09/01/2021
Fino al 2069 il Sud come ora? Non scherziamo si deve reagire

Venerdì 8 gennaio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Il divario fra Nord e Sud non verrà colmato neanche nel 2069. Questo lo scandalo contro il quale il Sud deve reagire. Quarantotto anni. Sono gli stessi passati da quando, nel 1972, il professor Pasquale Saraceno, valtellinese amico del Sud e tra i fondatori della Svimez, previde che il divario sarebbe stato annullato solo nel 2020. Fino al 31 dicembre scorso nulla è avvenuto. E come allora si abolì la Cassa per il Mezzogiorno e ogni tipo di intervento per il Sud, così ora si vorrebbe ridurre la percentuale del Recovery Plan da assegnare al Sud, violando le indicazioni dell’Europa che non ammette più divari. Eppure un piano di opere da realizzare al Sud c’è: un piano col quale il Sud offre anche al resto d’Italia la possibilità di crescere di più. Altri 48 anni passerebbero inutilmente se venisse ignorato.

 Piccolo del Sud che nasci ora: finché avrai 48 anni, dovrai vivere in un posto in cui l’ingiustizia di uno Stato ti darà una qualità della vita peggiore rispetto a quella di chi nasce al Nord. Avrai meno asili nido, meno scuole, meno possibilità di viaggiare, meno possibilità di curarti se non starai bene, meno lavoro. E come hanno fatto altri prima di te, probabilmente sarai costretto a emigrare, a non dare il tuo talento, le tue energie, il tuo futuro alla tua terra. Non è un cattivo augurio. E’ quanto è successo a chi nel 1972 aveva i tuoi anni. E’ quanto potrebbe succedere anche a te se per il Sud non faranno nulla come avvenuto da quando la previsione del professor Saraceno fu pubblicata dal <Corriere della Sera> (13 settembre 1972).

 Ma il professore ipotizzava il 2020 senza sapere che al Sud sarebbero cessati gli investimenti pubblici che fino ad allora lo avevano fatto crescere come mai. Crescere contribuendo al boom economico del Paese. Facendo vincere all’Italia l’Oscar per la stabilità della lira. Dimostrazione che il Sud cresce, e a volte più del Nord, se man mano si eliminano le cause del suo ritardo. E si ferma quando tutto viene azzerato come avvenuto dal 1984 in poi. Quando la questione meridionale, cioè l’insopportabile dualismo a danno di più poveri, fu sostituita dalla questione settentrionale, cioè l’insopportabile privilegio dei più ricchi.

 E se allora fu l’abolizione della Cassa per il Mezzogiorno, che tanti meriti ebbe finché non le misero le mani addosso le regioni, ora è il Recovery Plan. Che si vorrebbe riservare al Sud in una percentuale del 34 per cento, pari cioè solo alla popolazione. E ignorando gli altri due parametri che l’Europa impone di considerare: il minor reddito e la maggiore disoccupazione. Ciò che dovrebbe ribaltare la proporzione, con quasi il 70 per cento al Sud e il resto al Centro Nord. Perché se non ci fosse stato il Sud, mai con 209 miliardi l’Europa avrebbe assegnato all’Italia la più alta quota di finanziamento anti-virus fra i Paesi membri.

 Se restasse il 34 per cento, i prossimi 48 anni passerebbero inutilmente (anzi dannosamente) come quelli dal 1972 all’appena concluso 2020. Perché non si farebbe tutto ciò che continua a conservare il divario più ampio fra tutti i Paesi occidentali. E’ stato il Movimento per l’equità territoriale, nato dalla società civile, ad elaborare un piano di tutto ciò che va fatto al Sud non solo per non perdere altri 48 anni. Ma per rimediare a una situazione che danneggia tutto il Paese, colpevole di avere un secondo motore di crescita e di tenerlo spento. Piano sull’impiego del 70 per cento consegnato al governo e ai parlamentari. Perché nessuno possa dire di non sapere e di non avere progetti pronti.

 Anzitutto calcolare i Lep, livelli essenziali di prestazioni, senza i quali i servizi pubblici al Sud rimarrebbero come ora tutti sotto il minimo costituzionale. E con i Lep, le infrastrutture. Il corridoio di alta velocità ferroviaria che dalla Scandinavia porti al Mediterraneo attraverso il ponte sullo Stretto di Messina. E l’alta velocità sulla linea adriatica. E il collegamento autostradale fra Ovest ed Est che non lasci isolato il Molise e tutto l’Appennino, mancando ancòra un treno diretto fra Napoli e Bari. E la statale jonica. E le ferrovie dello Stato a Matera. E il collegamento fra Taranto e il Tirreno che passi per Potenza.

 Ma il piano prevede anche un Sud tutto collegato con la banda larga via d’accesso al futuro. E stop al carbone a cominciare dall’Ilva di Taranto. E il tempo pieno in tutte le scuole meridionali. E un sistema sanitario che non ci voleva il Covid a indicare come fra i primi problemi. Il risultato sarebbe un Sud che non solo non toglierebbe nulla a nessuno. Ma aggiungerebbe a tutto un Paese che continuando come ora sarebbe sempre l’ultimo per crescita. L’ultimo nella stessa Europa che gli ha detto come evitarlo, come non continuare così. L’alternativa sarebbe arrivare al 2069 e trovare il deserto ma allora trovarlo non solo al Sud.