30/07/2021
Fiera del Levante così sarà lo spettacolo del Sud

Venerdì 30 luglio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Certo, la Fiera del Levante di Bari a settembre significava che la vita ricominciava dopo le vacanze. Ricominciava la vita nazionale visto che ogni anno per inaugurarla si scomodava il capo del governo. Ma era un appuntamento così stanco da non sorprendere più di tanto l’annuncio dell’85ma edizione rinviata all’anno prossimo. Perché sono stati prenotati solo il 10 per cento degli spazi, si è detto. Perché le imprese temono il domani. Perché non solo circola ancòra il Covid ma ce n’è un ospedale proprio nei viali dei visitatori. Tutto vero. Ma il fatto è che la fiera era da tempo come colui che, “del colpo non accorto, andava combattendo ed era morto”. Eppure fiera con un grande futuro davanti pur se sembra una utopia.

  Ora non era più né carne né pesce. Troppo generalista quando altrove le fiere generaliste sono scomparse da un pezzo. Troppo legata alla retorica del milione di persone che faceva titolo sui giornali ma non assicurava granché. Troppo legata ai gelatini e ai wurstel tedeschi ma meno a quanti affari si sviluppassero. Troppo appiattita sul ciarpame della Galleria delle nazioni per considerarsi internazionale. Troppo legata a una stagione di intervento pubblico al Sud per ritenersi ancòra centrale nella politica nazionale. Troppo fossilizzata su una vocazione verso l’Est europeo per cogliere la nuova geografia della globalizzazione. Tanto periferica in Italia quanto lo è diventata poi per la stessa città e per la stessa regione. Insomma mondo cambiato e fiera no.

 Ma non è detto che lo stop di un anno sia poi tutta una iattura. Anche se già l’addio di una multinazionale come Eataly aveva fatto capire l’aria. Sono state tradite le promesse di crescita, ha detto il patron Farinetti. Una crescita che può partire dalle sia pur poche rassegne specializzate, infatti confermate. Una crescita tanto più importante ma anche tanto più improba quanto più la fiera è figlia di un Sud privato dai governi dei mezzi per crescere di più. La fiera soffre di un territorio e il territorio soffre della sua fiera. In una Bari letta ancòra come città commerciale mentre ormai è soprattutto città industriale e di servizi. Come se rispetto alla fiera la vita si svolgesse altrove.

 Perciò è stato troppo frettoloso il no alla proposta di fare della fiera la sede di una scuola di medicina. Comunque una proposta in un deserto di proposte. Mentre a Milano l’Human Technopole, lautamente finanziato dallo Stato, assume studiosi di genetica da tutto il mondo. Non decolla, in fiera, il Museo del cinema dalla sede invidiabile. Vi albergano l’Apulia Film Commission, l’Impact Hub e un birrificio artigianale. Dimenticati il parcheggio multipiano e la multisala cinematografica. Quando non si sa dove ospitare un congresso si bussa alla fiera, una traccia di quel centro congressi del quale si parla (inutilmente) da decenni. Come un bancomat vi si bussa anche per i maxiprocessi. Ma per il resto una di quelle cattedrali nel deserto delle quali il Sud ha già sofferto tanto. Una bella (e neanche troppo) addormentata. Ignara di un nuovo purtroppo misconosciuto Sud del quale potrebbe essere lo spettacolare cuore pulsante.

 E’ il Sud della startup leccese che è quotata alla Borsa di New York. E’ il Sud dell’alta tecnologia. Il Sud di centri di ricerca di livello mondiale. Il Sud che di fronte alla celebrata californiana Silicon Valley può esibire le sue Valley dell’industria aero-spaziale, della farmaceutica, dell’auto, della meccatronica, dell’energia, delle telecomunicazioni, della nautica, del cinema, delle produzioni tv, dell’agro-alimentare, della robotica. Un Sud in cui colossi planetari vengono a formare i loro tecnici informatici. Un Sud che esiste ad onta di un racconto interessato a presentarlo come terra perduta. Un Sud che con tutto questo può essere il futuro di un’Italia che ne ha bisogno per se stessa oltre che per il Sud. Ora si potrebbe dire: portate tutti un vostro ufficio alla Fiera del Levante, facciamone il punto di raccordo del meglio Sud. Una fiera come esposizione permanente azienda per azienda, giorno per giorno. Tutti lì, una cabina di regia dove il Sud si ritrova gomito a gomito e si propone, centro direzionale tutto l’anno, la sinergia che sempre manca. Può essere l’Expo di Milano a Bari e l’Human technopole pure. Può essere il vero ministero del Mezzogiorno. Può essere darsi coraggio ed esempi, può essere la visione e il mercato che ora mancano al Sud. Una ambizione. Una svolta.

Dice: ma c’entra con la fiera? Con la fiera di adesso, niente.