15/03/2021
Ai Comuni del Sud date subito nuovi assunti o addio Recovery

Venerdì 12 marzo 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Non c’è tempo da perdere: facciano assumere sùbito migliaia di dipendenti ai Comuni del Sud. E’ la condizione perché i soldi europei del Recovery Fund non vadano a finire in gran parte al Nord. Non quindi spreco clientelare, ma ciò che serve perché il Sud non subisca il danno e la beffa. Il danno di essere anche coi Comuni al di sotto del resto del Paese. La beffa di patirne le conseguenze come ora. Perché saranno i Comuni a realizzare i due terzi dei progetti che i 209 miliardi consentiranno. E con le attuali forze i Comuni del Sud non ne sono in grado. Non è stato lo stesso Draghi a dire che devono <irrobustirli>? Ma se non lo fanno, si passerebbe tutto al resto del Paese che può. Perché ha più personale che si ritrova essendo sempre stato favorito dalla spesa dello Stato. Ma non sarebbe il momento di rimediare? Ah, guardate, davvero vorremmo, ma non ce n’è il tempo.

 E invece c’è, e ci deve essere. Tutti i Comuni sono in sofferenza per l’austerità e il taglio dei fondi. Quelli del Sud anche per quel capolavoro di federalismo che per loro si è tradotto non solo in meno soldi ma in servizi peggiori per i cittadini e tasse più alte rispetto agli altri. Così in tutto il Sud i dipendenti sono diminuiti del 28 per cento (in Puglia il livello è di 64 su una media italiana di cento). Ma per l’80 per cento hanno più di 50 anni, quindi spesso non tecnologicamente avanzati. Per l’80 per cento non sono laureati. Oltre la metà dei Comuni hanno problemi finanziari o sono in dissesto. La prevista perequazione ha sperequato invece che perequare. Cosicché la spesa comunale per abitante che al Sud è consentita è del 15 per cento inferiore a quella degli altri. La mancanza di equità del Paese.

 Si hanno solo cinque anni di tempo per completare i progetti che devono ridurre il divario come vuole l’Europa. Se si sfora, niente soldi. Ci vogliono ingegneri, informatici, architetti, fisici, geologi, statistici, agronomi per farlo. Proprio ciò che gran parte dei Comuni del Sud non hanno o hanno meno di quelli del Nord. E poi, se si devono potenziare servizi, più facile dove questi servizi sono già più efficienti. Non avete scuole, università, ospedali, asili nido, bus all’altezza? In cinque anni al massimo ridipingiamo i muri, passiamo ad altri. Con la giustificazione che volevamo favorire il Sud, ma il Sud non ce l’ha consentito. Ma scusi, è colpa del Sud? Non è il momento di fare questi discorsi.

 E’ stata l’Anci (Associazione Comuni italiani) del presidente Decaro a farlo presente al ministro Brunetta (e si muove anche l’Anci del Sud). Con tutto il deficit che si sta purtroppo cumulando per la pandemia, non sarà questa spesa in più a precipitare i bilanci. Visto soprattutto che negli ultimi dieci anni questa spesa è diminuita di 9 miliardi. E che negli ultimi sette anni i dipendenti persi sono stati 120 mila, un quarto del totale, in gran parte al Sud. Allora sblocco immediato delle assunzioni e procedure di urgenza visto che quando si libera un posto nei Comuni, ci vogliono 18 mesi e 12 adempimenti per coprirlo. E non si possono nemmeno fare affiancamenti. Mentre solo i più ricchi (quelli del Nord) si possono pagare consulenze.

 Una trappola. Col ministro che si sarebbe mostrato sensibile, sperando che lo sia anche il suo consigliere nordico Cottarelli non proprio convintissimo delle ragioni del Sud. Ma è totale il silenzio dei politici meridionali, come se non gli interessasse. Forse nessuno li ha avvertiti. E forse non ritengono di doversi far sentire per sostenere la ministra del Sud, Carfagna, sola e senza portafoglio in un governo a forte trazione nordista. Carfagna che nei giorni scorsi ha assicurato che si vuole creare nel Piano di Ripresa e Resistenza un capitolo dedicato al Mezzogiorno. Si vuole. Così come ha chiesto di far parte della Commissione fabbisogni standard che si occuperà dei Lep. Cioè quei Livelli essenziali di prestazione il cui mancato calcolo da 12 anni continua a penalizzare il Sud con servizi tutti al disotto del minimo costituzionale. E se nella Commissione non c’è la ministra del Sud, chi deve esserci?

 Intanto il ministro dell’Economia, Franco, davanti alle commissioni parlamentari ha fatto genericamente riferimento al criterio che assegnerebbe al Sud almeno il 34 per cento del Recovery. Almeno. Ma sappiamo che il criterio dell’Europa ne prevede non meno del 66 per cento. Percentuali che sarebbero solo teoriche se non si fanno immediatamente quelle assunzioni nei Comuni del Sud. Se non si fanno, significa che si sta ancòra una volta condannando all’ingiustizia più di un terzo del territorio e un terzo della popolazione. Significa che i forti avranno ancòra una volta vinto.