Meridionali, andiamo tutti a Napoli

Venerd́ 24 Giugno 2011 ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

E’ come se, per il terremoto dell’Aquila, il resto d’Italia avesse detto: che ce ne importa, la prossima volta facciano case antisismiche. E’ come se, per l’alluvione in Veneto, il resto d’Italia avesse detto: che ce ne importa, la prossima volta non costruiscano nel letto dei fiumi. E’ come se, per il treno esploso in Versilia, il resto d’Italia avesse detto: che ce ne importa, la prossima volta vadano in auto. Così la tragedia della spazzatura a Napoli. Con l’illusione che la brutta figura la faccia solo Napoli e non tutta l’Italia. Sapendo che ad opporsi all’aiuto a Napoli è la Lega Nord che governa l’intero Paese, non solo il Nord. E impone soluzioni-truffa.
 Invece di liberare i napoletani della peste della monnezza, si cerca di punirli perché hanno votato sindaco De Magistris. Invece di sbarazzarsi di un incubo di putrefazione che fa il giro del mondo, si cerca di lasciarlo lì per riconquistare il proprio elettorato drogato di antimeridionalismo. Invece di ripulire la terza città italiana anche dal potere marcio della illegalità, si chiede in cambio di avallare la illegalità degli allevatori nordici che non vogliono pagare le multe sul latte. Coi 150 anni dell’unità d’Italia celebrati soffiando sul fuoco della disunità di una società rancorosa, incattivita, incivile. Una società istigata alla paura e all’egoismo. E a rifiutare chiunque come un rifiuto. Il rifiuto non è il sacchetto in strada, è il meridionale e napoletano.
 Del resto, “napoletani” erano apostrofati tutti i meridionali dopo l’annessione. Anzi “napo”. E “affricani” con due effe. Eppure c’è un’Italia diversa. E’ l’Italia delle parrocchie che ospitano i poveri e vanno ad aiutare gli anziani. E’ l’Italia che va a donare un sorriso ai bambini nei reparti pediatrici oncologici. E’ l’Italia che a Lampedusa si butta in mare per soccorrere gli immigrati. E’ l’Italia che accorre nel terremoto dell’Aquila, nell’alluvione del Veneto, nella sciagura della Versilia. Manca ancòra all’appello l’Italia che ridia dignità a una città bellissima mortificata dal malgoverno e dalla malavita che sfregia la buonavita.
 L’intelligenza di Adriano Sofri ha colto sùbito il senso della sollevazione morale dei meridionali e del loro appello: andiamo tutti a Napoli. Andiamo e portiamoci via ciascuno due sacchetti. Saremo gli angeli della monnezza come i giovani di tutto il globo furono gli angeli del fango quando la bellezza universale di Firenze rischiò di scomparire sotto l’Arno. Sarà un modo meridionale di reagire con la solidarietà alla indifferenza, con la mano tesa alle porte chiuse.
 C’è, nella disgraziata città di Casoria regno della camorra, un imprevisto e incredibile museo di arte contemporanea. E c’è in quel museo una struggente Madonna della Monnezza, col suo bambino in braccio fra i sacchetti. Quella Madonna ricorda che la croce del mondo oggi si annida in tanti luoghi attorno a noi. Perché oggi è più semplice amare l’umanità che il proprio vicino. E se, con Carlo Levi, la rivoluzione non è un’ideologia ma un fatto, e se ci vogliono i segni per realizzare i sogni, allora i meridionali che vanno tutti a Napoli saranno questo segno, e il sogno di un Sud che non abbassa la testa.
 Una Patria deve essere anche Matria, amare allo stesso modo tutti i suoi figli. E il dolore di uno deve essere adottato da tutti. Altrimenti meglio la franchezza della disunità che la retorica dell’unità. E allora non sorprende il boicottaggio dei prodotti e dei servizi del Nord proclamato dagli albergatori di Positano. Non sorprende il ricordo che almeno il 60 per cento delle merci settentrionali sono acquistate dal grande e garantito mercato del Sud. Non sorprende il ricordo che il Sud è stato prima terra di conquista, poi limone da spremere, poi discarica di tutti i rifiuti tossici e radioattivi del Nord e ora zavorra. Non sorprende il ricordo che il termovalorizzatore di Brescia smaltisce i rifiuti della Svizzera e non vuole quelli di Napoli. Non sorprende il ricordo che Milano nelle stesse condizioni di Napoli fu soccorsa nel 1995 dall’Emilia Romagna del presidente Bersani.  
 Viene prima il tempo delle soluzioni, poi della caccia alle responsabilità. Da distribuire fra le amministrazioni di destra e sinistra a Napoli, che forse solo dall’emergenza continua hanno ottenuto il continuo afflusso di denaro e il lavoro ai disoccupati. Fra le inadempienze dello Stato nella lotta alla criminalità che ha riempito di discariche avvelenate tutto il territorio. Fra le sospette inefficienze del termovalorizzatore di Acerra, che consentirebbe di ripulire Napoli, che non funziona mai e che, guarda guarda, è stato mal costruito da imprese settentrionali, anzi padane.
 Troppe cose a Napoli non quadrano. Compresa la bandiera del male che conviene tenervi issata per continuare a trattare tutto il Sud allo stesso modo. Per questo il grido è: meridionali, a Napoli, a Napoli.