Questa tv che fa simpatica la mafia

Sabato 26 novembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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E dalli. Nessuno al mondo è riuscito ancòra a capire il perché del successo di tal Pif, altrimenti detto Pierfrancesco Diliberto, 44 anni, palermitano, attore e regista cinematografico, recente autore del film “In guerra per amore”. Laddove racconta di un paisà immigrato in America che si arruola fra le truppe dello sbarco alleato in Sicilia con intento più sentimentale che patriottico: andare a chiedere la mano di lei al padre della sua passione, paisà anch’ella. Aggirandosi per questo fra gli ambienti mafiosi dell’isola. Con risatine varie del pubblico, occorre riconoscerlo. Anzi stigmatizzarlo: perché è proprio riderne e farne ridere il sistema rapido per rendere simpatica la mafia. Facendone un elemento del paesaggio non diverso da tutti noi, insomma cosa nostra (minuscolo). Cioè riconosciuta. Accettata. Tipi che ammazzano e ci taglieggiano ma coi quali si può anche andare a prendere un caffè insieme. E fare battute dandosi pacche sulla spalla.

 I FILM DI PIF Il problema è che, ci permetta Pif, egli è recidivo. Con altre precedenti risatine che hanno fatto dei mafiosi tipi più da scherzo che da orrore. Grazie al suo precedente film “La mafia uccide solo d’estate”, ma guarda un po’, sono anche freddolosi: regaliamogli un Moncler a Natale. Anche sui carabinieri si raccontano barzellette ma tutti li amiamo: ecco il rischio coi mafiosi. E siccome tutti i mali vengono per nuocere, che ti fa questa povera nostra patria? Riprende il film dal benefico dimenticatoio e ne fa addirittura una serie televisiva. Offrendo lo scherzo invece che la condanna a un pubblico molto più vasto. In modo che la mafia non corra davvero più pericoli di isolamento. La banalità del male. L’antimafia che fa più danni della mafia. Alla faccia degli uccisi e di tutte le terre dalle mafie private di futuro.

 Ma non solo. Il povero Pif, magari a sua insaputa, è l’ultimo arrivato nell’Operazione, appunto, Dalli al Sud. Del quale non soltanto generalmente la stampa nazionale parla come cronaca nera, criminalità, servizi che non funzionano. Ma con la tv conquista il Nobel dell’affossamento. Non c’è servizio tv, anche il più benpensante, che non parta con l’immagine di una piazza assolata e quattro vecchi con le coppole. Emigrazione, desolazione. Non solo vanno in giro con un microfono a chiedere ai passanti se hanno visto qualcosa, accusando ovviamente della solita omertà chi è colto di sorpresa e non sa che biascicare (mitico uno che finalmente rispose: e se ho visto qualcosa lo vengo a dire a te?). Ma ora la tv si è specializzata, ha fatto il master.

 DALLA PIOVRA A GOMORRA Già una pezza prima di Pif, le serie tv hanno parlato del Sud solo con robetta come “La piovra”. Grande successo soprattutto per i mafiosi diventati eroi come tutto ciò che tocca la tv, ancorché sconfitti (per modo di dire). Più sconfitto il Sud, cui più che un Michele Placido commissario servirebbe uno Stato che spazzasse i boss invece di chiedergli i voti. Visto che il Dalli al Sud funziona, l’impunita tv prosegue con “Gomorra” fase prima, e poi “Gomorra” la serie. Con una premessa: se è già delicato parlare del male a fin di bene con un libro, figuriamoci farne uno spettacolo come succede a tutto ciò che la tv tocca. E spettacolo non fa rima con indignazione. Attira non respinge. Poi prendi l’attore che nella serie è il più infame, e fallo anche protagonista di un divertente spot pubblicitario: delitto perfetto a favore della camorra.

 Ma il master televisivo in Dalli al Sud deve continuare a dare il meglio di sé. Altra serie, altra corsa. Fiction su Angelo Vassallo di Pollica, il sindaco pescatore (interprete Sergio Castellitto) ucciso perché difendeva il paradiso del Cilento dai cementificatori. Bene, finalmente un eroe meridionale dalla parte giusta, la buonavita. Ma facendolo passare come un caso a sé, un sacrificio personale che non cambia la vergogna di un Sud tutto malavitoso anch’esso. Successo di ascolti ma non di verità.

 Visto che va, si va. Fiction sul commissario Roberto Mancini (interprete Rosario Fiorello) ucciso da un tumore a 53 anni per la sua lotta nella Terra dei Fuochi in Campania. Altro eroe meridionale dalla parte giusta, grazie tv. Ma anche in questo caso un “Dalli al Sud” se non dici mai, ma proprio mai, che l’80 per cento dei rifiuti tossici lì sotterrati provengono da aziende settentrionali che hanno ridotto il Sud a mortale pattumiera. Aziende in accordo con le mafie, delle quali lo stesso Nord poi lamenta l’infiltrazione dalle sue parti dopo aver cominciato a farci affari in comune appunto nella Terra dei Fuochi.

 In questo ambientino, ora arriva Pif con l’ennesimo “Dalli al Sud”. Chissà, forse da palermitano egli tutto vorrebbe tranne che far danni ai terroni come lui. Il fatto è che non è vero che non si capisca il perché del suo successo. Si capisce eccome. Basta dare una certa idea del Sud.