24/10/2020
Chiamami < scuola > . Sarò la tua roulette

Sabato 3 ottobre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Ma insomma, lo vogliamo fare questo elogio del professore? Anzi della professoressa, visto che solo alle elementari sono 240 mila contro 9 mila  uomini? Abbiamo trascorso la prima fase del virus con tanta riconoscenza per medici e infermieri, anzi infermiere. Tanta la riconoscenza che dovremmo eleggerli donna e uomo dell’anno, in concorrenza con la mascherina. Ma gli insegnanti niente, solo perché non sanno ancòra guarire i sintomatici. Come se fare tre mesi di lezioni a distanza non avesse tenuto in piedi il Paese insieme alle terapie intensive. E come se fosse stata una passeggiata, anzi qualcuno ha insinuato che per il pubblico impiego sarebbe stata una vacanza. Chi lo detto non deve essere stato mattinate intere non in una scuola ma davanti a un computer. Mattinate sperando che di tanto in tanto dall’altra parte spuntassero volti di ragazzi invece che palline con le iniziali e voci invece che interruzioni della connessione. Come se Gigi Proietti fosse diventato Gigi Proietti recitando in un teatro vuoto e con la luce che andava e veniva.

 MILLE CATEGORIE Chi lo ha detto, ci consenta, è uno svergognato. Un insegnamento a distanza senza mai capire se hanno capito. Senza cioè poter mai cogliere in chi ascolta, qualcuno ha detto, quella luce che brilla negli occhi, quella palpebra che batte, quella fronte che si increspa, quel segno di vita per essere almeno sicuri che non hai parlato da solo come un disturbato. Per essere sicuri che almeno qualcosa non sia andato perduto. E poi, concluso l’anno scolastico, la sarabanda della riapertura, che normalmente è tranquilla come una gita nel mercato di Wunan. Ma che quest’anno è stata più complicata di un trattato di fisica quantistica fra distanziamenti, monobanchi, minilezioni, ingressi alternati, termoscanner, tamponi, referenti Covid, non nominati, precari. Non una categoria, i docenti, ma un gruppo sanguigno.

 C’è chi ha fatto una conta più o meno attuale. Ci sono precari per il sostegno. Precari per l’infanzia. Precari di seconda e terza fascia. Precari <ex Tfa>. Precari <già Ssis> (non chiedete cosa sono perché non lo sa neanche chi scrive e per la verità neanche loro). E poi le Gae, graduatorie ad esaurimento, pare. Graduatorie di istituto. E il <Coordinamento Tfa> di chi ha superato il tirocinio formativo attivo, ma anche i <concorsisti Tfa sostegno quinto ciclo>, i non stabilizzati ma specializzati sul sostegno e quelli con 24 <Cfu>. Incalzano i laureati in Scienze della formazione primaria, i Diplomati magistrali, i <Mad> (non <pazzi> in inglese, ma <Messi a disposizione> con buona possibilità che passino fra i <mad> all’inglese). Scuola che è fra selezionati posti al mondo in cui si possa entrare per concorso o per elenco precari, attinti dalle Gm (graduatorie di merito), dalle <Gp (Graduatorie permanenti) ora <Gae>, graduatorie a esaurimento da 14 anni. E per non farsi mancare niente le <Gmre>, Graduatorie regionali di merito ad esaurimento. Sembra un codice segreto da 007. Aggiungici 8 ministri della pubblica istruzione negli ultimi 10 anni e capisci perché la Azzolina è innocente come una monaca.

 PROF DA PRIMA PAGINA Qualcuno ha parlato di sindacalismo a vanvera. Di sicuro è una vita a vanvera quella dei docenti, categoria tacciata di non lavorare molto da chi dimentica le lezioni da preparare, i compiti a casa, l’aggiornamento, le riunioni, i collegi più faticosi di una maratona di New York. E i colloqui con genitori diventati più aggressivi di piranha e di figli bulli più sfacciati di un Trump. E vita nella quale il loro ruolo sociale è maltrattato solo in un Paese in cui imparare sembra essere diventato un obbligo e non un diritto. E Paese in cui un titolo di studio non sembra più il mezzo più giusto per la crescita sociale. Eppure la cronaca di questi giorni di traversata del deserto registra l’esempio della professoressa che lavora il doppio dell’orario altrimenti i bambini sarebbero dovuti uscire prima. O quella che si è offerta di accompagnare a turno gli alunni che abitano vicino a lei. Un eroismo della normalità in un Paese in cui un problema da risolvere non è un problema da risolvere ma un modo di fare baccano.

 Così s’affaccia l’altra via delle famiglie, in salotto si studia di più. <Homeschooling> per chi parla le lingue, <istruzione parentale> da noi. Insomma lezioni a casa, ci pensano mamma e papà o un insegnante privato per chi può. Scelta pare tanto più gradita quanto più il virus non si decide a mollarci. Del tutto in osservanza della Costituzione secondo la quale <è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli> ma non dovere di mandarli a scuola se non per gli esami. Poi magari chiamano una pensionata. O, il più delle volte una precaria. Ma allora si tratta di vedere di quale gruppo sanguigno. Magari di quello andate tutti a quel Paese voi e la vostra scuola e come l’avete combinata.