12/12/2020
Natale a distanza (solo un dolore)

Sabato 12 dicembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Ce li siamo meritato il Natale a distanza. Ce lo siamo meritato il Capodanno a distanza. Ce li siamo meritati il Nad (appunto Natale a distanza) e il Cad (appunto Capodanno a distanza). Come se non ci bastasse la Dad (didattica a distanza). Sembra di riascoltare Rocco Papaleo nel film <Nessuno mi può giudicare> dove uno degli interpreti dice che bianchi e neri sono tutti uguali. E lui, d’accordo ma disturbato dalla retorica di sinistra, chiede se siamo in un film di Nanni Moretti. E se ne va urlando <Te lo meriti, Nanni Moretti>, <Te lo meriti, Nanni Moretti>. Noi questo Natale e questo Capodanno ce li siamo tirati in estate, quando sembrava che la seconda ondata del virus fosse una iettatura da sfigati. E ora stiamo a rimpiangere anche tutto ciò che del Natale e del Capodanno non riuscivamo a digerire. A cominciare dalla vicinanza, altro che distanza.

 PARENTI E CAPITONE Soprattutto Natale. Quanto ci mancheranno quelle adunate familiari ché tu ti trovavi faccia a faccia col primo marito della tua compagna perché i loro figli hanno bisogno di un padre. O con la tua ex moglie e il suo nuovo compagno perché anche i tuoi figli hanno bisogno di una madre. E la tua ex moglie e il compagno si portavano i nuovi figli che dovevano familiarizzare (appunto) con i vecchi suoi e tuoi. Poi scendeva il cugino che vive a Milano e non sapevi neanche come si chiama. E i consuoceri che oltre al difetto di essere suoceri aggiungevano l’aggravante di essere con. E i bambini che sono pezzi di cuore ma che tutti insieme sono d’amore e d’accordo come Di Maio e Di Battista. E i brindisi indegni anche di una cantina cianna cianna. E ci mancheranno quei baci ed abbracci che erano uno scambio non protetto di digestioni.

 Quanto ci mancherà quel capitone alla brace che siccome ci vuole l’addetto al gelo sul balcone pareva brutto dire, a me no grazie, anche se ti faceva schifo con tutta quella schiuma. Quanto ci mancheranno anche quelle tombolate che nessuno ha mai detto (pur dovendolo) che erano ciò che Paolo Villaggio disse del film <La corazzata Potemkin> (una cagata pazzesca). Quanto ci mancheranno quei panettoni una fetta ciascuno ché a uno non piaceva l’uva passa e ad un altro i canditi, ma lo ha portato zia Carmela, sai l’educazione. Quanto ci mancherà il torrone che lo addentava uno e lo passava, assaggia assaggia, sistema rapido per una ecatombe. Quanto ci mancheranno quei racconti, che si dice? come va?, di cui non ci fregava una pippa ma almeno a Natale siamo tutti buoni e dovevamo sorbirci quello che il figlio è un genio a scuola, tutto suo padre. O il nonno che raccontava che ai tempi suoi mentre ora non si capisce più niente. Quanto ci mancherà la processione con Gesù Bambino uno dietro l’altro cantando che se lo facessimo ora ne andrebbe la metà in intensiva. E quanto ci mancheranno i regali e tutti a fare <oh> e uh> anche per il ventesimo pigiama e per la penna di marca ché ora si scrive tutto sul computer. E quanto ci mancheranno le telefonate di augurio a parenti fortunosamente schivati e il cellulare passato di bocca in bocca che ora il Covid li stenderebbe tutti.

 CATTIVI ANZI NO Salvini ha attaccato il governo dicendo che nega il diritto al Natale che è come i comunisti che mangiano i bambini. Governo reo di aver negato l’alito libero, governo no-Christmas e negazionista. Governo reo di voler tutelare dalla pandemia anzi di voler entrare nella vita della gente. Con gli italiani passati dall’inno nazionale sui balconi alle verdure buttate pubblicamente nel cesso dai fruttivendoli perché non ci fanno lavorare. Con gli italiani che, secondo il rapporto Censis, per il 73,4 per cento si dicono ora spaventati e ansiosi mentre allora erano tutti pronti alla quarantena con gli occhi accesi di chi ha fatto terno. Italiani che per il 56,6 per cento chiedono il carcere per i contagiati che se ne fregano contagiando, per il 32,1 per cento vorrebbero che non fossero curati anzi per il 43,7 per cento (44,7 fra i giovani) vorrebbero la pena di morte. Col 49,3 per cento dei giovani che ritiene di dover essere curato prima degli anziani non produttivi. Italiani che per il 41,6 per cento vorrebbero che virologi e affini fossero lapidati. E che per il 76,9 per cento vorrebbero alla croce i politici incapaci contro il virus. Il quale, essendo una canaglia che non guarda in faccia nessuno, figurati se fa essere all’altezza qualcuno, fosse anche Mandrake.

 Ma allora, con tutte queste belle credenziali. Col Paese incattivito. Con lo scippo anche del Natale che tutto dovresti fare ma non toccare il Natale come non si spara sulla Croce Rossa. Con tutto questo tu dovresti aspettarti una rivolta che neanche la presa della Bastiglia. Invece fanno un sondaggio e due su tre promuovono  sia il Natale agli arresti domiciliari sia, udite udite, il governo. Se Conte è salvo, non è detto che non si dimetta Gesù Bambino.