Se bastasse uno spray a cambiare il mondo

Venerdì 25 novembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Se bastasse una bomboletta spray. Sul sacro portone dell’ateneo di Bari è comparsa la scritta: “Lasciate ogni speranza/ voi che entrate”. Cretinata, ovviamente. Frutto delle proteste contro il caro-tasse di iscrizione (e l’alternanza scuola-lavoro alla McDonald’s). E proprio al Sud penalizzato dai fondi statali causa le sue tasse più basse non più alte. Cioè il contrario anche del semplice buonsenso, questo sì ben degno di una protesta. Ma lasciamo stare la predica più inutile di un cappotto all’Equatore, sia perché predica sia perché non sono gli anziani a poter lanciare la prima pietra in quanto a loro scritte giovanili. Non dimenticandone una su tutte, tanto per capirci: la mitica “Muro bianco/ popolo muto”.

 Ma il passato sembra non passare mai pur nei tempi stratosferici di Internet. E i tempi dovrebbero aver insegnato che una città deturpata è tutt’altro che una città che si sforza di diventare migliore. Laddove ogni scritta genera più insicurezza che speranza di cambiamento. Dà l’idea di disperazione più che di fermento. Fa venire la voglia cupa di rinchiudersi in se stessi e disinteressarsi più per sopravvivere che per vivere. Se non sono i giovani a capire che città bella significa anche opportunità, lavoro, sogno realizzato, allora non restano che le bombolette. Città bella produttrice di occasioni non solo turistiche. Città bella e attrattiva. Di investimenti, ingegni, studenti appunto.

 Né possiamo stare a fare il confronto sulle scritte, fra padri e figli. Ma è storia che dietro il Kossiga col kappa e il Vietnam libero non c’era soltanto la contestazione. C’era voglia di cambiare il mondo. Fu così il 1968 della rivolta di una generazione. Che sappiamo come è andata, fra chi ritiene che formidabili furono quegli anni e chi invece che formidabili furono quei danni. E chi ritiene che invece di cambiare il mondo, fu il mondo a cambiare loro. L’attacco al principio di autorità ha combinato tanti guai. Il siamo tutti uguali ha ammazzato il merito. Ma caddero tanti tabù. E nacquero coscienze civili come l’ambientalismo e il femminismo compresi altri ismi meno opportuni. Ma insomma dietro le bombolette c’era un’idea più che una diserzione.

 Ora pare che la maniera giovanile più efficace di non stare al gioco è andarsene più che cambiare le regole del gioco. E che non ci sia risposta al “dove andremo a finire?” degli anziani sconcertati pur non riguardando soprattutto loro. Hanno inventato anche il low cost, basso prezzo, per gli aerei che si portino i ragazzi. Lo zaino o il trolley come uniche radici. E le piazze dei cortei si sono inabissate nel web, quell’universo virtuale che sostituisce il reale e nel quale è più facile perdersi che ritrovarsi.

 Il mondo dominato dalla finanza che fa soldi con i soldi invece che con la produzione e il lavoro è la condanna a morte per chi il lavoro lo cerca. Perché cumula e sottrae ricchezza invece di distribuirla. Ineguaglianze. Non sono dannosi i ricchi, sono dannosi questi nuovi ricchi. Negli anni recenti in cui chi più possiede distanziava sempre più chi meno ha, sono esplose nel mondo reazioni giovanili. I movimenti antagonistici, a cominciare da quell’occupyWallstreet che ha avuto in Europa repliche pallide o estreme come i no-global. Ma si è tutto esaurito più scontato di un gol di Messi, anche perché non c’è stata la fantasia del ’68.

 Non c’è stata una visione che andasse al di là degli slogan e del muso duro con le anti-sommossa. Anzi invece del Grande Cambiamento è cresciuta la Grande Strumentalizzazione. I populisti invece dell’Immaginazione al potere. I nuovi antipartiti che hanno approfittato del fallimento della politica per promettere tutto a tutti e chiudere le porte tanto alla democrazia che alla fiducia. Conservazione spacciata per soluzione. Un leninismo dei generali che fanno l’esercito e non l’esercito che fa i generali. Con i giovani utili idioti tanto complici quanto, si teme, delusi.

 Allora partono, vanno in altri posti cercando un’America che non c’è più neanche in America. Certo che ci saranno posti in cui si sta meglio che nel proprio, e non solo meglio dei Sud. Certo che si può tornare alle frontiere credendo che basti rialzarle per crescere e, soprattutto, non condividere. Certo che i politicanti hanno stufato e che serve aria nuova. Che diventa invece nuova autorità, se andiamo da Trump a Putin, da Erdogan al cinese Xi, dalla May al possibile francese Fillon, tutti uomini forti. E meno certo che le formule elettorali prima siano formule magiche anche dopo.

 Nel frattempo i giovani fanno una chiassata davanti all’università come ai vecchi tempi. Ma non azzeccano neanche una rima come cristo comandava negli slogan dei vecchi tempi. Mettono mano alla bomboletta spray e poi magari partono, appunto. Ma andando via, e chissà dove, cade anche l’attesa che possano essere loro a dare una risposta al “dove andremo a finire”. Il cerchio si chiude. E lasciate ogni speranza sia noi che restiamo sia voi che andate.