20/09/2020
Lezioni a distanza anzi un pesce lesso

Sabato 12 settembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Guardate, c’entrano anche i monopattini. E’ vero che si possono lasciare ovunque, tanto si vede col gps dove sono se vuoi andare a prenderli. Ma questo significa davvero che in una città di tutti debbano essere lasciati ovunque come calzini sporchi? Un segno dei tempi. Quelli che non ti metti la mascherina perché chi se ne frega. Quelli della lordura attorno ai cassonetti, delle panchine imbrattate, dei cestini sradicati, delle giostrine distrutte, dei muri imbrattati, delle autoradio a tutto volume, delle biciclette elettriche fra la gente, delle strisce pedonali non rispettate, delle sigarette sui bus, delle cacche dei cani. E cosa ci vuole fare, signora mia. In fondo sempre avvenuto. E comunque, non facciamola grossa, cosa vuole che c’entri tutto questo con l’odio per chi è più debole, per chi ha la pelle diversa, per chi è grasso, per chi è zoppo, per chi è di un paese vicino, per il tifoso avversario.

Eh, signora mia, non bisogna esagerare. Cosa vuole che c’entri tutto questo con chi per svago picchia anziani e barboni. Con i ragazzi che si ammazzano a calci e pugni per dare una botta di vita al sabato sera. Col branco che stupra. Con i politici che si parlano come assassini. In fondo è sempre avvenuto. E comunque, non facciamola grossa, cosa vuole che c’entri tutto questo con un pugno di balordi palestrati e tatuati che a Colleferro ammazzano con calci e pugni, che in fondo sono solo mosse di uno sport, quel tipo lì, quel diciottenne Willy che ora in Italia saremmo tutti Willy. Cosa vuole che c’entri col ventenne Emanuele Morganti che tre anni fa ad Alatri fece la stessa fine. Cosa vuole che c’entri con le bande di ragazzotti che a Roma, vestiti come nel film che non hanno mai visto, bastonano e rapinano un cinquantenne al grido di . O pestano a sangue un custode pachistano per vedere . O sputano su citofoni e portoni, in fondo, signora mia, lo facevamo anche noi quando eravamo monelli. Eh, ma allora, dottore, non c’era il Covid.

E’ vero, signora mia, ma poi non si sa neanche se esiste questo Covid. Ha visto quelli che in piazza hanno detto che è tutto un complotto delle case farmaceutiche, e poi lo dice anche Trump? E poi, cosa vuole che c’entri tutto questo con i minorenni che a Vittorio Veneto terrorizzavano i commercianti con estorsioni e minacce. E con i mariti e i compagni che ammazzano mogli e compagne. E con quelli che per vendetta dopo una separazione ammazzano i figli . E cosa vuole che c’entri tutto questo con quelli che hanno augurato di fare (che per fortuna sta meglio) a Yeman Crippa che stabilisce il nuovo record nazionale sui 5 mila metri ma è trentino nato in Etiopia. E cosa c’entri tutto questo con la caserma Levante di Piacenza trasformata dai carabinieri in una camera degli orrori e delle torture anzi anche delle orge. E cosa c’entri tutto questo con film in cui uno sventramento è il minimo sindacale altrimenti che compri a fare il biglietto. E cosa, signora, che c’entri tutto questo coi testi di certa musica trapper che sono inni alla violenza metropolitana e piacciono tanto ai ragazzini.

Non c’entra niente. Anzi non c’entrerebbe. Perché ora basta con l’ironia, dovesse uscire qualcuno a dire, ma vedi cosa scrive questo qui. Ha detto Liliana Segre, sì quella reduce da Auschwitz e odiata per questo da molti deficienti che evangelicamente non sanno ciò che dicono: . Basta col minimizzare. Il campionario sopra visto è figlio di tante parole sbagliate seminate al vento. E’ figlio della sicurezza che tanto non ti succeda niente (l’ del quale ha parlato domenica scorsa Michele Mirabella). E’ figlio della regolarità in cui succede. E’ figlio del tutto è lecito, del cosa ho fatto di male. E’ figlio di una cultura (scusate il termine) in cui sui social si può minacciare così tanto da non capire perché non si possa farlo nella vita reale. E’ figlio di una rabbia collettiva. E’ figlio dell’idea che l’altro sia il nemico. E’ figlio del totale spregio delle regole. E’ figlio di un disagio anche se non tutti dalle periferie vuote e desolate scendono nelle città per metterle e fuoco, le periferie sono un problema ma lo è anche la retorica.

Resistere seminando controcorrente. Gesto per gesto, minuto per minuto, che dite? E lasci perdere, signora mia, gli sfascisti del . Certo che c’è un Paese migliore per non disperare. Ma l’Italia è un Paese in decadenza, questo è.