I lunghi coltelli sul destino dell’Italia

Venerdý 3 febbraio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Allora vediamo. Le stime sulla crescita mondiale sono più ballerine della classifica del Bari. Ma fatto sta che il Fondo monetario ha rivisto al rialzo quelle della maggior parte del mondo per il 2017. Una media del 3,4 per cento in su. Tranne un Paese, indovina? L’Italia non crescerebbe di quell’1 per cento sognato dal ministro Padoan, ma dello 0,7, molto meno degli altri europei. Intanto a novembre la disoccupazione è tornata a salire (11,9 per cento) e quella giovanile sopra il 40 per cento è la più alta da ottobre 2015. Velo pietoso sulla produttività (quanto rende ogni ora lavorata o ogni euro investito): meno della metà di Germania e Francia.

 Nel frattempo, fra Italia e Unione europea continua la guerra civile. Con quelli a chiederci di tagliare almeno 3,4 miliardi nei conti pubblici. E noi a rispondergli che fra terremoto, neve e migranti, a darci devono essere loro. Non riuscendo però noi a spiegare perché tutte le nostre assicurazioni siano sempre meno credibili di una vita monacale di Fabrizio Corona. Col debito che sale invece di scendere. A fronte del quale non sappiamo che programmare maggiore lotta all’evasione fiscale, cominciando però a far rientrare i capitali dall’estero: cioè un condono per gli evasori. E aggiungendoci un possibile rincaro della benzina, cioè una nuova tassa camuffata. Dicasi sistema rapido per deprimere non stimolare l’economia.

 Andando solo un po’ indietro, la situazione. Bocciata dagli elettori la riforma della Costituzione. Bocciata dalla Corte costituzionale la riforma elettorale. Cioè bocciate le due principali riforme del governo Renzi. Ma parzialmente bocciata dalla stessa Corte costituzionale quella riforma della pubblica amministrazione che ora fa correre ai ripari per sanzionare almeno i “furbetti del cartellino” che firmano e vanno in palestra invece che in ufficio. Bocciata dalle cifre la riforma del lavoro, visto che ha creato nuovi posti finché ci sono stati gli incentivi alle imprese. E nuovi posti per i meno impegnativi ultra50enni invece che per i giovani che hanno più aspettative per la loro vita davanti. Bocciati dal furbesco uso nazionale anche i mitici voucher, quelli che dovevano combattere il lavoro nero e l’evasione dei contributi previdenziali. Usati invece per pagare anche il lavoro non occasionale. Con un precipitoso tentativo di riforma della riforma per evitare il referendum della Cgil.

 A questo punto, necessario il soccorso della famosa battuta di Woody Allen: Dio è morto, Marx pure e non è che io mi senta tanto bene. Per parlare del Sud, ricordiamo?, quel terzo d’Italia in fondo allo Stivale. Il quale sta peggio di tutti, ovviamente. Col decennio 2008-2017 che ha sancito la Disunità d’Italia cominciata oltre 150 anni fa. Inutile anche snocciolare le cifre del dolore. Una disunità che non è roba da economisti, ma è nella vita di ogni giorno delle donne e degli uomini del Sud. Il crollo dei consumi. Il lavoro che non c’è o sparisce (dice niente l’Ilva coi suoi quasi 5mila esuberi “temporanei”?). I servizi indegni. Le università che si spopolano. I giovani che vanno via. Anche se è tutt’altro che deserto grazie solo alla forza e alla tenacia di un Sud senza il quale tutta l’Italia continuerà a star male. Finché non lo capisce.

 Allora uno dice: di fronte a tutto questo, stringiamoci a coorte, diamoci da fare come i vigili del fuoco e i volontari di Rigopiano, ricostruiamo il Paese come solo noi sappiamo dopo aver toccato il fondo. Rinascimento, come quando facemmo vedere al mondo cosa siamo. Invece un solo grido percorre la penisola dalle Alpi a Lampedusa: al voto, al voto. Con una legge elettorale che, anche se sistemata alla meglio, non ci renderà più e meglio governabili di prima. Ma ciascuno degli assatanati di voto (o di non voto) con una sua ragione che non sembra coincidere con un’idea per il Paese. Il quale Paese, però, in base ai sondaggi (con tutto il non rispetto) pare voglia votare sùbito anch’esso. Questo per capirci quando si dice che il problema italiano sono le classi dirigenti.

 Allora, ipotesi. Renzi vorrebbe votare prima del salasso di una manovra economica e prima che il tempo faccia dimenticare di lui (anzi promette che appena tornerà al governo abbasserà l’Irpef). La minoranza Pd non vorrebbe lasciargli quest’altro giro rischiando di scomparire come ultima sinistra della storia italiana. Salvini e i Cinquestelle vogliono cogliere l’attimo contro euro e migranti sulla scia di Trump. Solo Forza Italia vuol prendere tempo per ricostituirsi e non lasciare il campo a Salvini.

 Dice: ma il governo che c’è? E’ vero, un governo c’è. E deve evitare che l’Europa lo sostituisca coi suoi commissari mentre volano i lunghi coltelli di voto e non voto a sei mesi dalla scadenza del 2018. Gentiloni è uno mite. Ma di questo passo è santo sùbito mentre l’Italia va all’inferno.