Per il Sud una nuova regina di Francia

Venerdý 16 dicembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Se non hanno più pane, che mangino brioche. Nulla sembra cambiato in oltre due secoli dalla celebre frase della tragica regina Maria Antonietta di Francia. La rabbia del Sud affossa il referendum con un clamoroso “No”, e che ricompensa ha? Un ministro per il Mezzogiorno. E senza portafogli, cioè senza un euro in più su quanto già previsto ma con i costi in più di una nuova burocrazia. Euro non per assistenza, ma per gli investimenti crollati alla metà in sette anni. Mentre la recessione ha portato via dalle tasche il 12 per cento del reddito. E ci vorranno vent’anni per tornare solo ai livelli del 2007 ma crescendo del 2,7 per cento all’anno, più improbabile di una camminata su Plutonio.

 Premessa: il ministro De Vincenti è persona capace e degnissima, uno fra l’altro che negli ultimi tempi è stato più al Sud che a casa sua. Ma se bastasse un ministro per far uscire il Sud dalla più grave crisi economica dall’unità, santo sùbito bisognerebbe farlo. Non si hanno però ricordi di santità di predecessori. E neanche un santo potrebbe lavare il senso di colpa di chi non ha capito cosa bolliva nel gran ventre del Sud, scoprendolo poi il 4 dicembre. Chi ha raccontato una realtà inesistente non accorgendosi che quasi metà del Sud rischia la povertà mentre si attendeva sviluppo e lavoro.

 Altra premessa, prima che i troppi dottor Sa Tutto gridino al disfattismo per continuare a confondere, appunto, pane e brioche. In questo suo lungo incubo il Sud ha mostrato una resistenza che la dice tutta sulla sua voglia di reagire più che di abbandonarsi. E’ primo nella nascita di nuove imprese. E’ primo nell’incremento delle esportazioni (grazie soprattutto alla Jeep Renegade prodotta a Melfi). E ha tante eccellenze dalle quali occorrerebbe ripartire se solo lo Stato facesse la sua parte dotandolo di mezzi pari a quelli del resto del Paese.

 Ma mettiamo anche che i meridionali siano una razza inferiore da far venire l’orgasmo a quel lestofante di Lombroso. Difficile però sostenere che una fra le dieci potenze del mondo abbia fatto il possibile per risolvere una volta per tutte il più grave problema della sua storia. Tanto da far sospettare che se non ci fosse un Sud così debole non ci sarebbe un Nord così forte. E rinunciando così sull’altare della interessata diseguaglianza alla possibilità che tutto il Paese crescesse di più. Che diventasse una Germania puntando semplicemente sul Sud, come non solo la Banca d’Italia predica da tempo.

 Sembra già di ascoltare il Salvini di turno: con tutti i soldi che vi abbiamo dato. Complici anche meridionali più in malafede che informati. Rassicurandoli che nessuno vuole nuove Casse, non fosse altro per non ripetere l’inganno di ipotetici soldi in più e invece sempre meno che altrove. Aspettandosi invece il Sud che una politica nazionale, cioè per tutti, lo trattasse alla pari, se proprio è più improponibile di una abolizione del Natale che lo considerasse l’unico mezzo per ripartire. Cioè la soluzione a portata di mano per l’insolubile questione italiana, non solo meridionale.

 E però. Divario col Centro Nord salito al 44 per cento (che si colmerebbe solo nel 2124 ma se il Sud crescesse leggermente più di loro). Reddito dei meridionali metà di quello degli altri: abissale ingiustizia. E poi, ultima legge di bilancio, 46 miliardi dal Fondo di coesione. Ma poi scopri che solo 2,6 si potranno spendere nel 2017, il resto rinviato al 2020 e seguenti perché bisogna rientrare dal debito. Altro che investimenti: ulteriore ritardo per la ferrovia ad alta capacità (cioè semplicemente doppio binario, pensa tu) Napoli-Bari-Lecce-Taranto. Mentre ne cancellano altre qua e là. A proposito di ferrovie: tagli di nastri e cotillons per la prima corsa dell’alta velocità Taranto-Potenza-Salerno-Milano. Finalmente il Frecciarossa anche al Sud, Cristo non si è più fermato ad Eboli. Ma fino a Salerno l’alta velocità va a 70 all’ora, tipo vespino. Non consentono di più i binari che lo Stato deve aver dimenticato di ammodernare. E l’esperimento durerà un anno, con spesa da parte della Regione Basilicata di 3,17 milioni di euro. Perché non c’è un diritto dei pugliesi e dei lucani di viaggiare come nel resto d’Italia, se vogliono devono pagare. Diversamente italiani.

 E poi quel tormentone della qualità della vita. Con Milano, per dirne una, che in una classifica di un paio di settimane fa era al 56mo posto (che figura) e ora in una nuova sale al secondo, forse grazie a sant’Ambrogio. Ma con le città del Sud in coda prima e dopo, coerenza. Qualità che significa soprattutto meno servizi e meno efficienti, dalla sanità alla scuola. Lo sa anche il Sud. Ma senza che nessuno dei severi compilatori vada a vedere perché. Elementare: perché la spesa pubblica dello Stato appunto per questi servizi è maggiore al Centro Nord che al Sud. Quindi il Sud non dovrebbe vergognarsi, ma ricevere scuse. Nell’attesa, si prende un ministro del Mezzogiorno.