Miei cari italiani linguaccia nostra

Sabato 14 gennaio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

“Con la presente sono ad avvisarVi che, facendo seguito alla riunione intercorsa e in seguito dell’espletamento dei lavori di ristrutturazione, ho provveduto a quotizzare le spese concorsualmente e protocollarle ex nunc nell’incartamento afferente”. Se qualcuno ritiene che il gelo di questi giorni abbia lesionato il cervello del Guastafeste, si sbaglia. Il testo virgolettato è solo un piccolo esempio di assassinio della lingua italiana. Stavolta in versione condominiale. Con l’aggravante che il suo autore ne sarà orgoglioso come se avesse scritto i Promessi Sposi. Ma questi delitti da far invidia a un giallista si ripetono ogni volta che apriamo bocca. E senza che ci facciamo più caso, tanto siamo ormai linguisticamente incapaci di intendere e di volere. Siamo come quel Gioacchino B. di Woody Allen: balbuziente. Ma non quando parlava, quando scriveva.

 QUASI ANALFABETI Modestia a parte, essendo noi un popolo fra i più ignoranti d’Europa, non dovremmo, come dicono i napoletani, darci scorno. Solo il 20 o il 30 percento di noi è in grado di capire l’avviso di una banca o le istruzioni di un medicinale, ancorché scritte in banchese e in medicinalese. Il restante 70 per cento è semi-analfabeta: guarda e ascolta ma non comprende. Tanto che i linguisti si sono così platealmente arresi da dire, io speriamo che ve la cavate, e amen. Del resto, quello italiota è anche il popol che, nonostante tutto, è capace di farsi capire da tutti pure in Patagonia. Fuoriclasse alla Cristiano Ronaldo nell’esprimersi a gesti come primitivi.

 La prima dichiarazione di resa incondizionata è quella del congiuntivo. A dire fatene quello che volete è stato il prof. Sabatini, presidente emerito dell’Accademia dalla Crusca, tribunale supremo ormai a difesa delle macerie. Congiuntivo più in disuso di una carrozza a cavalli. Tanto che da ora in poi, se diciamo “credevo che stava”, è corretto quanto “credevo che stesse”. Anzi ci diamo meno arie e ci facciamo capire (si spera) anche dal signor Vitino di sopra. Non facciamo gli schizzinosi perché la lingua si evolve, ha detto il prof. Sabatini chissà se più convinto o più agonizzante. Eppure il congiuntivo non contiene olio di palma.

 Resa totale anche verso un oggetto misterioso detto anacoluto, tipo: I giornalisti, è il loro mestiere (anche Manzoni scriveva: Il coraggio, uno non se lo può dare). E ingloriosa luce verde per i pleonasmi (aiuto), tipo: A me mi piace. Neanche più il caso di discutere per un “lui” e una “lei” invece di egli e ella, che fanno ridere e già dal Duecento non stavano troppo bene. Così come a Giada e Stella gli servirono un caffè, dobbiamo accanirci con un servirono loro? Con un appello alla pietà, il prof. Sabatini ha solo pregato di abolire il “piuttosto che” invece che “piuttosto”, “la telefono” invece di “le telefono”, “location” come quelli di Radio Secondo Piano dicono invece di luogo. Il punto e virgola finito a “Chi l’ha visto?”. Neanche una prece per il passato remoto, noi che non ricordiamo ciò che abbiamo fatto ieri. E il trapassato remoto è più antiquariato di un Luigi XVI.

 COME NELLE CAVERNE Perché mi dici ciò?, come il tormentone della trasmissione “Drive in”. Te lo dico perché in codesto (!) Paese, dopo la scuola media, l’italiano è più abbandonato di un pantalone con la riga. E perché se diciamo, Saluti dalle pernici del Monte Bianco, nessuno andrà su Google a vedere se per caso i saluti non provengano dalle pendici. Né se le idee mie e tue siano agli antipodi e non agli antilopi. Dovremmo aprire una paralisi (pardon, parentesi) per ricordare che i bambini ci guardano, anzi ci ascoltano: nei loro primi anni di vita imparano dai grandi una parola ogni sette minuti, e in questo ambientino stanno freschi. Ma nessun problema visto che Trump è stato eletto presidente americano perché durante la campagna elettorale ha parlato come un bambino di dieci anni.

 Ci verrebbe voglia di andare in pensione e non solo dall’italiano. Per chi davvero ne abbia/ha intenzione, ecco le istruzioni: “In virtù di quanto disposto da…, come novellato dalla legge…i requisiti necessari sono…tenendo conto che…l’articolo 2, comma…ha statuito che il limite ordinamentale per il collocamento a riposo d’ufficio costituisce il limite non superabile se non per il trattenimento in servizio o per consentire all’interessato di conseguire la prima decorrenza utile della pensione ove essa non sia immediata”. Quando si dice neuro-deliri.

 E’ stato aperto un concorso per capire, alla luce di quanto su ordinamentato, quanto uno in pensione potrà andarci. Ma bando a gufi e disfattisti secondo i quali la lingua è ciò che ci differenzia dalle scimmie. Ricordando che, in fondo, di questa lingua non sappiamo che farcene, visto che ora parliamo con gli emoticon altrimenti detti faccine. Un ritorno alle caverne, dove per esprimersi disegnavano sulle pareti.