I nemici dell’Euro fra Pinocchio e Paperone

Venerdý 10 febbraio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Difendere l’euro oggi è come affrontare le raffiche di bora a 120 km l’ora di Trieste. O come cercare di portare a riva una barca col vento di scirocco che te la butta al largo. Un tempo in cui vincono quelli che gridano di più in tv, che chiamano proprio perché gridano. Un tempo in cui basta lanciare un tweet come “famostostadio” per fare il nuovo controverso stadio in una città come Roma che ha bocciato le Olimpiadi  per non costruire nuovi stadi. Ma figuriamoci, dietro il tweet c’è addirittura un Totti, un simbolo tanto becero del Paese che l’hanno invitato al Festival di Sanremo manco fosse un Nobel. Così va la gloria del mondo.

 Ma dei vantaggi dell’euro ha parlato il direttore De Tomaso martedì scorso. Con argomenti che hanno la sola controindicazione di essere ragionevoli. Non muoia Sansone con tutti i filistei. Euro cui si attribuisce la mancata crescita negli ultimi vent’anni come se la moneta non fosse la foto di un andamento economico ma la causa. E a fronte del quale si oppongono le sorti magnifiche e progressive dei “favolosi” anni Ottanta quando con la lira abbiamo (avremmo) avuto un boom troppo indimenticato.

 Cosa avvenne in pieno edonismo? Avvenne che a ogni necessità, c’era la soluzione più semplice di un rigore senza portiere: stampare moneta. Come se una famiglia non avesse più soldi e se li stampasse. Ciò che col cattivissimo euro non possiamo più fare. Più si stampava moneta, più aumentavano gli effetti collaterali. Da un lato l’aumento del debito pubblico, perché più moneta circolante significa più inflazione e minore valore della moneta. Ma il minore valore della moneta e la maggiore inflazione non avevano gli stessi effetti ovunque.

 Il minore valore della moneta si traduceva nella formula “svalutazione competitiva” della lira. Avvantaggiate le aziende che esportavano: vendevano all’estero a un prezzo minore, quindi vendevano di più. Una specie di droga. Ma le aziende che più esportavano e più vendevano erano soprattutto quelle del Nord, dove ce n’erano di più. Contemporaneamente l’inflazione (anche a due cifre, si sfiorò il 20 per cento) significava che chi consumava in Italia si trovava ogni giorno il prezzo della mozzarella e dintorni aumentato. Con maggior danno per chi meno aveva: cioè il Sud. Nord avvantaggiato e Sud svantaggiato: ricorda niente?

 Si arrivò a deficit annuali del 10 per cento (mentre con l’euro si deve sempre tendere al pareggio). Ma nel silenzio dei colpevoli avvenne anche altro. Quelle aziende esportatrici (soprattutto Nord) non facevano nulla per migliorare i loro prodotti, insomma ricerca e innovazione, tanto ci pensava la lira svalutata. E poi si vede. Il poi si vede significa che quando, con le due crisi del petrolio, finì la pacchia, si trovarono spiazzate e non competitive, anzi falsamente competitive. Fu allora che Bossi e compagni cominciarono ad accusare il Sud del debito dello Stato, quello che fa nascere oggi ogni bambino con 30mila euro di debito addosso, non bastasse il peccato originale. E cominciarono a dire che non volevano pagare quelle tasse che già avevano così poco pagato.

 Ma sotto sotto era avvenuto ancòra altro. Siccome lo Stato continuava a emettere Bot per coprire il debito, cioè a farsi prestare soldi, che fece lo Stato medesimo? Oltre ad alzare l’interesse per stimolare a comprarli, ne abbassò le tasse. Così le aziende, invece di investire nel loro sviluppo, compravano Bot: che fruttavano di più e avevano meno rischi di un investimento. E tenevano contento lo Stato. Ecco perché si dice che la gran parte delle aziende italiane sono sottocapitalizzate, hanno poco capitale per i momenti peggiori. Con pianti e lamenti. Stessa storia per le banche: meglio impiegare i soldi in Bot che prestarli alle aziende. Un complotto di Stato.

 Quando è arrivato l’euro, aziende e banche erano così combinate. Non era l’euro a potersi mettere addosso cotanto passato. Però ha anzitutto abbassato i tassi di interesse a un livello tale che chi non ha approfittato per investire ora deve prendersela solo con se stesso. E ha ridotto l’inflazione a livelli mai conosciuti prima nell’allegra Italia. Poi (con i trattati di Maastricht) ha imposto di rientrare da deficit coi quali neanche il Paperone dei fantasticatrilioni avrebbe resistito. Nonostante questi obblighi di garanzia soprattutto verso le proprie mani bucate, il debito italiano ha continuato e continua a crescere. Figuriamoci se l’euro non ci fosse.

 Insomma sia pure l’attuale sgalettata Europa, dovremmo ringraziarla perché ci bacchetta. E’ vero che la luterana Germania e compagni considerano il debito peggio del diavolo. Ma se si chiede flessibilità e non solo austerità, quei soldi bisogna investirli sul futuro non spenderseli in Gratta&Vinci. E poi, il nostro debito, quanto ci costerà restituirlo in svalutate lire? Però basta gridare contro l’euro per far salire i sondaggi. Però, vogliamo mettere?, ce l’hanno gli altri europei un Totti come noi?