Volevi il robot ? E ora attàccati

Sabato 19 novembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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E poi ci lamentiamo. Se dobbiamo attivare una carta di credito, chiamiamo il numero verde. Se dobbiamo fare un bonifico per la lista nozze della nipote Stefi, lo facciamo on line. Se dobbiamo controllare se il nostro conto corrente è rimasto a secco, lo stesso on line. Se siamo usciti senza un euro in tasca e ci servono soldi urgenti, ci fiondiamo verso il bancomat. Se dobbiamo pagare il maglioncino in lana Merinos che mi dona tanto, paghiamo con la carta di credito già attivata col numero verde. Se dobbiamo posteggiare per un giro in centro, c’è la cassa automatica per il ticket o quella per il silo multipiano. Se dobbiamo fare carburante, impugniamo la pompa al self come se fossimo veterani dei distributori come si vede nei film dalla profonda America. In nessuna di queste operazioni è più presente un essere umano, di quelli ancòra in carne e ossa: dall’impiegato di banca al benzinaio.

 E poi ci lamentiamo. Se dobbiamo uscire in auto, fra poco non ci peserà più neanche guidare, farà tutto da sé. Affidata a una intelligenza artificiale. Si dice che l’uomo è condannato a distrarsi, il computer no dovesse anche vedere in strada una minigonna da perdere il sonno. Il mondo sarebbe più sicuro, le città liberate dal traffico caotico, la mobilità divenuta davvero sostenibile anche se nessuno ha ancòra capito cosa significhi. Anzi le auto dialogherebbero fra di loro, computer uno chiama computer due: al prossimo incrocio la precedenza è mia. Nelle città non meno intelligenti, anzi, nelle “smart city”, sarebbero i semafori stessi a decidere quando far scattare il rosso per non far sfraganare le gambe alla vecchina che deve traversare sulle strisce. Anzi i semafori sarebbero meno numerosi dei lettori di libri o giornali in Italia, ora già vanno dappertutto le rotatorie: il fai da te dell’acceleratore e del freno, niente più frontali. In nessuna di queste operazioni è più presente un essere umano, di quelli ancòra in carne e ossa: dal carrozziere al meccanico al vigile urbano. All’assicuratore, vista l’era “no crash”, niente più incidenti.

 E poi ci lamentiamo. La fantascienza descritta dal grande scrittore Philip K. Dick sta per diventare realtà anche se ci servirà un taxi. Niente più la mano protesa per fermarli al volo, niente più grido disperato sotto la pioggia con quello che se la fila come un assassino. Basterà una app, applicazione sul cellulare, per farsene arrivare davanti ai piedi uno anch’esso a guida autonoma, cioè col sedile di guida vuoto: senza più la chiacchiera sulla Roma o la Juventus, senza più politici tutti ladri. Magari un video per tenerci compagnia con immagini a rullo che si ripetono ogni mezzora così non ce ne vogliono troppi. E se devi andare a Napoli e non vuoi prendere il treno sempre uguale dal 1861, c’è la BlaBlaCar di tipi che devono andarci come te e si assemblano per andarci in compagnia pur non avendo mai preso un caffè insieme. Anzi si può chiedere l’auto collettiva nella quale non ci sia qualcuno che vota sì il 4 dicembre perché non voglio stare a fare discussioni. In nessuna di queste operazioni sono più presenti esseri umani come il taxista, mentre il video a rullo risparmia su operatori tv e compagnia.

 E poi ci lamentiamo. Devi andare in vacanza e vuoi un turismo “esperienziale”: tradotto vuol dire vivere come un abitante del posto. Niente più albergo con la sua aria ingessata di albergo, ora va il B&B, dall’inglese “bed and breakfast”, letto e colazione. Vai on line (neanche una voce, per carità) e prenoti su Airbnb, la società californiana che nacque a San Francisco nel 2007 quando due studenti squattrinati si videro aumentare l’affitto e, non sapendo come pagare, offrirono attraverso Internet un divano letto a qualche cliente di una fiera che si svolgeva in città. Da allora Airbnb ha a disposizione nel mondo un numero di stanze superiore a quella di tutti gli alberghi del pianeta senza possederne nessuna. Ma ora c’è anche una variante, ti offro un posto letto se mi ripari la casa (un citofono che non funziona), oppure in cambio di un concerto rock, o di lezioni di inglese. In nessuna di queste operazioni sono più presenti esseri umani come il portiere o il lift di hotel, quelli delle scuole di lingue, le imprese di servizi.

 E poi ci lamentiamo. Ma ora invece indovina chi viene a cena, c’è il boom dei ristoranti in casa, perfetti sconosciuti che si ritrovano all’annuncio di un privato qualsiasi e magari fanno amicizia, si rimorchia, ci si scambia il bigliettino da visita. Adesioni tutte rigidamente on line, le tagliatelle sono più buone (ed economiche) e poi si sa che da cosa nasce cosa. Ma furoreggia l’autopanificatore. Il baratto sostituisce l’acquisto. Il medico da polso al posto del medico di base. Il selfie al posto del fotografo e della macchina fotografica. Il cimitero virtuale (ancòra on line) dove vai a far visita a nonno Peppino senza andarci. E si paga tutto col telefono. E la app taglia-riunioni. Senza più camerieri, panettieri, ambulatori e compagnia.

 E poi ci lamentiamo. Sono tutti posti di lavoro persi e per ora non recuperati. Abbiamo voluto la vita automatica. Ci ritroviamo una società senza più contatti umani e, chi ce lo doveva dire, con i robot a metterci in cassa integrazione.