12/04/2021
La Rai faccia lezioni di informatica in tv

Sabato 10 aprile 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Ci vuole un maestro Manzi 2.0. I più giovani perdonino l’archeologia, ma il maestro Manzi non fu un maestro qualsiasi. Fu quello grazie al quale l’Italia fu un po’ meno analfabeta e quindi più unificata in meglio. Poi senza di lui l’Italia è ritornata unificata in peggio, visto quanti analfabeti (appunto di ritorno) ci sono. Cioè metà Paese che, a furia di non leggere, sa forse ancòra leggere senza però capire ciò che legge. Quelli del maestro Manzi erano tempi di fiducia. Tanta fiducia che la trasmissione “Non è mai troppo tardi” diceva appunto che si può sempre imparare anche se l’età della scuola era ormai roba da sbiadite foto di classe. E così tra il 1960 e il 1968, dal lunedì al venerdì, per 484 puntate prendevi penna e calamaio e ti mettevi davanti alla tv. Fascia preserale, per consentire di seguirla a chi tornava dal lavoro. E lui lì nella sua Dad forse profetica non a recitare la pappardella ché dopo un quarto d’ora te ne andavi al sonno. Ma filmati, audio, esempi pratici più bozzetti da lui stesso disegnati su una lavagna a grandi fogli. Diventò un mito senza neanche un like su Facebook.  Lo stop nel ’68 forse casuale. O forse perché cambiava l’aria.

 NUOVO MAESTRO MANZI Ora ne serve uno aggiornato. Appunto 2.0. Ora serve un “Non è mai troppo tardi” non per insegnare la grammatica e la sintassi. Ne serve uno per insegnare l’informatica. Sguardi di compassione. Chi veleggia sulla mezza età, sa cosa significhino quando te li spiaccicano in faccia ragazzotti che ti irridono perché hai difficoltà a usare quegli aggeggi lì. Quelli, ci siamo capiti: cellulari, computer, tablet. Dicansi nuove tecnologie. Che sono appunto il Nuovo Rinascimento, ma non è che Michelangelo o Raffaello fossero, come si dice, nati imparati. Andavano a bottega. Tu invece devi imparare per conto tuo tutto il nuovo sapere digitale pur senza essere nativo digitale, cioè nato con i tastini al posto delle dita. E se ti imbrani un po’, anzi più che un po’, fai la figura dell’analfabeta di ritorno. Anzi neanche di ritorno.

 “Ma che domanda è?”, risponde una ragazzina alla madre che gli chiede perché manda messaggi whatsapp agli amici invece di telefonare. Ma che domanda è: come se stesse domandando perché la Luna non è quadrata. Si scrive invece di parlare. Così è, punto e basta. Così si fa, punto e basta. Detto da chi forse non conosce altro oltre quel punto e basta. Da chi forse non ha mai saputo cosa è la cornetta di un telefono, quella che si poggiava sull’apparecchio nel corridoio di casa. E a volte la si sbatteva, ciò che aveva un preciso significato semiologico, cioè nella scienza dei segni. Ma se loro sono partiti così, perché dovrebbe essere capace di farlo tutta una popolazione la cui età media sfiora i 50 (fra l’altro la più anziana d’Europa)? E perché se devo imparare il plurale di addio o quanto fa due più tre mi iscrivo alle elementari e poi alle medie e se devo imparare a inviare un allegato no? Fra l’altro elementari e medie scuole dell’obbligo.

 IN OGNI SCUOLA  Il nuovo obbligo è come si salva un testo, come si ricerca su Google, come si fa il copia e incolla, come si condivide un post, come si manda un tweet, come si aggiorna, come si archivia, come (pardon) si invia una mail. Come si fanno le slide per una conferenza. Come si tastierizza su un cellulare non coi pollici ma con le unghie. Come si va su Youtube e si fa girare un video. Tutta roba che i nativi digitali sanno avendo inforcato un cellulare prima di una penna. I non nativi devono (dovrebbero) saperlo essendo partiti dalla penna e nel mezzo del cammin di loro vita essendosi trovato addosso tutto l’opposto. Scusate, ma quanti vanno ancòra in giro con una penna e magari un pezzo di carta per prendere un appunto? Ora si fotografa o si ricorre al Note o al messaggio vocale. E poi, la pandemia. Quanti anziani sono rimasti isolati non sapendo fare una videochiamata, non sapendo usare Skype, non sapendo dove spingere per vedere la foto dei nipotini nei giorni rossi del tutti a casa? Non sapendo fare ormai cosa serve per la vita di ogni giorno. E per la sopravvivenza quando capita.

 Non solo la Rai riprenda un “Non è mai troppo tardi” versione informatica per il terzo millennio (altrimenti che servizio pubblico sarebbe?). Ma informatica sia una materia obbligatoria in tutte le scuole dell’obbligo. Perché hai voglia a dire che, tanto i nuovi scolari sanno fare tutto, ma non sanno magari ciò che non devono fare. E, perché no, i pericoli del fare senza guida, viste le trappole ai loro danni sulla Rete. E informatica sia la compagna fissa di ogni liceo e di ogni facoltà universitaria. Per la verità lo sarebbe anche l’italiano, ma lasciamo perdere. Dice: vedi questo scrivere per lanciare un suo personale Sos. Vedi questo inadeguato. Ma se la cultura del futuro è quella, valla a lasciare nelle mani di pochi. O dobbiamo arrenderci ai Padroni del Mondo?