Tutto ai saldi anzi, non tutto

Sabato 31 dicembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Abbiamo il piacere di comunicarti  che da domani i possessori di “Carta Club” potranno usufruire di sconti fino al 50 per cento in negozio e on line digitando pre-sale. Se a qualcuno non è arrivato questo messaggio sul cellulare, è un eremita che vive in una grotta sul Tibet. Non abbiamo fatto in tempo a digerire cenoni da schiantare un ippopotamo, e non abbiamo fatto in tempo a scartare regali più inutili di un ghiacciolo al Polo Nord, che è partito il richiamo irresistibile dei saldi prima dei saldi (pre-sale, in inglese, vuol dire questo). E se il 27 scorso c’era in strada più gente della Vigilia, erano tutti gli accalappiati dal messaggio fra di loro più guardinghi di un portiere con Higuain. O erano i cambisti di regali, e non solo quelli inutili. Tanto che ora ce li vendono col cambio incorporato, non scontrino ma ricevuta di cortesia. Perché chi li riceve possa andare a prendere la taglia 50 invece della 48 come strascico delle feste. O andare a prendere un cellulare che non serva solo per far giocare i bambini della materna come quello trovato sotto l’albero.

 UN NUOVO CONCORRENTE Le regole fondamentali dei saldi sono tre. La prima: i commercianti si lamentano degli affari in calo rispetto alle precedenti edizioni (non si è mai conosciuto commerciante che non si lamenti del calo degli affari). La seconda: i commercianti litigano con gli altri commercianti che avrebbero cominciato prima della data ufficiale, anche se è più facile trovare un diamante rosso che capire chi di loro dice la verità. La terza: chi acquista scopre di aver avuto bisogno di cose delle quali non aveva bisogno. Tranne poi andare ad esibirle a parenti e amici come prova della sua bravura. Così si svolge ogni anno (anzi due volte all’anno) il Rito dei Saldi che è un po’ come la vecchia Dc: tutti la criticavano e tutti (o quasi) la votavano.

 Lasciamo stare i commercianti medesimi. Fra chi è convinto che, più che i saldi, servano le promozioni, tipo quelle paghi uno e prendi due, e tutto l’anno non solo a luglio e a gennaio. E chi è convinto che senza i saldi il lamento sugli affari in calo sarebbe più straziante di un autogol della propria squadra. Magari non capendo sia gli uni che gli altri perché acquirenti più sospirati di una vincita al Superenalotto non spendano più né prima di Natale perché poi ci sono i saldi, né poi durante i saldi. Perché hanno già speso senza il messaggino sul cellulare, senza le code, senza le uscite furtive da travestiti per non fare brutta figura con quelli del burraco (non meno travestiti anch’essi). Hanno speso in negozi che non aspettano né saldi né promozioni ma sono aperti 365 giorni all’anno (366 nei bisestili), 24 ore su 24 e a prezzi più convenienti. Si chiama commercio elettronico: hanno comprato in Internet.

 Commercio elettronico che corre a velocità doppia rispetto ai negozi in carne e ossa. E che soprattutto nell’abbigliamento beneficia di una caduta di gusto planetaria. Beneficia anche della ancòra più planetaria perdita delle differenze, chessò, fra un maglione e l’altro. Anzi è ormai preistorico il tempo in cui si vedevano in giro giapponesi che fotografavano di tutto per imitare di tutto. Ora soprattutto le signore si aggirano fra gli scaffali col cellulare non solo per inviare la foto della gonna alla migliore amica per un parere. Ma anche per consultare immediatamente Internet e capire se in un altro negozio qualsiasi del mondo la danno al 20 per cento in meno. Poi ci pensa un drone a recapitartela a casa in tempo per la festa al circolo.

 MILLE AMERICANATE Che sia roba all’americana, è più sicuro dei desideri di tremenda vendetta di Renzi. Si chiama “info-shopping”. Americani capaci di tutto: sia di esportare ogni loro uso sia di eleggere Trump presidente. Gli americani dai quali abbiamo già ricevuto l’ormai mitico “Black Friday”, che all’inizio sembrava un film dell’orrore ma era semplicemente un Venerdì Nero di sconti per tutti: tanto che i loro negozi quel giorno di fine novembre non sono più negozi ma ring in cui per avere la meglio devi essere Muhammad Alì. Per ora non ci è arrivato ancòra il “Cyber Monday”, che non è un film di fantascienza ma un Lunedì On-Line in cui recuperare via Internet le occasionissime mancate del Venerdì.

 Ma gli americani hanno anche inventato il “Buy Nothing Day”, giorno di astensione dagli acquisti per evitare di sommergere la terra con rifiuti come scatole e confezioni. Gli stessi americani che ci hanno già esportato Halloween, quella cosiddetta festa durante la quale i nostri bambini vanno in giro dicendo “dolcetto o scherzetto” senza neanche sapere perché sono nati. E li fa travestire da vampiri altrimenti hanno il trauma. Staremo buoni finché gli americani non ci esporteranno il loro “Thanksgiving’s Day”, il Giorno del Ringraziamento durante il quale mangiano il tacchino. Per intanto, va’, chi non salda è perduto.