Quelle accuse urlate della campagna elettorale

Venerdì 2 dicembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Qualità della vita delle mie brame, chi è la più bella del reame? Puntuale come la tramontana d’inverno, ecco la prima classifica della serie fine anno. E inesorabile come un gol di Ronaldo, ecco tutte le province del Sud in zona retrocessione dopo quelle del Centro Nord. Con ulteriori margini di peggioramento nelle prossime classifiche, visto che nessun Paese al mondo ne spaccia quanto l’Italia. Ovvio che il Sud se ne vergogni. E così l’obiettivo di quest’arma di distrazione di massa è raggiunto.

 Gli accusatori sono stavolta l’università La Sapienza di Roma e il quotidiano “Italia Oggi”. Parametri considerati: ambiente, lavoro, criminalità, scuola, salute, tempo libero, disagio sociale. Prima Mantova, ultima Crotone. Ora non ci piove che siano gli stessi meridionali a magnificare la vita nelle città del Nord dove tutto funzionerebbe contrariamente che da loro. Chessò: la puntualità dei bus, le cure mediche, le università. Non buttano la carta per terra, non suonano i clacson: roba alla Checco Zalone. Soprattutto il lavoro che lì c’è, altrimenti non si capirebbe una emigrazione mai cessata. Anche se tutto è relativo visto che ora si emigra anche dal Nord per andare altrove nel mondo a caccia, pensa tu, di migliore qualità della vita.

 Lasciamo stare anche la polemica sui parametri, più noiosa di una novena. Con uno come Vittorio Sgarbi a parlare in puro stile sgarbiano di massacro ad opera di menti perverse. E a chiedersi che direbbero i mantovani stessi del loro primo posto se in questi giorni scendesse un tale nebbione in Val Padana da sognare il sole di Crotone. Sgarbi a chiedersi come mai a due passi da Mantova si ha una Ferrara 67ma. Se i cittadini di Rovigo sono proprio convinti che la loro città offra più brividi di Milano. E quale perversione abbia appunto fatto preferire una Comacchio e una Montebelluna ad Orvieto o Spoleto (e Ostuni no?) nella gara per la prossima capitale italiana della cultura.

 La vita delle persone, aggiunge Sgarbi, non si misura in parametri. Specie se noi fortunati abitanti del Paese più bello del mondo (nonostante tutto) scopriamo che un’altra ineffabile classifica non mette nessuna città italiana fa le più vivibili. Per dire: prima Melbourne, poi Vancouver, e Calgary, e Auckland, che il critico d’arte non scambierebbe mai con una Assisi, una Gubbio, anche una Trento o una Cosenza. Delle quali, contrariamente ad Auckland, è sicuro che si possano ricordare una chiesa, un pittore, un vino, una tradizione. Una bellezza.

 E’ la polemica, per la verità mondiale, secondo la quale si deve smettere di parlare solo di Pil, prodotto interno lordo, cioè ricchezza, quando ci sono anche un Fil (felicità interna lorda) o un Bil (benessere interno lordo). Per cui può anche essere che a Matera si viva peggio che a Belluno, ma che a Matera siano più felici. Il Pil misura qualsiasi cosa tranne ciò per cui vale la pena vivere, diceva Robert Kennedy. E tuttavia bando anche agli alibi. Che ad esempio Bari sia salita dal 93mo (su 110) all’81mo posto, non vuol dire che non meriti purtroppo il 91mo per la sua criminalità. Come è certo che il poco lavoro giustifichi le ultime posizioni di tutto il Sud. Tanto da emigrare. Ma soprattutto di vergognarsi di essere meridionali.

 Ma attenzione. Nessuno dei pensosi compilatori di classifiche ne va a fare anche altre. Magari smascherando una verità scomodissima nel Paese a due velocità. E cioè che, nonostante il divario fra Nord e Sud, la spesa pubblica dello Stato per i servizi che fanno classifica continua a essere superiore al Nord rispetto al Sud. E’ il contrario di quanto avrebbe dovuto avvenire se fossero state sincere le assicurazioni che il Sud è in testa ai pensieri dei governi (di tutti, non dell’attuale che comunque un impegno ci mette). Il risultato è che al Sud non sono garantiti quei Lep (livelli essenziali di prestazioni) che dovrebbero essere uguali su tutto il territorio nazionale. Dalla scuola alla sanità, dai trasporti all’assistenza agli anziani. Addio qualità della vita. Quindi Sud cui chiedere scusa, altro che vergogna.

 E’ l’effetto anche di un federalismo-truffa che ha scaricato compiti sui Comuni senza preoccuparsi delle loro condizioni economiche di partenza. E costretto quelli meno ricchi del Sud ad aumentare le tasse senza che sia mai sufficiente per avere servizi al livello di quelli più ricchi del Nord. Un inseguimento che aumenta appunto le distanze nella qualità della vita invece di ridurle. Finché non arrivano le classifiche a lasciare le cose come stanno. Anzi a far crollare l’autostima del Sud. Arma di distrazione di massa per attribuire al pur censurabilissimo Sud le colpe dello Stato.

 Ciò che è peggio è che queste diagnosi mordi e fuggi giustificano un senso di ineluttabilità. Così è e così deve andare. Così la diserzione nazionale si somma al fatalismo meridionale. Così si finisce ultimi in classifica.