12/04/2021
Mettiamo che il virus fosse arrivato prima

Sabato 27 marzo 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Mettiamo che. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo i cellulari. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo i computer. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo la tv. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo i “rider” che portano la cena. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo Skype. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo WhatsApp . Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo le videochiamate. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo Zoom. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo serie tv che batteranno anche Beautiful. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avremmo avuto vaccini dopo meno di un anno. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non facevamo footing nei dintorni dell’abitazione. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo le terapie intensive.

 CUCINA E TINELLO Mettiamo che. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non sapevamo tutto da una parte all’altra del mondo. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo il volontariato. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando l’Europa che dava soldi mai visti in nessuna banca. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non potevamo lavorare da casa. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non potevamo seguire le lezioni dalla cucina. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non potevamo partecipare al dibattito dal tinello. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non potevamo ascoltare Draghi in diretta. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo l’appartamento come ora.

 Mettiamo che. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo un reddito mai avuto nella storia d’Italia. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non potevamo curarci come ora. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando la sanità non era pubblica e per tutti. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avremmo potuto seguire il Pilates dal salotto. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non potevamo fare la festa di compleanno da remoto. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo la Pec. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non potevamo scannerizzare.

 Mettiamo che. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo il frigorifero (quasi) pieno. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando dovevamo poter mangiare invece che fare la dieta. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non c’era Amazon. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non c’erano (sia pur insufficienti) ristori per tutti. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non si giocava il campionato di calcio pur in stadi vuoti. Mettiamo che il virus fosse arrivato quando non avevamo virologi, epidemiologi, infettivologi, pandemiologi, microbiologi, catastrofistologi, espertologi, televisologi (anzi sarebbe stato meglio).

 LA VERA PIETA’ La tragedia degli oltre centomila morti è l’unica che segnerà davvero ciascuno di noi e il nostro ricordo. E’ l’unica di fronte alla quale la pietà non è mai tanta. Morire senza un saluto. Morire con una telefonata ai parenti. Morire senza un funerale. Morire e portati via su un camion militare. Morire come un numero da Protezione civile. Morire come un andamento e una statistica. Morire come un istogramma. Morire come tanti. Morire come una sfortuna. Morire per una variante. Ci segnerà anche la tragedia dei ricoverati, degli intubati, degli invisibili. Ci segnerà la lunga paura. Ci segneranno le quarantene senza mai fine. Ci segneranno le zone rosse, arancioni, gialle. Ci segneranno il dolore, la lontananza, la solitudine. Ci segnerà la mancanza di abbracci. Ci segnerà la sottrazione quando ci eravamo abituati all’addizione. Ci segneranno le file davanti alle mense sociali. Ci segnerà il lavoro perso. Ci segneranno le aziende chiuse. Ci segnerà il silenzio di bambini che dovrebbero far chiasso. Ci segnerà la mancanza di viaggi, di cinema, di teatri, di incontri, di cene, di inviti. Ci segneranno le mancate nascite. Ci segnerà l’incerto domani per molti. Ci segnerà l’assenza di vita nelle città deserte. Ci segnerà la ricerca del tempo perduto.       

 Ma più di questo è solo lamento come se fosse una Peste nera o una Spagnola o una guerra mondiale. Come se fossimo la generazione più sfortunata della storia. E’ vero che un virus mille volte più sottile di un capello ci ha chiusi in casa e in noi stessi. Ma ci ha chiusi in case nelle quali e dalle quali possiamo fare tutto. E ci ha chiuso in un noi stessi da cui possiamo uscire a prendere fiato con un tastino o con un touch. Forse per questo una società specializzata ha stabilito che l’Italia, nonostante tutto, è più felice. Ecco, il problema vero è che il virus è arrivato nonostante questi sondaggi dei sondaggisti. I quali ci dicono che eravamo più infelici senza virus.