29/06/2021
Povero girovita boia di un virus

Domenica 20 giugno 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Il girovita. Tu puoi aver tenuto la mascherina incollata al viso come un nastro adesivo. Ti puoi essere distanziato con guizzi da saltatore in lungo. Puoi aver sostituito la stretta di mano con un pugno teso manco fossi Mohammad Alì. Puoi aver rispettato il coprifuoco non mettendo il naso neanche fuori dalla stanza. Puoi aver bevuto il caffè nel bicchierino di plastica che ti sembrava idrocarburo. Ti sei portato quattro autocertificazioni ogni volta che andavi a buttare la spazzatura. Come autodidatta di Covid puoi sfidare anche Crisanti e Galli. Puoi tenere lezioni magistrali sulle fasce di età di Pfizer e di Astrazeneca. Sei in grado di prevedere una zona rossa con sei mesi di anticipo. Ma il girovita no: quello, scusa il termine, ti ha fregato.

 CICCIA IN PIU’ E’ l’industria della moda a ripartire con una certezza: il prossimo 38 diventa 40, il prossimo 40 diventa 42. Per esempio, quelli dei jeans Levi’s. Bravi a usare l’elastan per ridurre cicce come compressori. Ma non fino al punto di rimediare al più drammatico effetto collaterale della pandemia. La sentenza dei centimetri è più raggelante di un autogol al 90° minuto: uno su quattro ha cambiato taglia. E come l’anno scorso prima dell’estate, cioè la stagione senza sconti perché un costume da bagno non può diventare un’armatura alla Carlo V. E perché il primo sguardo di tutti è teleguidato lì come un raggio laser. Né puoi andare in giro trattenendo il respiro altrimenti ti viene a prendere il 118.  Il “ti vedo ingrassato” è più affilato di una coltellata e più ostile di una Meloni con Salvini. L’opposto della compassione che predica papa Francesco. La più spietata istigazione alla perdita dell’autostima. Una sentenza senza prescrizione.

 Se tu andavi in un negozio di articoli sportivi a chiedere un kit di attrezzi, ti rispondevano consegna non prima di sei mesi. Eccesso di domanda come in un razionamento di guerra. E un ricco mercato nero dell’usato ha visto schizzare prezzi da inflazione a due cifre. Se cercavi on line, ti rispondevano con una faccina che rideva a crepapelle. Qualcuno non esattamente oxfordiano ha esibito il dito medio. Perché le si è tentate di tutte fra pesi ed esercizi al tappetino prima di affrontare il confronto con la misura.

 ESAME SPECCHIO Si racconta di gente che si eclissava in camera da letto come se andasse a un funerale. E mai uno specchio è stato più fellone come in questo periodo. Con la lotta fra il vitino da vespa e un altro buco alla cintura più impari di un duello fra Ronaldo e il portiere sul calcio di rigore. Né ci sono state diete in grado di rimediare alle conseguenze degli arresti domiciliari da virus. Né tantomeno a tutti gli smartworking, cioè al lavoro a distanza che più che lavoro a distanza è stato un accumulatore di adipe in presenza. Aggiungendoci la birrozza e le patatine davanti alle serie tv di Netflix. Più la crudaiola anti-noia.

 Gli immancabili sondaggi avrebbero accertato un ritmo di aumento medio del peso di un chilo al mese. Per chi volesse moltiplicare, sono otto mesi delle sole seconda e terza ondata. Con una Waterloo per il guardaroba che risponde alla prima legge di Peter: se una cosa adibita a un particolare compito viene utilizzata per compiti sempre più difficili, si romperà. Così cerniere e bottoni. Essendo fra l’altro tristemente noto a tutti che i vestiti è più facile stringerli che allargarli. La corsa ai prodotti dietetici è solo pari all’accumulo di farina e zucchero di prima, quando non si sapeva come sarebbe finita. E proprio ora, dimmi tu, proprio ora riaprono i ristoranti.