Tutti immortali ora Ŕ possibile

Sabato 4 febbraio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ultime notizie: saremo tutti immortali. Per evitare tre giorni di festeggiamenti come per san Nicola, specifichiamo bene. Ci stanno lavorando nei laboratori di bio-ingegneria di tutto il mondo, sperando che Trump non alzi un muro anche lì perché, chessò, c’è il pronipote di un pellerossa sfuggito al generale Custer. Sappiamo tutti cosa è un software: diciamo una memoria elettronica. Sappiamo cos’è Google, un motore di ricerca che se non sai dov’è il Botswana, vai lì e te lo dice. Sappiamo tutti cosa sono Facebook, Twitter, Instagram: social network, cioè piazze sterminate e inesauribili di Internet sulle quali dialogano miliardi di persone anche senza conoscersi. Sappiamo cosa sono le mail: posta senza francobollo. Sappiamo cosa sono gli sms: i messaggini sul cellulare. Sappiamo cosa sono i cellulari: i telefonini portatili, visto che sul fisso si è solo massacrati da chi ci vuol far cambiare fornitore di elettricità.

 GRAZIE ALL’ELETTRONICA Assodato questo, diciamo un’altra cosetta, proprio cosetta. Sono mezzi coi quali chi volesse sapere tutto di noi può saperlo a nostra insaputa. Perché non abbiamo diritto all’oblìo, nel senso che dopo aver detto o scritto qualcosa, dovrebbe essere cancellato. E invece no, rimane in eterno in un grande invisibile nuvolone che sovrasta il mondo. In inglese si chiama “cloud”, ma non insistiamo dovessimo fare una brutta figura. E quel nuvolone è dominato da chi detiene i mezzi e le conoscenze per entrarci. Se consideriamo che tutti gli aggeggi su citati sono stati inventati dagli americani e partono di lì, fatevi un conto su chi domina il mondo. Metti che un giorno se ne accorga quella testa arancione del sopradetto Trump.

 Ma dobbiamo sapere anche altro. Dell’algoritmo. Che è quella cosa che quando ci arriva una cartella pazza di tre milioni di euro dall’Agenzia delle entrate, non dicono che ci hanno provato ma che è colpa dell’algoritmo. Il quale è una formula matematica in grado di tener conto di miliardi di dati e risponderti in un nanosecondo dov’è, appunto, il Botswana. Risposta più facile di un calcio di rigore a porta vuota. Pensa che gli algoritmi attuali sono 100 mila volte più potenti di quelli che fecero i calcoli per far andare gli astronauti Armstrong e Aldrin sulla Luna.

 Domanda: e allora che possono fare gli algoritmi attuali, quelli che quando dicono di ultima generazione, il giorno dopo era già penultima? Possono mettere insieme tutto ciò che nella nostra vita abbiamo fatto, o detto, o scritto su Facebook, con le mail, con i cellulari, con i messaggini eccetera eccetera. Un concentrato di noi stessi. E aprire una scheda dalla quale far venire fuori le nostre abitudini, i nostri orari, i nostri gusti, i nostri tic, le nostre amicizie, i nostri modi di dire, dove ce la facciamo il sabato sera e se siamo dell’Inter o della Juve. Con tutto il resto che è passato per l’elettronica: dalla carta di credito al badge per entrare in azienda, al pulsante per aprire il cancello della villa, anche al telefonino pur se spento (attenzione alle comari) più varie&eventuali.

 UN DUBBIO ATROCE E qui arriviamo ai laboratori di bio-ingegneria. Se raccogliamo tutto quanto su un software, che succede? Sarà come se quel software conterrà il nostro cervello, il nostro pensiero, le nostre reazioni a determinate situazioni, le nostre parole più abituali, le nostre risposte a certe domande, cosa diciamo se siamo della Juve e uno grida “Forza Inter”. Cioè tutte le cose che almeno per una volta abbiamo fatto, detto, pensato. Ma anche ciò che avremmo potuto pensare e dire in situazioni simili. Una dilatazione di noi stessi. E’ vero che uno può dire tutto e il contrario di tutto nel giro di un giorno, ma quello è il software di Grillo. Se ci aggiungiamo che ora è possibile anche riprodurre la voce umana (tranne quella dell’on. La Russa), a cosa si arriva? Si arriva alla vita (tranne il corpo) che può continuare con un software. All’immortalità.

 Allora quando ce ne saremo andati, se i nostri parenti vorranno avere un nostro parere sulla nipotina che non studia, basterà che consultino il software, cioè il noi lì contenuto. Digitano o parlano, e quello, in base a tutto ciò che di noi ha memorizzato, risponderà imitando anche la nostra voce. Più sofisticato che dialogare coi defunti attorno a un tavolo e col medium più costoso di un gioielliere. Altro che quelli che si fanno ibernare e un giorno dovrebbero scongelarli come merluzzi. Altro che quelli che si fanno cambiare i pezzi come nei film. Altro che bevi birra e campi cent’anni (con Matusalemme inorridito: e che è, il veleno?).

 Se gli scienziati ci provano, ci riusciranno. Anche se sorge un dubbio atroce: quale vita continua? Quella dei morti. E che me ne frega di essere immortale per gli altri che resteranno? Prego mi si faccia immortale ora che ci sto ancòra, non facciamo scherzi da preti.