11/05/2021
Io sono Grillo Beppe e voi non siete niente

Sabato 24 aprile 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Meraviglia che ci si meravigli per il Grillo non parlante (alla Pinocchio) ma urlante. Il Grillo Beppe che irrompe a modo suo su Facebook per strepitare che il figlio accusato di stupro non è uno stupratore. Che la ragazza presunta vittima del gruppetto di amici sulla Costa Smeralda perché ha denunciato solo otto giorni dopo? (mentre per il Codice rosso si può farlo addirittura entro un anno). Che la suddetta ragazza era consenziente come consenzienti sarebbero state in passato altre strafatte di alcol e spesso di droga da non vederci a un metro di distanza. Che perché non lo hanno arrestato in due anni, il figlio, e allora arrestino lui, insomma lui Grillo Beppe, e non il figlio, Grillo Ciro, ventenne di Genova. Il quale è al massimo un ”coglione” come i suoi amici ma non più di questo nella villa di famiglia dei Grillo. Con i genitori della ragazza che definiscono “ripugnante” l’esibizione, non una parola di dolore del Grillo Beppe, non un tono di comune sofferenza comunque, non un pensiero sul mondo dei giovani. Solo insolenza, si commenta. Anzi di più.

 FUORI DAL VASO Abuso di posizione dominante. Perché non tutti sono dei Grillo che possano entrare a gamba tesa e finire su tutti i giornali con la loro tesi. Difensiva pro domo sua, in questo caso nell’Italia in cui tutti “tengo famiglia”. Così come mille volte la grillata era stata accusatoria verso chiunque fosse finito in qualche inchiesta giudiziaria. E che Grillo e i suoi avevano sùbito investito di ogni condanna preventiva e stragiudiziale perché questo mondo della Casta andava soltanto spazzato in blocco con le altrui corruzioni e gli altrui ladrocini. Con la spinta purificatrice di loro Angeli del Giudizio Universale verso le altrui colpe investite del grido “Onestà”, “Onestà” nel quale era specialista soprattutto il Di Battista. E nel quale a lungo si sono riconosciuti i cosiddetti grillini, appunto, il popolo del Grillo Beppe, quelli scesi in campo con le Tavole della legge e col Rogo pronto all’uso ovviamente verso terzi. Che se poi tocca al Grillo Ciro, che nessuno osi, fosse anche passando dal giustizialismo al garantismo domestico.

 Ma corta è la memoria. Partendo tutto il grillume da un “Vaffa” come principio morale e da “Vaffa Day” come pratica politica. Il capolavoro del Grillo Beppe. E vincente, non c’è che dire, visto un iniziale consenso elettorale per il quale finiva onorevole il primo incontrato per strada. E fra i quali poteva capitare un Toninelli o un Bonafede, ma non si può avere tutto dalla strada. Sotto la stretta sorveglianza e l’incasso economico di una società privata di informatica autodefinitasi partito. E passanti-pedoni ancòra oggi tutti al governo nonostante il passaggio dalle stelle alle stalle, dal Grillo Beppe al Grillo Ciro. Ma non di questo vale disquisire pur di fronte all’intemerata “stupro sì stupro no” che è solo il dolcino di fine pranzo. Anzi il veleno.

 UN VIZIO ANTICO Perché di come il Grillo Beppe intenda quella seccatura chiamata democrazia, altre copiose illuminanti prove fornì. Anzi democrazia diretta via social basata sui like come argomento e sulla piattaforma Rousseau come visione della vita. Lo si capisce quando, dopo aver di norma trattato giornalisti e giornali e informazione (democratica, appunto) come pezza da piedi, il comico che si credette entità morale promulgò le istruzioni per l’uso delle sopradetta democrazia secondo Egli. Se gli Unti (maiuscola) del Movimento Cinque Stelle sono invitati in televisione, solo con essi valgano i seguenti diktat. Che non vengano interrotti. Che godano del diritto di replica. Che le discussioni non siano “svilite con inquadrature spezzettate e artatamente indirizzate”, né interrotte dal conduttore o dalla pubblicità. Che “i nostri portavoce siano inquadrati in modalità singola, senza stacchi sugli altri ospiti presenti o sulle calzature indossate, affinché l’intenzione possa giustamente focalizzarsi sui concetti da loro espressi”.

 Solo pretestuose le accuse di offesa alla lingua italiana, siamo seri. Né si ritiene certa l’ipotesi che la questione delle scarpe proibite all’occhio della telecamera sia sorta dopo che uno degli intoccabili si è presentato con calze bianche come una prima comunione. Diritto di replica, ci mancherebbe. E pubblicità, vade retro, dovesse interrompere un memorabile pensiero in corso di espressione. E per le interruzioni, ci mancherebbe di nuovo, ideale del politico essendo parlare direttamente al popolo e col giornalista che al massimo gli regge il microfono. Salendo però la domanda del Pierino: scusi, ma le ha mai detto nessuno, signor Grillo Beppe, che vuol dire talk show? Discussione con spettacolo. Ricorda, quello spettacolo in cui è specialista lei. Compreso quello da lei montato sullo stupro (presunto) di suo figlio. E intanto s’ode un grido post-Onestà. Serietà, serietà. Come chiedere al letame di profumare.