Se il Sud non si desse pallonate in faccia

Venerdý 27 gennaio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Eppure Max Allegri c’entra col Sud. L’allenatore di quella Juventus tanto amata al Sud quanto odiata da chi ci vede il piemontese invasore. Che ti fa, allora, Allegri? Prende i suoi campioni e li mette tutti insieme in squadra anche se potrebbero pestarsi i piedi fra loro. La sfida è che trovino l’accordo e li pestino piuttosto agli avversari. Come far giocare fianco a fianco Maradona e Messi. Oltre duemila anni dopo quell’”Haec ornamenta mea”, questi sono i miei gioielli, col quale Cornelia sbatté i suoi figli Tiberio e Caio in faccia alle matrone zeppe di ori e di superbia. Tutto sta però a capire cosa c’entri Allegri col Sud.

 Il piccolo particolare è che il Sud non è mai riuscito a fare squadra. Magari anche alla Sarri del Napoli che, non avendo tutti i gioielli altrui, ha sistemato i suoi in modo tale che non è secondo a nessuno, come se avesse di fronte anche lui le matrone romane tanto ricche quanto stizzose. Insomma si può essere Sud e farcela come se Sud non fosse. A condizione di non parlare dieci lingue. E, soprattutto, dimostrando di averci creduto, come dicono i telecronisti sportivi dopo che è stato fatto il gol non prima. Bisogna crederci cinque secondi prima.

 Metti, per dire, il turismo. Il Sud ha il secondo sito più visitato d’Italia dopo il Colosseo. Ma non risulta che siano offerti pacchetti che dall’ineguagliabile Pompei portino poi a Castel del Monte, o agli Ori di Taranto, o alle lucane Tavole Palatine, per non parlare della Valle dei Templi nella Sicilia tesoro a cielo aperto. Dice: non ci sono i treni. Vero, anzi indegno per un’Italia che non voglia figli e figliastri. Ma anche nella Juve, non ci fosse Mandzukic, e nel Napoli non ci fosse Hamsik, che si ammazzano da un capo all’altro del campo, anche i campioni sarebbero una somma e non una squadra.

 E’ naufragato prima ancòra di dire buongiorno il progetto di unificare gli aeroporti di Napoli e di Bari-Brindisi, insomma gestore unico. Tra sospetti e perplessità, effetto di una operazione e una comunicazione che forse puntavano sul fatto compiuto. Né meno i rischi, anzitutto che il pesce grosso (Napoli) si mangiasse il piccolo. Ma in tempi in cui un impunito Trump tratta da piccola e insignificante anche un’Unione europea, figuriamoci quanto grossi potessero essere i tre aeroporti insieme. E quanto servisse un gruppo capace di forza contrattuale per portare dalle parti del Sud compagnie che si fanno pagare ma poi ti fanno il boom di passeggeri.

 Stessa musica l’Acquedotto pugliese. Che avrebbe potuto diventare l’Acquedotto del Sud, tenendo conto che già prende l’acqua dalla Campania ma non riuscirebbe a farla arrivare senza gli impianti in Basilicata. Insomma un gestore unico anch’esso capace tanto di riduzione dei costi di ciascuno quanto di più efficienza per tutti. Compresa la fine delle guerre fra poveri che non fanno ricco nessuno. Ma forse il torto è che la proposta sia venuta dal governatore pugliese Emiliano, e un po’ con l’aria della sortita. Ciò che ha provocato il “niet” del governo (ma che c’entra?). Ma immaginabile anche quello dei gelosi Comuni che all’Aqp affidano il servizio, essendo un loro accordo più difficile che Grillo vinca il Nobel della gentilezza.

 E poi parli di Macroregione di un Sud di fronte al quale la Torre di Babele era un posticino in cui si capivano schioccando le dita. Sud in cui l’altro “niet” di una regione di 300mila abitanti come il Molise blocca la linea ferroviaria adriatica sul binario unico Termoli-Lesina, che non s’ha da raddoppiare se non alle sue condizioni. Mentre nella stessa Puglia sale un risentimento di Foggia che ora la fa opporre alla ipotesi di treno diretto e semiveloce fra Bari e Roma che salti quella provincia. Risentimento e accuse di isolamento che dovrebbero sempre portare a parlarsi (da tutte le parti, chiaro) invece di far morire Sansone con tutti i filistei.

 Il rischio è che al Sud il concetto di confine (e di affari propri) sia più rigido del Muro che il sopraddetto Trump sta per costruire contro il Messico. Così non si riesce mai a dire tutti insieme qualcosa di meridionale dove le decisioni contro il Sud si prendono. Lasciando che un interesse di campanile prevalga sull’altro ma infine col fallimento di entrambi. In un panorama che pur vede il Sud tutto governato dalla sinistra, ancorché non basti un supercomputer per calcolare quante sinistre zampettino nel pollaio. Fra l’altro ora tutte impegnatissime a sgambettarsi sulla data del voto.

 Ovvio che debba partire dal Sud la meditata scalata di Emiliano al vertice del Pd (se non del governo, pare). Ma il Sud è anche questo. E la sua storia non incoraggia chi crede che basti un cavaliere solitario e una marcia su Roma per cambiare, appunto, la storia. Il dubbio è che non basterebbero neanche un Max Allegri o un Sarri, anche se, come si dice, la palla è rotonda.