06/12/2020
< Natale con i tuoi> (più facile a dirsi)

Sabato 21 novembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. Per Pasqua, 4 aprile 2021, affare fatto. Stretta di mano, freghiamo virus e terza ondata, e non andiamo neanche dal notaio. Per Natale dobbiamo ragionare. Perché non è che non li leggiamo i titoli di questi giorni: <No ad aspettative sul Natale>. <Con queste cifre, è lunare parlare di un Natale normale>. <Dieci giorni di tregua per Natale>. <A Natale pranzi e cene senza nonni, non possiamo ripetere gli errori estivi>. <Salvare il cenone ma fra pochi intimi>. Finché, con una spiegazione definitiva come la parola del re, ci è venuta in soccorso la sottosegretaria Sandra Zampa: il Natale lo si potrà trascorrere con i parenti di primo grado. Non si hanno ancòra notizie di sparatorie alla Sergio Leone, ma è stata mobilitata la Protezione civile nel timore di versamenti di sangue familiare sul concetto di <pochi intimi>.

 I NONNI, PER DIRE Fino all’ultimo anno pre-Covid, non si badava a spese: i pochi intimi erano elastici come zampogne. Ma diciamoci la verità, un cenone con meno di quindici persone era più impresentabile di una novantenne in bikini. E fra quei quindici c’erano i consuoceri che vederli una volta all’anno basta e avanza, il cugino arrivato da su che non sapevi neanche come si chiamava, la zia che era meglio farle un vestito di Valentino che darle da mangiare, i figli della comare che più che ragazzini erano serial killer capaci di distruggerti un salotto in due mosse. E poi un brindisi ogni tre secondi netti che poi dovevi andare dall’osteopata a furia di alzare il bicchiere.

 Ma ora, s’incrociano WhatsApp e videochiamate per capire come metterla con questi parenti di primo grado. Al momento pare che siano genitori e figli, tranne che non si pronunci diversamente il prossimo Dpcm di Conte. Ma se ci saremo noi con i nostri figli, non potremo invitare i nonni dei quali parenti di primo grado siamo noi genitori loro figli ma non i nostri figli. Perché se per una questione di educazione non potremo lasciare soli i nonni, dovremo buttare fuori i nostri figli, che essendo nipoti dei nonni chissà se sono di secondo grado ma proprio appena appena e rigidamente in mascherina. Tranne che la Zampa, che parla la lingua umanoide dei politici, dicendo <trascorrere> intendesse dire che non c’entra il cenone dove non si trascorre ma ci si abbuffa. E allora i genitori di mia moglie, cioè i nonni, potrebbero invitare anche altri loro figli, che sono di primo grado per loro, e che essendo loro figli sono fratelli o sorelle per la medesima mia moglie, e cognati e cognate per me, cioè di primo grado neanche col telescopio. Ma anche i miei genitori potrebbero invitare gli altri loro figli, e il resto lo abbiamo capito. Ma pure fratelli e sorelle, rispettivamente di mia moglie e miei, magari hanno mariti e mogli, e figli rispettivi, che con gli altri figli sono cugini, che col primo grado c’entrano come Trump con la buona creanza.

 TOMBOLA A DISTANZA Così, se non abbiamo capito finora cosa significa quando ci dicono che la curva del virus è <esponenziale>, ora col cenone lo abbiamo poco poco capito. Come al supermercato, ne compri uno e te ne danno due. E abbiamo capito come si riesca ad avere famiglie allargate anche ora che facendo pochi figli minacciano di diventarlo solo a Natale. Come se il Natale fosse una adunata di reduci che per tutto l’anno abbiamo cordialmente odiato e che sotto l’albero amiamo evangelicamente uno per uno. Eppure sembra diventato improvvisamente familista un Paese in cui non c’è posto più pericoloso del tragitto dal tinello al salotto. Un Paese in rivolta al grido <giù le mani dal Natale> molto più che se gli avessero detto di pagare l’Imu e di applaudire la Juve pur essendo interisti. Con intere regioni solidali dopo essersi scannate per il giallo, l’arancione o il rosso. E in cui un bambino di cinque anni, Tommaso, dalla provincia di Monza scrive al sunnominato  Conte per dire che dall’asilo in famiglia addirittura si lavano sempre le manine, e chissà chi ha scritto al posto suo non essendoci nessun bambino al mondo che parlando delle sue mani dice manine. E Conte il quale risponde che questo è stato un anno difficile e tu e tutti i bambini siete stati adorabili ma non si impegna neanche per un mezzo Babbo Natale col distanziamento e l’autocertificazione internazionale.

 Nessuno ha però scritto al virus per chiedergli che testa tiene per le feste. E nessuno ha osato ipotizzare un Natale rosso totale ovunque, con le anguille in quarantena volontaria, l’apertura dei regali a distanza, il panettone in streaming, le stelle filanti in videochiamata e la tombola on line. Soprattutto senza le foto di tavole apparecchiate su Facebook, la tovaglia rossa (pardon)  e la candela in mezzo. E senza gli auguri, che sono una pandemia rispetto alla quale quella del Covid è uno starnuto di stagione. Quando si dice le occasioni storiche da non perdere.