Tutti Fantozzi per il posteggio

Sabato 3 dicembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Arrivo, sto trovando un posto. Bisognerebbe metterla in testa all’elenco delle frasi famose. Tenendo conto che il principale incubo dei pugliesi non è il proiettile vagante di due gaglioffi che si sparano tra la folla. Né arrivare con lo stipendio alla fine del mese. Né il lavoro della figlia laureata in Comunicazione ma che non riesce a comunicare che le serve un lavoro. Né che non si sa dove andremo a finire. Ma il principale incubo dei pugliesi è il parcheggio. Anzi fra i principali incubi degli italiani, più del referendum di domani. Anche perché non saremmo italiani se non fossimo il Paese europeo con più auto (606) ogni mille abitanti dopo Lussemburgo e Malta. Quarantanove milioni di auto: un delirio.

 IMPOSSIBILE TROVARLO Trovare un parcheggio non solo è più difficile di una vittoria sei a zero col Barcellona. Non solo è più impossibile di un amore fra Renzi e D’Alema. Non solo è più stressante di una coda all’ufficio comunale. Ma è stato calcolato che si prende almeno il 10 per cento della nostra vita, nel senso che se campiamo 90 anni come Fidel Castro, ne avremo persi 9 nel tentare di posteggiare (poi ci dovrebbero spiegare chi li fa questi calcoli allucinanti). E non parcheggio parcheggio ché non sarebbe niente, ma parcheggio a non più di cento metri da dove dobbiamo andare. Perché altrimenti saremmo svedesi non italiani. Tanto che gli italiani che hanno finora vinto le maratone alle Olimpiadi devono essere il frutto di qualche spermatozoo deformato.

 E non ne parliamo neanche di prendere, chessò, un coso sconosciuto detto bus. Né di chiamare un taxi, che costa come l’affitto di un jet privato. Né di fare il “car sharing”, insomma un’auto in comune, ti dovessi trovare uno che ha mangiato una pizza di cipolle. Al massimo il motorino, e infatti scorazzano in città più motorini che passanti, anche per come li portano: ne hanno paura anche i pali. Andare a piedi, già detto, più offensivo di una stretta di mano di Salvini. Allora non resta che cercare di trovare un parcheggio. In centri urbani nati per le carrozze. E fra isole pedonali che tentano invano di educare gente abituata a tragitti non superiori a quello dalla camera da letto al tinello.

 La caccia al parcheggio è come un itinerario dal nulla verso il nulla. Una tragicommedia. Una fantozzata. Con quattro nemici numero uno più odiati dell’Agenzia delle entrate. Il primo è il posto riservato ai portatori di handicap, le cui strisce gialle sono peggio del rosso per i tori della corrida (ma nonostante questo miracolosamente più o meno rispettate nel Paese in cui le leggi sono un optional per sfigati). Il secondo nemico numero uno è il passo carrabile, più bestemmiato di un autogol. Il terzo è lo spazio riservato ai residenti, nemico per modo di dire visto che non lo rispetta nessuno. Il quarto è la pattuglia di vigili urbani, robottizzata solo per le multe di divieto di sosta visto che se a un metro di distanza due automobilisti si stanno accoltellando, non è compito loro.

 UNA GUERRA CIVILE Ma la caccia al parcheggio ha creato anche tipi umani da riedizione del film “I mostri”di Dino Risi. Il primo è quello che se ti vede con una chiave qualsiasi in mano ti chiede se stai andando alla macchina per fiondarsi al tuo posto. Il secondo è quello che se ti vede fermo in macchina ti chiede se devi andartene specie quando sei appena arrivato. Il terzo è quello che appena adocchia un buco fa schizzare come un Bolt chi gli è a fianco perché vada a posizionarsi: in termini criminali, è il palo. Il quarto è l’imbranato che per parcheggiare in uno spazio da camion crea una coda muggente come una Curva Nord dello stadio. Il quinto è quello che pretende di far entrare il suo Suv in un posto da Smart. Il sesto è quello che va a passo d’uomo incurante dei clacson alle spalle che neanche la basilica di San Pietro a Natale. Il sesto è quello che smadonna come un carrettiere perché uno gli sta dietro tipo Bostik. Il settimo è quello che si agita come un esorcizzato davanti a quella manovra altrui che egli farà cinquanta metri dopo. L’ottavo è quello che ti guarda con ironia mentre fai per la decima volta il giro dell’isolato. Il nono è la signora che arriva sempre sola al ristorante perché lui è andato appunto a cercare il posto. Varie e tutt’altro che eventuali: i motorini che occupano lo spazio di un’auto ed è peggio di uno stupro, le doppie file con la faccia di bronzo del proprietario che arriva come se non fosse a lui, quello della macchina con quattro frecce e presunti due minuti ché ci vuole la Protezione civile per sbrogliare l’ingorgo.

 Ecco perché in Italia il parcheggio non è il parcheggio. E’ una guerra civile non dichiarata. Ad Amsterdam si lamentano per il parcheggio delle loro bici, che sono 800mila quanti gli abitanti. Vengano da noi, capiranno perché l’italiano più felice poi strozza la nonna senza apparente movente.