24/10/2020
Alta velocità meridionale. Perchè sarebbe una svolta

Venerdì 2 ottobre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Quando si dice impudenza. Che meraviglia l’Alta Velocità ferroviaria, esultano al Nord. Troppo bella perché anche il Sud debba averla. Ha cambiato l’Italia, aggiungono, e nessuna preoccupazione che sia mezza Italia. Anzi non bisogna darla al Sud neanche con i soldi europei, visto che è partita la guerra delle bugie per negare che quei soldi debbano andare soprattutto al Sud come chiede l’Europa. Negata la rapina di 61 miliardi all’anno tolti al Sud per spenderli al Nord. E con i quali si darebbe anche al Sud non solo il <Frecciarossa>, ma si darebbe un benessere che deve essere negato per lasciarlo soltanto all’Italia privilegiata. A te l’Alta Lentezza. Ma per la prima volta il Sud dice basta alle bugie.

 Afferma la grande stampa del Nord che poche infrastrutture hanno saputo modificare radicalmente le abitudini di noi italiani come l’Alta Velocità. Tutto giusto, tranne il <noi italiani>: diciamo <loro>. Un esempio? Milano-Torino, meno di un’ora. Così nessuno si trasferisce più da una città all’altra per lavoro, non vorranno fare gli emigranti come i meridionali. Un’ora e vai al lavoro, un’ora e torni a casa, come se andassi in bus dalla periferia al centro. Stessa cosa, aggiungono, per Roma-Napoli, dove migliaia di professionisti e lavoratori si spostano in giornata come se vivessero in un’unica area metropolitana. Ma Napoli non è tutto il Sud. Anzi pensa se ci fosse la stessa fortuna fra le città del Sud: unica area di sviluppo meridionale. Unico Sud più compatto e forte, non sia mai.

Ma il top è Roma-Milano. Parti alle 7, arrivi alle 10, lavoro-pausa pranzo-lavoro, ritorno alle 22: e la chiami trasferta? E’ Einstein a farci capire perché il Frecciarossa non è solo un treno ma una svolta: <Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando>. Beh, se andiamo da Bari a Reggio Calabria in 4 ore, col computer sai quante cose fai. Ma se ci vai come oggi in 9 ore, sai quanto tempo sprecato. Mentre nell’altra Italia tante famiglie non si sono divise o sradicate per un trasferimento. E tanti docenti universitari possono fare una semplice spola invece di cambiare sede e casa. E non ne parliamo, dice il giornalone bontà sua, delle facilitazioni per amori, matrimoni, relazioni sentimentali clandestine comprese: questa è vita, ragazzi. Da frecce.

 Insomma l’Italia di oggi è <più corta, più rapida, più vicina>. In una parola: <più contemporanea>, la conclusione. Italia del Centro Nord. A spese di quella del Sud che, invece che più corta, è più allungata. E invece che più contemporanea, è più arretrata. Ma così va quando ti sottraggono i 61 miliardi all’anno, anzi così deve andare anche ora che si potrebbe rimediare almeno con i soldi europei. Con stampa, Confindustria, Regioni, organizzazioni, Sistema del Nord impegnati a dimostrare perché il Recovery deve andare soprattutto a loro e non al Sud come vogliono a Bruxelles. E intanto il Frecciarossa deve essere per il Sud come i maccheroni di Pulcinella: sono buoni i maccheroni, me lo ha detto un mio amico che glielo ha detto il cugino che li ha visti mangiare. Ma attenzione, più che un cialtrone Pulcinella è un Sud che resiste.

 La voce più autentica in tema è però quella dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Sapevamo di stare scrivendo un pezzo di storia con l’AV, dice. AV che ha cambiato la cultura, l’architettura, l’ambiente (dove c’è). Perché soltanto nel 2018 ha tolto dalle strade 10 milioni di auto col loro inquinamento. E i grandi architetti hanno cambiato il volto alle stazioni. E tanta valorizzazione immobiliare nei dintorni. Un sogno, chissà in quale Paese lontano. Scusi l’ardire, ma il Sud? Ci stiamo lavorando, nel 2026 da Napoli a Bari si andrà in meno di due ore. E il Pil dell’area crescerà dell’1 per cento, con 20 mila posti di lavoro. Proprio ciò che dicono al Sud, chissà che Sud sarebbe se non avvenisse solo fra Napoli e Bari, e solo con l’Alta Capacità (doppio binario) per giunta. In attesa che qualcuno ci pensi, Ferrovie dello Stato per ora investono nel mondo. Il Sud può attendere.

 Tutto il rispetto e l’orgoglio per un’azienda italiana che si afferma. Ma solo rabbia e rivolta verso uno Stato che ha considerato finora il Sud un’appendice a un resto d’Italia al quale spetta tutto. E Stato che non ha dato al Sud neanche una delle cose che portano a una svolta, chissà se proprio nel timore che quella svolta possa infastidire l’egoismo e l’ingiustizia storici dei favoriti. Per non parlare di una linea adriatica che meno che mai può diventare, appunto, <più contemporanea>, anche perché non si riesce a trovare un nido per un uccello che lo ostacolerebbe, pensa tu. Le Regioni del Sud si mettano insieme attorno ai ministri Provenzano e Boccia. Si può non avere un Frecciarossa ma non perdere la faccia di fronte all’arroganza di chi ha tutto per sé e vuole conservarlo.