11/05/2021
Vitaccia da Covid come ci mancherai

Sabato 1 maggio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

No, non saremo più come prima. Scusa, ma perché questa cosa in presenza, non possiamo farla in Zoom? Senza che mi debba preparare, anzi proprio vestire perché tutto possiamo dire del Covid, ma bastano una tuta e una felpa. Senza che debba stare a farmi i capelli, tanto lì non è che si veda così bene se non mi passo uno shampoo da una settimana. E della macchina, ne vogliamo parlare? Vallo a trovare il posto, e con questo grattino che scade e devo stare sempre a scapicollarmi per mettere l’altro. E poi posso avere tutto sotto mano. Anzi mentre gli altri parlano posso anche buttare uno sguardo al cellulare, rispondere pure col vivavoce, basta che chiuda il microfono del computer. E invece se vado, fra incontro, andata e ritorno tre ore perdo, tu lo sai com’è. E poi, te lo devo proprio dire, non ne ho voglia, dover stare a fare la chiacchiera, vedere quelle facce. Colleghiamoci, tanto saremo in tanti che non vedranno mai se ho l’occhio di pesce morto.

TUTTI CASALINGHI  Siamo partiti incendiari, siamo diventati pompieri. Peggio ora con la vita da Covid. Non fosse per la Dad, la didattica a distanza che sta all’insegnamento vero come un Caravaggio sta a una crosta. Ma anche questo smart working ché mi manca tanto l’ufficio, almeno un caffè alla macchinetta ce lo andavamo a prendere, vedi se ora l’ufficio manca tanto come se fosse una suite alle Maldive. Anzi ora l’hanno tanto capito tutti, che vai a dirglielo, si torna come prima. Unico caso di accordo fra lavoratori e aziende senza un giorno di sciopero. E anche se stanno i bambini fra i piedi, tanto stavano pure se dovevo uscire per il lavoro,  sempre qualcuno se li doveva tenere. Sotto sotto il Covid ha prodotto un mondo da Zoom e da Smart. Ha prodotto una conquista partita da una emergenza. Ha elevato un computer da ossessione a salvezza. Ci ha modellato nel nostro silenzio prima riottoso ora complice.

 Ma quasi quasi, me ne resto a casa. Gli inglesi parlano di “effetto cocooning”, effetto bozzolo. Quello, tanto che esco a fare. Tanto, dove devo andare. Tanto, ho già tutto qua. Tanto, basta una telefonata. Tanto, ho il frigorifero pieno. Tanto, su Internet trovo tutto. Tanto, se devo fare quattro esercizi ho il tappetino dello yoga. Tanto, con WhatsApp parlo (parlo?) con tutti. Tanto, se voglio sapere una cosa accendo il tablet. Tanto, se devo comprare qualcosa vado su Amazon. E non mi devo stare a mettere la mascherina. E non devo stare a fare le code. Così nel giro di un anno una prigione è diventata un rifugio, un bunker è diventato un cinque stelle (minuscolo). Uno stato di difficoltà è diventato, come dicono i saggi, una opportunità. Da reclusi ci siamo sentiti liberati. Da squilibrati ci siamo sentiti pacificati. Da non vedo l’ora di uscire siamo passati, appunto, a me ne resto a casa. E’ vero che è una questione di colori, e basta un arancione se non addirittura un giallo a far svanire ogni bozzolo. E a riportarci nella spossatezza della corsa e dell’affanno. Del furore di vivere. Ma non è detto che il vaccino ci vaccini solo contro il Covid.

 TAVOLINI OVUNQUE E poi, le città. Parlando di Bari non si parla solo di Bari in Puglia. E non si parla solo di Bari al Sud. Chiusura dopo chiusura Bari si è trovata riaperta di una riapertura diversa. La sua strada più nota che, più che strada, era una bandiera, si è ritrovata un’altra strada. La sacralità del commercio e delle griffe si è scoperta laicizzata da ciò che sarebbe stato sacrilego in passato. E se (pare) il livello dei fitti si è scoperto insostenibile pur per grandi marchi globali, lo si è ritrovato sostenibile per la sua nuova offerta di socialità. Una offerta tanto lontana dalle luci della moda e dal richiamo delle vetrine da aver creato una nuova febbre cittadina, uno stile di vita dominante. Lo spritz. E tutto il resto del sedersi fuori, dello “stare”. Più che una città, una tavolinata. Tanto che la possibilità di metterne quanti più possibile ovunque è il moderno Eldorado di una nuova caccia al tesoro. Non c’è marciapiede o tombino che ne scampi. Andiamoci a mangiare una cosa. Con isole pedonali tanto più richieste e ricercate quanto più in passato si fecero barricate per evitarle. E con una guerra nazionale sul coprifuoco alle 22 o alle 23 che è il più alto dibattito culturale del momento.

 No, non torneremo a riabbracciarci. Dicono che non abbracciare a lungo disaffezioni. E meno che mai torneremo a baciarci. E riaprano finalmente questi cinema e teatri, anche se una serie tv è ormai impagabile. E riaprano gli stadi perché se entri in uno stadio e non c’è il pubblico, non è calcio. Ma questo calcio in tv, con una telecamera a calciatore, altro che stadio. Come la nostra vita cambiava sotto sotto dall’Anno primo della pandemia ce lo ritroviamo pari pari un anno e mezzo dopo. Covid a parte, prima non aspettavamo l’ora che finisse. Ma ora che può finire, stiamo tanto comodi così.