L’hamburger che conquistò il Globo

Sabato 21 gennaio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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THE FOUNDER – di John Lee Hancock. Interpreti: Michael Keaton (Ray Kroc), John Carrol Lynch (Mac McDonald), Nick Offerman (Dick McDonald), Laura Dern (moglie di Ray), Linda Cardellini (seconda moglie di Ray). Biografico, Usa, 2016. Durata: 1h 55 minuti.

 

Ogni giorno 68 milioni di clienti entrano in uno dei 36 mila ristoranti McDonald’s sparsi in 120 Paesi del mondo per ordinare uno dei 650 milioni di Big Mac venduti all’anno, assieme a 5 milioni di chili di patatine fritte. In Italia, nel 2016, ne sono stati aperti altri venticinque. Se cerchiamo un simbolo del capitalismo (e, se vogliamo, dell’imperialismo) americano, ebbene eccolo, con i suoi archi dorati in concorrenza con l’altrettanto famoso marchio della CocaCola. Conoscerne la storia è capire come e perché gli States siano (o siano stati) la Terra promessa di chiunque abbia un’idea e sufficiente coraggio per raggiungere il successo. Anzi, perseveranza.

 Per la verità, bisogna essere anche un po’ gaglioffi. Quasi a dar ragione a quel filone di Honoré de Balzac secondo il quale dietro a ogni successo c’è, appunto, un reato. McDonald’s era un chiosco di due fratelli di quel nome a San Bernardino, California, cioè nel nulla. Fratelloni secchioni e babbioni ancorché geniali i quali si inventarono il fast food: mangiar veloce, poco prezzo, buona qualità. Tutto il contrario dei vecchi “drive in” dove dovevi aspettare ore. Finché a San Bernardino non capitò un mezzo fallito venditore di una macchina per fare cinque frappè a volta.

 Ma questo Ray Kroc aveva la visionarietà (e la ferocia) che mancava ai due fratelli. Ai quali si appiccica in affari cercando di schiodarli dal loro piccolo mondo e di fargli capire che il loro tesoro doveva avere un solo destino: espandersi in tutto il Paese. Filiali. In pratica, l’invenzione del franchising. In modo incalzante e solo un po’ scolastico, il film racconta l’irresistibile (e contrastatissima) ascesa del Mc nel Paese. Soprattutto racconta il banditesco sistema col quale alla fine l’avventuriero Kroc scippa il marchio ai due. Fino a definirsi “The founder”, cioè il fondatore che non era stato.

 Il regista sembra non prendere posizione sul personaggio, al quale Michael Keaton dà vita con una nervosa e sulfurea prova da Oscar. Gira e gira, Kroc viene però fuori sgradevole quale è. Moralismo fuori luogo, se si pensa che senza di lui McDonald’s non sarebbe mai diventato McDonald’s, restando un chiosco dove morì Cristo. Questa l’intuizione che resta alla storia. E del resto l’appropriazione indebita non deve essere un’eccezione laggiù, se si ricorda l’accusa dei due gemelli Winklevoss a Zuckerberg di avergli soffiato l’idea di Facebook.

 Chissà che qualcosa del peccato d’origine ben mostrato dal film non sia rimasto, visto quanta ipocrisia intellettuale continua ad accompagnare ovunque quella grande “M”, quella chiesa laica che ha cambiato il nostro stile di vita non solo a tavola. Con scandalo ora che è arrivata anche in Vaticano. E ricordando che in un posto chiamato Altamura la focaccia nostrana la costrinse a filarsela. Ma c’è qualcuno disposto a giurare di non  aver mai avuto a che fare, chessò, con hamburger e ketchup?