosti. E nell’America culla della democrazia si è gridato ai possibili brogli elettorali come in una repubblica delle banane. Mentre i pirati informatici hanno fatto tanto ciò che hanno voluto da poter addirittura influenzare il voto. Nel Paese in cui rischiano attacchi on line anche ordigni nucleari che possono distruggere il mondo. E dove in queste ore già le piazze s’infuocano di proteste e arresti.

 Democrazia significa che vince (e governa) chi prende un voto in più. Quello per Trump è stato un voto democratico senza se e senza ma. Sono però saltati tutti i meccanismi classici del consenso. Non contano i partiti (Trump aveva il suo stesso contro). Sembrano non contare più, diciamolo, neanche i ragionamenti, perlomeno quelli di un tempo. Si vota più “contro” che “per”. Una mutazione genetica. Un Ogm delle vecchie regole. Un passato travolto.

 In America ha vinto quella Grande Paura che circola anche per il resto del mondo più sviluppato. La paura di andare ancòra più indietro di quanto non sia già avvenuto. Quella che cancella una classe sociale come la classe media. Quella di una generazione che per la prima volta dal dopoguerra starà peggio della precedente, figli peggio dei padri. La paura che non è vero che non si possa far altro che crescere. La paura dell’America più profonda che non è California o New York. L’America operaia colpita dalla crisi dell’industria. Quella che prima aveva perso la casa grazie agli squali della finanza. Quella passata dal “Yes, we can”, sì noi possiamo, di Obama alla depressione. La nuova Grande Depressione.

 Altrimenti, con un voto non di pancia ma di testa, Trump aveva fatto di tutto per perdere. Una candidatura che sembrò uno scherzo. Sondaggi contro. Tre duelli tv persi, lui mago della tv. Evasore fiscale. Molestie sessuali. Razzismo fino all’appoggio del Klu Klux Klan. Minacce a stampa, intellettuali, mondo. Disprezzo (ricambiatissimo) verso l’Unione europea. Amicizia col russo Putin, il nemico numero uno. Palazzinaro smargiasso. Mai studente modello. Sporcaccione organizzatore di concorsi di Miss Universo. Tre mogli. Gaffe a gogò. Grande finanza e grandi giornali ostili. Assoluto incompetente in politica. Capelli e faccia da cartone animato. Famiglia da Beautiful. Definito cafone dalle dita corte. Ci mancava solo che se le mettesse nel naso.

 Ma Donald il villano ha incarnato la morte del vero spirito americano. Parlando e muovendosi come fa un americano medio oggi. Quelli rabbiosi. Quelli alla Clint Eastwood (chapeau) che volevano il cambiamento contro la politica inconcludente. In questo, Trump è stato un genio. Fabbriche chiuse, lavoro portato all’estero, immigrati, terrorismo, povertà: noi ci riprenderemo tutto questo. Rifaremo grande l’America. Cosa fa l’americano colpito da crisi di ansia? Vota Hillary?

 Ma ritorna la domanda: barriera contro il declino o precipizio? Ritorno al capitalismo degli spiriti animali? Ritorno all’accumulazione selvaggia e rinuncia alla distribuzione equa finché il capitale non si sarà ricreato? Fine dello Stato in economia, a cominciare dalla sanità gratis di Obama? Protezionismo? Recupero di quel sogno americano che ha donato un futuro a tanti poveracci del mondo, quello disperso di un’America che dà una possibilità a tutti? Ma il sogno americano è fuga, terra, andare sempre più in là. E’ Nuova Frontiera, non Muri. C’era una volta in America.

 Già in Europa esultano le Le Pen e i Salvini, l’antipolitica. Ma non è roba da cabaret. Né di formule magiche. E’ come se si fosse votato anche qui, avendo pure la vecchia Europa un po’ della stessa pancia americana. Lo Stato sociale è stato la sua più grande conquista. Ma costa. Ma la povertà degli immigrati bussa alla porta. Ma i Sud del mondo premono. La sicurezza è minacciata. Le porte si chiudono. Si vuole anche da noi un po’ di Trump o è meglio che se lo sperimentino loro?