Viva il 6 politico abbasso il merito

Sabato 21 gennaio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Riforma della riforma che aveva riformato la riforma. Non è un esercizio di dizione tipo la poesia metasemantica “Il lonfo” recitata da Gigi Proietti (vedere su Youtube). E’ la condizione da ricovero immediato in cui si trova non la scuola ma chi ad ogni cambio di ministro la vuole riformare. Ci sono state negli ultimi anni tante riforme da non lasciare neanche un respiro dagli adempimenti delle riforme, a volte subentrati mentre non erano conclusi quelli della riforma precedente. Così la scuola si è ritrovata non riformata nel senso di migliorata, ma riformata nel senso di inabilità permanente. Riformicchiata.

 ESAMI DI MATURITA’ Metti ora questa annunciata riforma della riforma degli esami di maturità. Che più passa tempo, meno sono maturità. La quale dall’anno prossimo ammetterà a sostenerla anche chi non avrà almeno 6 in tutte le materie come finora, cioè col minimo della decenza. Ma col 6 politico, cioè con la media del 6, compresi l’educazione fisica e il voto di condotta. Nel senso che se hai 8 in italiano e 4 in matematica, puoi farlo lo stesso. E se sei atletico come un Usain Bolt e prendi 10, puoi avere 2 in latino o in ragioneria. E tutto questo senza neanche una okkupazione di scuole come nel ’68, quando il 18 politico all’università fu conquistato con una rivoluzione, pardon “mutazione”, come si diceva al tempo. Con la formazione considerata tanto delicata da non poterla lasciare nelle mani di quei parrucconi della scuola. E perché si imparava più vivendo che studiando.

 Ora i parrucconi, visto che ci stanno, hanno fatto da sé: un auto-’68. Un selfie. E con un esercizio encomiabile di coerenza, vivaddio, nel Paese in cui la coerenza è considerata fuori moda quanto jeans a zampa di elefante. Allora sarebbe stato più scandaloso di una Merkel in bikini se la scuola non l’avesse fatto, visto quanto finora ha fatto per sbertucciare il sapere immolato sull’altare di saperi vari da ipermercato, paghi uno e prendi due. Con un corso di danza allo stesso livello della Divina Commedia. Con la cultura ridotta a varie ed eventuali. E con la formazione appena appena seria catalogata come obbligo odioso invece che come opportunità sia per chi insegna che per chi studia.

 Così la Buona Scuola che aveva fatto perdere voti al referendum del 4 dicembre è finalmente diventata Buona Scuola nel senso di caritatevole. Facendo contenti tutti, genitori e ragazzi compresi. Ma soprattutto i docenti deportati da Sud a Nord per cancellare un precariato che a furia di essere precariato aveva fatto arrivare a 50 anni con famiglia e figli, quando se sei deportato non sei più un precario di scuola ma lo sei di vita. E poi, questo scandaloso ardire di aver introdotto il merito fra i docenti, ancorché già mortificati da stipendi da fame. Merito che rischia di consegnare le loro carriere alle proprie capacità liberandoli dalla dittatura di un sindacato per il quale il merito è peggio di un’offesa alla mamma. Sicché è accaduto che molti docenti meritevoli hanno deciso di dividerne con tutti il compenso, terrorizzati dal loro stesso merito. Dal loro sacrilegio.

 IL DIRITTO DELL’ASINO Qui è scattata la benemerita coerenza. Col merito più indigesto di una matriciana a colazione. E indi abolito dagli esami di maturità a favore del demerito. Ma soprattutto a favore del primo comandamento della società senza valore & valori: siamo tutti uguali, cioè siamo tutti da 6 politico. E chi osasse violare il dogma, è da mandare al rogo più di un Giordano Bruno. O da far emigrare verso Paesi in cui osano ancòra distinguere fra asini e non asini. E dove chi considera la grammatica una violazione dei diritti umani non può vedere l’università neanche in fotografia. Paesi in cui, come in Gran Bretagna, dibattono se sia giusto o no consentire ai ragazzi di alzare la mano per rispondere o farsi interrogare, non perché potrebbero penalizzare gli asini ma soverchiare i timidi. Surreale confronto con un Belpaese di arti e bellezze in cui chi alzasse la mano finirebbe immediatamente nelle mani dei bulli. E in cui i candidati alla maturità del 2018 stanno stappando a champagne per la riforma: tanto, appunto, si impara più dalla vita che dalla scuola. Magari dalla discoteca.

 Ma inutile stare a farla tanto lunga, morte ai moralismi. In questo Paese a pioggia, nel senso che qualsiasi cosa si faccia, si fa a pioggia per tutti senza distinzione. Democrazia, chiamasi. E in cui ci sono in fondo così tante opportunità per tutti che ministro della Pubblica istruzione può essere una maestra d’asilo come la Valeri, essendo solo una sua distrazione aver scritto laureata sul suo curriculum. E in cui il possibile capo di un governo Cinquestelle, Di Maio, si chiede quale livello di sicurezza c’è (ci sia) in Italia se c’è il rischio che due soggetti “spiassero” le massime istituzioni dello Stato. Sicurezza, non molta. Il resto, sottozero.