30/07/2021
Ma io voglio subito autunno

Domenica 18 luglio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Tanto per cominciare, bevete molto. Poi, meglio non uscire nelle ore più calde della giornata. Docce frequenti anche perché il sudore non è uno Chanel numero 5. Verdura-frutta-insalate. Niente alcolici che sono come lanciafiamme. Aria condizionata, evitate quella a palla che invece di rinfrescarvi vi iberna come orsi polari. Per l’abbronzatura, protezione cinquanta altrimenti non è un’abbronzatura ma un arrosto misto. Per chi è stressato, meglio la montagna che il mare, anzi una bella collina dove non succede niente e vi viene lo stress da noia. Niente alte quote per chi si fibrilla come una pompa a pressione. Evitare di essere sempre connessi altrimenti non spegnete il cervello come se il cervello fosse una abatjour. Partenze, meglio farle intelligenti quando non le fanno anche gli altri che per non essere meno intelligenti di voi le fanno quando le fate voi e così non sono più intelligenti. Cercate di divagarvi anche se l’assessore vi propone la sagra della lumaca bavosa ché a voi fa schifo solo il nome.

 CONSIGLI PER L’USO Ancòra. Lunghe passeggiate e scarpe comode perché le piaghette non si rimarginano neanche col Bostik. Va bene anche la bicicletta, possibilmente non forando a 30 chilometri dal primo centro abitato. Auto da tenere in garage altrimenti sotto il sole non è più un’auto ma un forno a microonde. Un golfino per le serate più fresche che da qualche anno non sono fresche neanche al Polo Nord. Amicizie piacevoli con impegno a rivedersi in inverno quando saranno piacevoli come il pesce andato a male. E soprattutto, ferie giuste e personalizzate, ma senza che nessuno al mondo abbia capito quali sono.

  Ci deve essere qualcosa di inquietante nell’estate perché i consigli per il suo uso siano più accorati di quelli per una nuova ondata di pandemia. Come se invece di essere il periodo più bello dell’anno fosse un pericolo permanente dal quale stare in guardia. Tanto che spesso nulla sembra più angosciante delle vacanze fino al punto di sperare di essere anestetizzati per risvegliarci a novembre. Anzi ad ottobre, quando non si parla ancòra di un’altra minaccia come il Natale.

 EFFETTI COLLATERALI E tutto questo senza citare altri effetti collaterali come la sabbia, gli infradito, gli aperitivi in spiaggia, le angurie, gli spritz,  le canottiere, i tatuaggi, le birre gelate, i pantaloncini a pinocchietto, le magliette con le scritte sceme, gli zoccoli, i trolley, il riso freddo, le diete, l’anticiclone delle Azzorre, la canzone dell’estate, il delitto dell’estate, il libro dell’estate, i vip in Sardegna, Briatore, i falò di Ferragosto, le zanzare, l’esodo e il controesodo manco fossero la Bibbia, le discoteche, gli incendi nei boschi, i Canadair, i senegalesi fra gli ombrelloni e ci vorrebbe Salvini,  le crociere, i voli annullati all’ultimo momento, i bollini rossi, i mercatini dell’usato, i bagni nelle fontane, i sali che si perdono, le albe, i tramonti, la campagna acquisti, le partite amichevoli pre-campionato, le serate sotto le stelle, gli amori di una settimana, le ordinanze dei sindaci contro i turisti che mangiano hamburger sulle scalinate delle chiese.

 OGNI ECCESSO Tutto questo è tragicamente estate. Sarà, come canta Paolo Conti, che gli italiani in vacanza hanno gli occhi allegri, ma date le premesse poco ne lascia capire i motivi. Anche perché la categoria unica e irripetibile al mondo dell’essere italiani (roba da patrimonio Unesco) diventa ancòra più unica e irripetibile in estate. Tempo di ogni eccesso compresa l’italianità. Per la quale comunque e ovunque l’unica preoccupazione sarebbe farsi un selfie. Di sicuro l’estate è stata finora sopravvalutata. Il fatto è che, più la aspettiamo, più la temiamo. Staremo buoni finché qualcuno non ci augurerà un’estate eterna.