20/09/2020
I nostri giorni tra calci e pugni

Sabato 19 settembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Guardate, c’entrano anche i monopattini. E’ vero che si possono lasciare ovunque, tanto col gps vedi dove sono e vai a prenderli. Ma questo significa davvero che in una città di tutti debbano essere lasciati ovunque come calzini sporchi? Un segno dei tempi. Quelli che non ti metti la mascherina perché chi se ne frega. Quelli della lordura attorno ai cassonetti, delle panchine spaccate, dei cestini sradicati, delle giostrine distrutte, dei muri imbrattati, delle biciclette elettriche fra la gente, delle strisce pedonali non rispettate, delle sigarette sui bus, delle cacche dei cani. E cosa ci vuole fare, signora mia. In fondo sempre avvenuto. E comunque, cosa vuole che c’entri tutto questo con l’odio per chi è più debole, per chi ha la pelle diversa, per chi è grasso, per chi è zoppo, per chi è di un paese vicino, per il tifoso avversario.

NORMALE FEROCIA Eh, signora mia, non bisogna esagerare. C’è cosa e cosa. Cosa vuole che c’entri tutto questo con chi per svago picchia vecchi e barboni. Col branco che stupra. Con i politici che parlano come assassini. In fondo è sempre avvenuto. E comunque, non facciamola grossa, cosa vuole che c’entri tutto questo con i balordi palestrati e tatuati che a Colleferro ammazzano a calci e pugni, che in fondo sono solo mosse di uno sport, ammazzano quel tipo lì, quel 21enne Willy che ora in Italia saremmo tutti Willy. Cosa vuole che c’entri col 20enne Emanuele Morganti che tre anni fa ad Alatri fece la stessa fine. Cosa vuole che c’entri con le bande di ragazzotti che a Roma, vestiti come nel film che non hanno nemmeno visto, bastonano e rapinano un 50enne al grido di . O pestano a sangue un custode pachistano per vedere . O riempiono di botte un anziano in una via di Vicenza. O sputano su citofoni e portoni, in fondo, signora mia, lo facevamo anche noi quando eravamo monelli. Eh, ma allora, dottore, non c’era il Covid, e lo sputo ora è da idioti.

E’ vero, signora mia, ma poi non si sa neanche se esiste questo Covid. Ha visto quelli che in piazza hanno detto che è tutto un complotto, e poi lo dice anche Trump? E poi, cosa vuole che siano i minorenni che a Vittorio Veneto terrorizzavano i commercianti con estorsioni e minacce. E i mariti e i compagni che ammazzano mogli e compagne. E quelli che per vendetta dopo una separazione strangolano i figli . E quelli che hanno augurato di fare a Yeman Crippa che stabilisce il nuovo record nazionale sui 5 mila metri ed è trentino nato però in Etiopia. E cosa vuole che sia la caserma di Piacenza trasformata dai carabinieri in una camera degli orrori e delle torture anzi anche delle orge. E cosa vuole che siano i film in cui uno sventramento è il minimo sindacale altrimenti che compri a fare il biglietto. E cosa, signora, vuole che siano certi testi di musica trapper che sono inni alla violenza metropolitana e piacciono tanto ai ragazzini che li imitano.

CHE HO FATTO DI MALE? Non c’entra con la ferocia che ci circonda. Anzi non c’entrerebbe. Perché ora basta con l’ironia, dovesse uscire qualcuno a dire, ma vedi cosa scrive questo qui. Ha detto Liliana Segre, sì quella reduce da Auschwitz e insultata per questo da molti deficienti: . Basta col minimizzare. Il campionario sopra visto è figlio di tante parole sbagliate seminate al vento. E’ figlio della sicurezza che tanto non ti succeda niente (l’ del quale ha parlato domenica scorsa Michele Mirabella). E’ figlio della normalità di questa ferocia. E’ figlio del tutto è lecito, del cosa ho fatto di male, tanto che se ne vantano diffondendone i video, altrimenti che lo fai a fare? E’ figlio di una cultura (scusate il termine) in cui sui social si può minacciare così tanto da non capire perché non si possa farlo nella vita reale. E’ figlio di una rabbia collettiva. E’ figlio dell’idea che l’altro sia il nemico. E’ figlio del totale spregio delle regole. E’ figlio di un disagio anche se non tutti dalle periferie desolate scendono nelle città per metterle a fuoco, le periferie sono un problema ma lo è anche la retorica. E neanche quelli che abitano al centro scherzano.

Viviamo impotenti barricati in noi stessi, passa avanti e non vedere. Ma contro la mattanza giornaliera occorre seminare controcorrente. Gesto per gesto, minuto per minuto, occasione per occasione. L’esempio. E lasci perdere, signora mia, gli sfascisti del . Certo che c’è un Paese migliore per non disperare. Ma la pedagogia è malata. Ed è troppo grande questa Italia peggiore senza più etica, da buon Paese cattolico.