Basta il pensiero ( il regalo - truffa )

Sabato 17 dicembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Siamo stati buoni finché su Facebook non è partita la parola d’ordine: “Auguri di buon Natale se non ci vediamo”. E’ sicuro che non ci vedremo, anzi sotto sotto ce lo auguriamo. Ma si è così avviata la macchina della retorica che sta al Natale come gli scudetti di calcio stanno alla Juventus. A cominciare dal senso di colpa primordiale, non è che ancòra una volta confondiamo il sacro del Natale col profano? Insomma il consueto dubbio se non stiamo passando come sempre dal mistico al consu-mistico. Un’ombra che ci attraversa alla velocità della luce mentre fra depressione da feste in arrivo, rassegnazione da riti da affrontare, allegria da luminarie stradali ci accingiamo a rispettare il primo comandamento in materia: il regalo.

 FEBBRE DI NATALE E’ vero che la crisi ci ha fatto venire più mal di testa di una dichiarazione di Di Battista. E’ vero che la furbata di aspettare i saldi dal 27 ha spostato gli acquisti ai minuti di recupero quando stiamo ancòra col ruttino del cenone. E’ vero che basta con questa corsa ai negozi, ché stanno da pagare le bollette e non è più aria. E’ vero che quest’anno né voglio né voglio dare niente. E’ vero che non ne possiamo più della macchina in terza fila coi lampeggianti e l’incubo dei vigili che invece di pensare al traffico stanno solo a fare multe. E’ vero che proprio mentre ti stai fiondando scannato da un negozio all’altro ti arriva la telefonata di uno che non senti da 20 anni e proprio mo’ si doveva ricordare. E’ vero che ogni anno ti riprometti di anticipare tutto a ottobre e finisci sempre un nanosecondo prima di metterti a tavola. E’ vero tutto questo. Ed è vero che chi non lo pensa è più bugiardo dell’allenatore che dopo la sconfitta dice di essere contento della sua squadra. Però è anche vero che resiste più immortale di Camilleri il piano B: basta il pensiero.

 “Basta il pensiero” significa prima cosa che capita. Insomma un regalo pur che resti agli atti che te l’ho dato. E sfido uno per uno i sei miliardi di umani al mondo a dire se non pensano che “prima cosa che capita” significhi fretta di toglierti davanti più che gioia di regalare. Un distacco più che un avvicinamento. Un addio più che un buongiorno. Un muro più che un ponte. Ovvio che così si rischi anzitutto di beccarsi la consueta inutileria, i cui negozi sono sempre i più affollati senza che nessuno abbia mai capito cosa vendano. Per non parlare di quelle cineserie capaci di tutto, soprattutto di non funzionare al momento opportuno.

 Ma col bastapensierismo imperante la donna rischia il profumo col quale non si profumerà mai neanche a un funerale. E l’uomo la cravatta proprio appena ha deciso di passare alle camicie senza collo. Quando, se vogliamo dirla davvero, una cosa è il dono di Natale da mettere sotto l’albero come un arredo perché fa scena, altra cosa il regalo che dovrebbe parlare di chi lo dà, presupporre una relazione, svelare una emozione, sancire una affinità elettiva alla Goethe (un po’ di cultura non guasta). Ma il Natale è anche così: dal dono di una nascita al pacco-dono, dalla magia alla ipocrisia.

 ATTENTI ALL’AMERICA Per non dire di peggio, il Bambinello davvero ci perdoni tutti. Svergognate modernità incombono per la serie come sbrigarsi con poco dando a vedere di tenerci molto. L’ultima moda arrivata dalla solita America (ora per giunta quella di Trump) si chiama “upcycling”, che tradotto significa arte di dare un aspetto diverso e un valore maggiore a oggetti già utilizzati. Insomma cose vecchie spacciate per nuove. Tipo vestiti vintage, come dicono quelli chic col mignolo alzato. Cui abbocchiamo come tordi, non immaginando il mostro commerciale che ci sta dietro: insomma il business, altro che affare (anzi proprio affari: loro). Tipo la riscoperta dei dischi in vinile. Che non è solo quanto sono belli i vecchi dischi, ma tutto un apparato che se ne frega della nostra nostalgia pensando soprattutto a vendere anche il giradischi che avevamo ma abbiamo messo nottetempo accanto al cassonetto dei rifiuti in strada. E via dicendo e cantando. Perciò in guardia se vi vedete arrivare a casa un tavolinetto tanto green (verde ecologico) e magari 2.0: è una cassetta della frutta di cui non sapevano che fare.

 “Upcycling” figlio degenere della madre di tutte le truffe nataloidi: il riciclo. O, pardon, il “re-gifting” come dicono gli americani medesimi. Inutile stare a spiegare come si fa a ri-piazzare in giro il vaso di similcristallo ricevuto dal tipo cui avete fatto un favore. Occorre una confezione non ciancicata, che ci sia il cartellino, se è un paté di tonno occhio che non sia scaduto, se è un libro almeno non ci sia la dedica a se stessi. Si calcola che da santo Stefano in poi siano quasi tre milioni gli italiani impegnati nell’operazione. E che non ci sia nessuno indenne dal “chi la fa l’aspetti”. Ma si dice che l’economia deve girare, e non solo l’economia.