Per il Sud facciamo qualcosa e coś sia

Venerd́ 8 Luglio 2011 ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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La solita parola d’ordine è: voi meridionali vi dovete dare da fare. Anzi: vi dovete rimboccare le maniche. Meridionali che non sanno più quante maniche si sono rimboccate finora. Ultima versione col federalismo fiscale: così imparate a fare da voi stessi, a  governarvi con responsabilità. Peccato che il federalismo fiscale cominci a stare sulle scatole agli stessi leghisti, visto quanti aumenti di tasse sta già disseminando. E siccome il governo le sue tasse non le può diminuire perché bisogna pagare i debiti, e Regioni e Comuni avranno sempre meno dallo Stato, chissà quante altre tasse sono in arrivo. Con la caccia forsennata nelle tasche della gente: a cominciare dalle multe.
 Ovvio che il più danneggiato sarà ancòra il Sud, condannato da sempre a vivere di Stato. Perché da sempre l’illusione, anzi l’inganno, è stato la locomotiva: facciamo correre la locomotiva del Nord, e vedrete che il bagaglio appresso seguirà. Presa in giro non solo italiana, ma anche europea. Col Sud sempre messo dietro la lavagna per punizione: non spende i fondi europei, è troppo inetto per aiutarlo. Poi si scopre che è l‘intera Italia a non spenderne più del 12 per cento. E poi si scopre, udite udite, che è l’intera Europa a non spenderne più del 25 per cento. C’è del marcio da qualche parte.
 Morale. E’ clamorosamente fallito ogni tentativo italiano di ridurre il divario fra le due Italie, quand’anche ce ne fossero stati di seri al di là della locomotiva. Ma è fallito anche ogni tentativo europeo, e non solo per l’Italia. Tranne poi tacciare il nostro Sud di saper soprattutto piangere. Anzitutto complicatissime le procedure, tanto che gli unici ad ingrassarsi sono stati gli esperti in procedure. Poi non è che si possa dire: facciamo un progetto, mettiamo una nuova fabbrica, e ce la facciamo finanziare. Ci vuole la percentuale dei privati, e spesso non c’è una lira. Ma ci vuole anche la percentuale dello Stato, e meno che mai c’è una lira. E poi i tempi biblici, uno magari vuol produrre sedie e quando finalmente può cominciare nessuno si siede più.
 Poi questa spesa europea quasi mai si è aggiunta a quella normale dello Stato, quindi danno e beffa. Sappiamo cosa avviene negli assessorati: non c’è una lira ma vediamo di ricavarla dai fondi europei. Che così vanno a finanziare anche festival e sagre, insomma ciò che francamente non crea sviluppo ma fa campare qualcuno. Il meccanismo dei “qualcosisti”, vediamo di fare qualcosa, almeno così avremo accontentato il Sud prendendocene i voti. Ma di “qualcosismo” in “qualcosismo” il Sud è sempre rimasto come prima. Anzi peggio.
  Vedi questa faccenda degli incentivi alle aziende perché, esempio, assumano o comprino una macchina più moderna. Nessuno va a controllare se l’assunto non è sbattuto fuori un anno dopo. E comunque, non si assume uno perché qualcuno dà i soldi per farlo, si assume perché il mercato chiede di produrre di più. Così gli incentivi non sono quasi mai utilizzati per crescere, ma per ridurre i debiti con le banche, o non farne altri. Finiti gli incentivi, tutto daccapo. Col consueto disco rotto: al Sud diamo soldi che il Sud spreca.
 Al Sud servono strade o treni o aerei che non ne facciano arrivare in ritardo le merci rispetto alla concorrenza. Servono banche che non facciano pagare più interessi perché le banche rischiano di più: ma rischiano di non vedersi restituire il prestito quanto più fanno pagare interessi più alti. Al Sud serve un’amministrazione che non faccia aspettare una vita per visti e firme. Al Sud serve una politica che non faccia combutta con la criminalità per vincere le elezioni, sia a destra che a sinistra. E oltre che catturare qualcuno fra i trenta più ricercati della mafia e della camorra, al Sud servono più carabinieri per proteggere dagli estorsori e più magistrati per condannarli.
 Al Sud cioè non serve “qualcosa”, servono queste cose. Serve cioè esattamente ciò che non si fa. Servirebbe anche un Nord meno gretto per capire che continuerà a crescere dell’uno per cento l’anno, in pratica a rimanere fermo, se non cresce anche il Sud che può dare l’accelerata a tutta l’Italia. Ma è improbabile che ciò avvenga con un Bossi che alimenta ogni rancore, dal no agli insegnanti meridionali al no ai rifiuti di Napoli.
 Napoli è Italia, piaccia o non piaccia a chi cerca con miopia solo i voti a ogni costo, anche mangiando sacro spezzatino d’orso come hanno fatto i “padani” in questi giorni. Senza capire che il mondo dei grandi numeri se ne farebbe un solo boccone della Padanietta. E senza capire che gli altri Paesi capaci di guardare al di là del proprio nasone hanno capito che è interesse di tutto il Paese che cresca di più quella parte che cresce meno. Anzi un diritto e un dovere. Ma il nasone di Bossi è sordo. E così l’Italia delle mezze tacche sprofonda nel suo medio evo credendo di poter galleggiare in eterno.