05/06/2021
Tutti verso Bari città < 15 minuti >

Domenica 30 maggio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Indirizzato a voi baresi. Voi baresi che state sempre a lamentarvi della vostra città. Voi baresi che non ve ne va mai bene una. Voi baresi che se vi danno un nuovo parco, dite che è solo un giardino. Che se vi danno una nuova pista ciclabile, dite subito dove devo mettere la macchina. Voi baresi non sapete quanto piaccia la vostra città ai non baresi. E non solo ai turisti, per i quali avete trasformato ogni condominio in un b&b. Ma a quelli che, lavorando da casa, tanto vale che possono farlo da dove credono, trasferirsi dove vogliono. E qual è il secondo miglior posto d’Italia preferito dagli “smart worker”, quelli appunto cui basta un computer e non serve un ufficio? Qual è il secondo miglior posto in cui verrebbero, se già non lo stanno facendo? Dopo Bologna e prima di Genova, proprio Bari. Paradiso della nuova vita da remoto. Della nuova vita dopo la pandemia.

 LUOGO PRESCELTO E non per la focaccia, né per la birra sudata, né per il polpo crudo. Ma uno ci verrebbe da Milano o da Verona o da Torino, una emigrazione a rovescio, per almeno quattro motivi. Il costo della vita più basso. La veloce connessione a Internet. Il divertimento. La sicurezza. Non contando più il dove ma il come farlo, perché non farlo? Almeno così la pensano i 18 mila iscritti alla piattaforma “Nomad list”, quelli sempre pronti a prendere un trolley e a spostarsi. Bari con buoni collegamenti aerei (stiamoci zitti sui treni che non le danno). E poi, come si dice, la mobilità “green”, senza smog, dei monopattini elettrici. Con 1700 euro al mese ci stai ampiamente dentro. E chiudi un occhio sugli ospedali. Tutto ciò che la pone al 352mo posto al mondo, con un voto di 3,29 su cinque. Vai a vedere se non deve addirittura dire grazie al virus.

 In tutto il Sud 100 mila ne sono tornati di meridionali che un giorno partirono. Il “South Working”. Compresi gli studenti che da un anno non vedono un’aula a causa della didattica a distanza. Ma sarebbe arrivata l’ora anche degli altri, quelli del Nord che tanto vale dopo il turno usciamo al sole e viviamo di stile mediterraneo invece che di grigio. Spendendo meno e godendo di più. Anche nei tanti borghi e centri storici che al Sud sono più ricercati del Sacro Graal. Con le città del Sud, il “luogo naturale dell’abitare umano”. I posti delle “vite di cortesia”. Ma anche quelli dei “15 minuti”. O quelli, come dice chi non parla come mangia, della “nuova prossimità”.

 L’ANTI-METROPOLI Insomma, lo abbiamo visto con questo Covid. Non potevi spostarti e volevi tutto sotto mano. Dall’alimentari alla posta alla farmacia all’ambulatorio alla scuola all’artigiano. Il contrario delle metropoli, con tante persone isolate, a cominciare dagli anziani. Metropoli come società senza cura, “careless society”, dicono gli inglesi. E non solo per la terapia, ma per uno sguardo, per un aiuto, per un buongiorno. Poca attenzione, appunto, per il prossimo. Solitudini connesse. E distanze con tanto vuoto attorno. Tutti senza radici e senza rapporti in quartieri dormitorio in cui per andarti bene ti deve andare tutto bene. In cui per passeggiare devi prendere l’auto.

 I 15 minuti devono riavvicinare la città. Città che diventino sempre più come sale da ballo (non discoteche), feste di quartiere più che notti belluine. In 15 minuti vai a piedi, fai ciò che serve, incontri chi conosci. Città casalinga ma non chiusa in casa. Città delle vetrine e non città Amazon, e chissà quante altre in Puglia e Basilicata. Se Bari piace tanto, significa che non è un male se le vengono i 15 minuti.