Tra il Sì e il No il vero vincitore

Sabato 10 dicembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Forse non lo sappiamo ma sono stati due e non uno i vincitori al recente referendum. Anzitutto il No, a valanga. Ma sùbito al secondo posto gli insulti. Roba, scusate il termine, disgustosa. Dando ragione a una fine scrittrice come Dacia Maraini: il linguaggio è un segno, come il paletto che indica il livello dell’acqua che sale. La quale dopo un certo punto non solo allaga, ma porta su la melma. E’ vero che ci sono stati tempi seppur più gentili in cui per un “fellone” si finiva a duello, ma almeno una sciabolata eliminava uno dei due. Ora invece il duello continua all’infinito perseguendo i contendenti il fin della meraviglia, chi volgareggia di più.

GARA DI INSULTI Il fatto è che dare il meglio del peggio è ormai il mezzo più rapido per affermarsi. Per contare. Per diventare qualcuno in società. Per far fare carriera a politici invitati in tv in modo direttamente proporzionale alla loro dotazione di parolacce. Non grida, non offende? Non fa ascolti. Ignorando i moniti seppur untuosi a non dimenticare tempi non così lontani in cui si passava velocemente dalla teoria alla pratica, dal dileggio alla purga. E dalla purga al manganello, se si può dire. 

Nella preistoria della politica italiana era il leghista Calderoli il super-eroe degli sboccati, ora di fronte alle nuove leve non lo inviterebbero più neanche a Telepianerottolo. E francamente se lo merita per la sua palese incapacità di aggiornarsi. E lasciamo stare riferimenti fisiologici penosi come chi ha insinuato che forse il tenore Bocelli si fida “ciecamente” di Renzi (detto da un autore di inni per i Cinquestelle). E chi si è rammaricato per il Sì dell’ex pilota Alex Zanardi perché lo considerava più “in gamba” (un sindaco toscano). Ma per passare alle cose serie ecco il filosofo Massimo Cacciari, il quale ci ha fatto sapere che la riforma era una puttanata, gli faceva schifo ma l’avrebbe votata ugualmente. In molto combattuta gara col Vincenzo De Luca, spiccio governatore della Campania, autore di una memorabile istruzione per l’uso ai sindaci della sua terra: Offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi, ma falli votare Sì.

 Meno gastronomica e più digestiva l’indicazione di voto di Grillo, un fuoriclasse del settore: Quando siete davanti al televisore togliete l’audio e concentrandovi sulle loro facce votate con l’intestino, senza cagarvi addosso. Negli  stessi paraggi colon-retto il suo luogotenente Di Battista detto Diba: L’Italia ha troppe leggi e soprattutto troppe leggi di merda. Roba da varie ed eventuali lo stesso Grillo che addita i votanti del Sì come serial killer, e zoologicamente paragona Renzi a una scrofa ferita.

 TALI PADRI TALI FIGLI Della serie più apocalittica il procuratore generale di Bologna che paragona i sostenitori del Sì ai repubblichini di Salò. E da Latina il presidente locale dei partigiani secondo il quale Renzi è peggio del Duce (più noto come Benito Mussolini). Entrambi sostenuti dal grillino Di Maio che in stile pretino come la sua cravatta paragona il governo di Renzi alla dittatura di Pinochet, scambiato per il dittatore del Venezuela invece che del Cile (quando si dice lo stress). Fino al Salvini notoriamente più brillante di un Perlana e secondo il quale anche Lenin avrebbe votato per il Sì (nessuna replica dall’interessato).

 Francamente non all’altezza di questo circo il Renzi che parla di un’accozzaglia di tutti contro di me, dando l’impressione che per sentirsi in compagnia avrebbe fatto meglio a farsi un cane. Non catalogabile se non come spot turistico il rieccolo Di Maio convinto che vinciamo e gli italiani che sono andati via torneranno in Italia. Al momento non si hanno notizie di ressa alle frontiere.

 Assaggini tanto per gustare le bufale in Rete, ameno posto nel quale dire che può succedere di tutto è più ovvio di uno spumante a Capodanno. Bugie (anzi ora si dice post-verità) come il ritrovamento di migliaia di schede già votate Sì. Come le matite che si cancellavano. O come Agnese Renzi moglie del Matteo che avrebbe votato No contro il marito, aprendo torridi scenari da Novella 2000. Buontempona come il marito Brunetta (quello che parlava di schiforma costituzionale) la signora presunta sostenitrice dei Cinquestelle. Contorno vario di sparse accuse di associazione mafiosa, falso in atto pubblico, alto tradimento, furto aggravato, truffa, corruzione seminate di qua e di là.

 Di sicuro non c’entra niente. Ma nei giorni scorsi i genitori di uno studente di Palermo messo fuori aula dalla professoressa perché disturbava sono andati dalla professoressa e, invece di ringraziarla, l’hanno pestata. Neanche insultata. Qualche moralista della domenica ha detto che non dovremmo allora meravigliarci se in tutto questo ambientino nazionale poi i nostri figli fanno i bulli. Ma che dice mai, questo è proprio un imbecille trinariciuto (arriscusate il termine).