06/12/2020
Dare al Sud il miliardo dato allo sci del Nord

Venerdì 13 novembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Dovrebbero. Dovrebbero essere capaci di entrare nella casa di un meridionale e dirgli che vale meno di uno del Nord. Esempio la Calabria. La cui sanità è commissariata da dodici anni. Ma prima le mandano un commissario che scopre per caso di dover fare il piano Covid per la regione. Poi lo sostituiscono con un altro il quale affermava che la mascherina non serve a niente. E intanto tutto ciò che si doveva fare per prevenire la seconda ondata della pandemia consiste nella straordinaria cifra di 6 terapie intensive in più. Tanto da sospettare che sia un trattamento esclusivo da Sud. Insieme ad altre cifre da inesorabili due Italie. Nel frattempo per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina un miliardo c’è, e pronto cassa. Più sci, meno vita.

 Per fortuna è una trasmissione televisiva a rivelare che spettava a Cotticelli mettere la Calabria in condizione di affrontare il Covid ma, poverino, non lo sapeva. Immediato esonero per il generale che era stato scelto dagli ex ministri leghisti Salvini e Stefani. Nomina allora per il cesenate Zuccatelli la cui teoria è che l’unico rimedio contro il virus è la distanza e che per contagiarsi bisognerebbe baciarsi per quindici minuti con la lingua in bocca (testuale). Mentre per tutto questo la regione è zona rossa e, più che di cabaret, avrebbe bisogno di non ammalarsi. Perché chi lo facesse avrebbe a disposizione 146 postazioni di intensiva, grande progresso quando in primavera erano 140. E per ottenere questo straordinario risultato ci volevano commissari che avrebbero dovuto essere più capaci di chiunque altro in Calabria, pensa tu.

 E però non è che la Calabria sia l’unica isola infelice nel Mezzogiorno. Le danno 6,3 postazioni ogni 100 mila abitanti, mentre nel Veneto ce ne sono oltre 20 (Campania 10,2, Puglia 10,8, Basilicata 11,5). Cosicché la Calabria ne ha ora 146 in tutto, il Veneto 494: naturale, essendo il Veneto molto più popolato.  Ma se quelle aggiunte in Calabria sono appunto 6 in sei mesi, quelle in più del Veneto sono addirittura 331. Proporzione non diversa dalla proporzione, altro esempio, fra Emilia Romagna e Puglia: alla prima 449 posti-letto prima del Covid, alla seconda 304, pur avendo quasi la stessa popolazione. Ora, col Covid-bis, Emilia 67 in più, Puglia 62 in più: cioè divario accentuato.

 Almeno nel diritto di essere curati, si dovrebbe essere tutti uguali. E invece c’è un pezzo di Italia che ha più diritto degli altri, perché la spesa pubblica squilibrata lo favorisce a danno del resto. Il fatto è che da una parte si è calabresi o campani, dall’altra lombardi o friulani, non vorrete mettervi a confronto. E mentre quasi tutte le regioni del Sud erano curate peggio perché dovevano rientrare dal deficit (inevitabile dati i mezzi insufficienti a disposizione), al Nord soprattutto Piemonte e Liguria lo aumentavano senza conseguenze. Anzi facendo le assunzioni di medici e infermieri precluse al Sud. E con lo Stato che anche quest’anno, e nonostante la loro pessima prova in primavera, ha continuato a favorirle insieme a tutto il Nord come se nulla fosse.

 Il fatto è che anche ora riemerge il veleno del federalismo, come se non bastasse una tragedia che si sta trasformando in farsa. Con le regioni che contestano di tutto, a cominciare dai dati sui contagi e dalle conseguenti restrizioni nell’interesse loro e altrui. In una riffa fra rosso, arancione e giallo. Fra scuole aperte e didattica a distanza. Fra chiusure accettate o rifiutate, come se le chiusure attuali non prevedano comunque che le aziende continuino a lavorare per non collassare di nuovo l’economia. E come se chi deve poi decidere fosse ignaro di ogni problema e lo facesse perché così gli gira. Un federalismo il cui fine ultimo è l’autonomia rafforzata di chi pretende di trattenersi i soldi delle sue tasse come se fosse roba propria, altrimenti lo Stato li dà al Sud. Al quale ogni anno sono sottratti 61 miliardi di spesa pubblica che gli spetterebbe e che invece vanno al Centro Nord senza che in questo caso nessuno abbia nulla da obiettare.

 I dodici anni di commissari della sanità calabrese dovevano sanare un deficit che con loro è però aumentato di sei volte. Una regione umiliata da figuri di partito tanto fedeli quanto incapaci. E intanto, invece di dare più posti-letto al Sud, si finanziano gli skilift delle regioni del Nord che dovevano fare tutto a spese loro, mentre per le Universiadi di Napoli non c’è stato un euro pubblico. Si muore ma di sicuro più importante è lo slalom.