28/02/2021
Quando Paperone contagia Lolita

Sabato 27 febbraio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Questi pregiudizi. Anche zio Paperone. Cioè il Paperon de’ Paperoni ricco sfondato proprietario di 5 multiplujilioni, 9 impossibidilioni, 7 fantasticatrilioni, 623 dollari e 16 centesimi. O di 1200 fusomilioni (cifra talmente alta da fondere i calcolatori). E sempre barricato nel suo Deposito di Paperopoli di tre acri cubici di denaro: 2556 miliardi di dollari. Lo zio Paperone tanto ricco quanto tirchio da far passare per benefattori gli avari del Quarto Cerchio dell’Inferno di Dante, quelli condannati a spingere massi enormi quanto le loro ricchezze terrene. E nello stesso tempo più cattivo di una iena a dieta a causa, a suo dire, di tutte le fregature subìte. L’ultima quando paga con banconote false (ricevute chissà da chi) un giro in gondola a Venezia. E i tre nipotini Qui, Quo, Qua commentano che non gli sarebbe successo se non si fosse fidato di <quel commerciante di Napoli>. Il presunto falsario.

 QUESTO PREGIUDIZIO Oibò, perché Napoli visto che i disegnatori di Disney ne sono tanto lontani? Perché è arrivato anche in America il pregiudizio secondo il quale dici napoletani e dici truffatori. E dici napoletani e dici meridionali. Il tutto letto da ragazzini che come spugne assorbono non avendo senso critico ancòra sviluppato. Secondo il Grande Dizionario del Battaglia, pregiudizio è una <opinione precostituita, giudizio preventivo avventato o affrettato, privo di giustificazione razionale o emesso a prescindere da una conoscenza precisa dell’oggetto e tale da impedire valutazioni corrette>. Ancora, <visione del reale o di un dato di fatto di carattere angusto o retrivo, credenza superstiziosa>. Capace di fare danni al minimo prezzo: basta poi dire di non essersi capiti e che non volevo.

 E’ uscito qualche anno fa il libro <Il pregiudizio universale> (Autori vari, Laterza, 2016) in cui ne sono enumerati 87, compreso quello contro il Sud. La storia ci ha insegnato che i cambiamenti avvengono anche attraverso l’abbattimento dei pregiudizi. Pensa a quel 1° dicembre 1955, quando una donna di colore disobbedì alla legge dell’Alabama che sui bus assegnava posti diversi a bianchi e neri. La signora non cedette il posto a un bianco e fu arrestata. Si chiamava Rosa Park, morta nel 2005 a 92 anni. Quella volta non passò nell’indifferenza. In segno di protesta 42mila persone di colore boicottarono i trasporti pubblici per tredici mesi. Nacque così il primo Movimento americano per i diritti civili dei neri, capeggiato da un pastore battista di 24 anni che si chiamava Martin Luther King. Poi fu premio Nobel per la pace e ammazzato il 4 aprile 1968 a Memphis, Tennessee. Ma tanto si mosse da allora che si è infine avuto il primo presidente americano di colore, Barak Obama. Benché dopo oltre cinquant’anni.

 La storia ci ha però anche insegnato che persistendo nel pregiudizio si mantiene il potere a danno della vittima del pregiudizio. Sembra il Marchese del Grillo immortalato nel cinema da Alberto Sordi: <Io so’ io, e voi non siete un cazzo>. E io per continuare a rimanere come sono devo far sì che tu non sia mai considerato come me. Fatto sta che, tanti anni dopo, aveva ragione l’umorista Ennio Flaviano, il quale diceva che poco alla volta il cretino non resta cretino generico ma si specializza. Diventa cretino 2.0.

  Fino a poco fa se sull’iPhone digitavate la parola <Vesuvio>, l’ineffabile apparecchio vi avrebbe collegato quella parola con <lavali>. Sigh. E se gli davate retta, vi avrebbe aggiunto <col>. Alla fine sarebbe diventato <col fuoco>. Effetto del T9, o <scrittura intelligente>: tu stai scrivendo una parola, e loro ti aiutano completandola prima ancora che l’abbia scritta tutta. <Suggerimenti predittivi>: <lavali col fuoco> come urlavano contro i calciatori del Napoli e contro i suoi tifosi quando negli stadi d’Italia c’era ancòra il pubblico.

 LIBERO ADATTAMENTO Ché questa è la morale: pregiudizio per sottomettere, quindi nient’affatto innocente. Né divertente, essendo più noioso di un piovoso pomeriggio d’autunno. Come dimostra Antonino De Francesco, docente di storia moderna all’università di Milano, del tutto neutrale non avendo nemmeno un procugino di Crotone. Nel suo <La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale> (Feltrinelli, 2012) ricorda come l’antimeridionalismo sia nato ben prima del meridionalismo. E con un preciso ruolo <nell’immaginario sociale del mondo>, nella convinzione creata nel mondo. Insomma: un marchio sul Sud. Aveva ragione Einstein: <E’ più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio>.

 Tutto questo per dire quanto sia pericoloso dare anche inconsapevolmente una immagine di Bari molto faziosa. Un’immagine a base di pronuncia storpiata, di furti d’auto e di panzerotti. E farlo prendendo l’innocente romanzo su Lolita Lobosco scritto dalla brava Gabriella Genisi e traducendolo in un molto discutibile sceneggiato televisivo. Bellezza di Bari a parte.