06/02/2021
Il grande Sud che l'Europa pretende col Recovery

Venerdì 29 gennaio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Le Regioni del Sud tutte insieme alla <battaglia del Recovery>. Una rivoluzione. Una santa alleanza mai avuta finora. Un inizio di Macroregione meridionale capace finalmente di farsi valere. Per accendere al Sud un secondo motore di sviluppo voluto dall’Europa come condizione perché ce li dia davvero quei soldi ora molto a rischio. Perché se corre Napoli, corre Milano, non il contrario. Perché l’enorme vantaggio di posizione del Sud nel Mediterraneo tornato centro del mondo non vada sprecato come fa ora l’Italia. Perché l’Europa chiede dalla Puglia alla Campania alla Sicilia una forza sufficiente a nome di tutto il continente anche nel rapporto con l’Africa emergente e contro la sempre più invadente presenza cinese. Il futuro europeo vuol passare da Bari a Palermo ma l’Italia fa finta di niente.

 Non era mai successo che alla Conferenza Stato-Regioni il Sud si presentasse compatto. Come fa il Nord, con l’emiliano Bonaccini dalla faccia di centrosinistra e il cuore leghista, e con la Lombardia che si ricandida sfiatata locomotiva. Un coordinamento meridionale al di là delle sigle politiche. Perché chi rappresenta il Sud sia anzitutto meridionale e poi Pd, M5S o di destra. E faccia gli interessi del Sud prima di quello dei propri partiti ampiamente nordisti. Unico popolo, unico territorio. Non solo per pretendere quella percentuale del 70 per cento dei fondi che Bruxelles ha stabilito altrimenti non avrebbe mosso un dito nonostante la pandemia. Ma anche per rassicurare sul loro migliore utilizzo. Per spiegare che il pregiudizio sulla incapacità di spendere finora non ha tenuto conto che per ogni progetto ci vuole una compartecipazione che lo Stato non dà. Non ha tenuto conto dei tempi delle opere pubbliche in questo Paese. E non ha tenuto conto che i governi non aggiungono quei fondi europei come dovrebbero a quelli nazionali. Ma li sostituiscono rendendoli inerti per lo sviluppo. E dandone la colpa al solito Sud, come?, con tutti quei soldi.

 Il Mediterraneo non è più mare di solo passaggio ma mare di commerci e investimenti fra le due sponde. E che fa l’Italia nella sua bozza di piano? Privilegia i porti di Genova e Trieste che sono tre giorni lontani. Alla faccia dei tanti ministri e della loro sbandierata definizione del Sud come <piattaforma logistica nel Mediterraneo>. E alla faccia della stessa Europa che vuole il collegamento veloce fra Scandinavia e Mediterraneo, appunto, per arrivare fino a Suez e ad Hong Kong. E lo vuole attraverso l’alta velocità ferroviaria a Est e a Ovest, i porti del Sud e il ponte sulla Stretto di Messina, non Genova e Trieste che taglierebbero fuori il resto d’Italia e la Scandinavia dall’Europa del Sud. Così addio Taranto, Napoli, Salerno, Gioia Tauro, Augusta. Con Tangeri in Marocco che punta a prendersi tutto. E Sud così solo molo di attracco per la barchetta, altro che piattaforma. E Sud ancora una volta indirizzato a un destino economico di sole, mare e cicorielle dell’agricoltura.

 E invece occorre il <livellamento del campo da gioco> del quale parla la Svimez per una ripartenza davvero alla pari. Quella che eviti al Sud la condanna alla desertificazione, all’Italia la condanna alla decrescita infelice, all’Europa la condanna alla perdita del Mediterraneo. Lo scenario è tanto affascinante quanto a portata di mano. L’istituzione delle quattro Zes (Zone economiche speciali) nei porti di Napoli, Bari, Taranto e Gioia Tauro, insieme alle due siciliane: parte di qui il grande possibile futuro mediterraneo su cui punta l’Europa. Un quadrilatero, sei sistemi portuali che, interconnessi e sincronizzati, possono attivare lo sviluppo della vasta area del Mezzogiorno che coinvolge 21milioni di persone. Per dialogare, attrarre, stimolare. E, iniziando dai porti, connettere interporti, aeroporti, ferrovie, reti stradali, università, centri di ricerca, produzioni, iniziative. Con le aree interne sottratte appunto al deserto e coinvolte, a cominciare da Irpinia, Sannio, Murge sulla nuova linea Napoli-Bari. E la Calabria dei borghi sulla linea fra Salerno e Reggio. Con la diagonale che da Brindisi e Taranto verso Potenza rompa l’isolamento della Basilicata sulla scia anche del piccolo rinascimento di Matera capitale europea della cultura. Con Tirreno e Adriatico non più lontani e l’avvicinamento tra i poli metropolitani di Campania e Puglia. E l’Adriatico con gli stessi treni del Tirreno.

 Una ricucitura che ricuce l’Italia e l’Europa. Una ricucitura per un Sud disegnato dai prefetti sabaudi dell’Unità in modo che fosse disunito. Una ricucitura che diventi anche ricucitura del pensiero. Questo provano ora a fare le Regioni del Sud. Vai per il Sud, e ti rendi conto che è tutt’altro che un deserto industriale e tecnologico. Che può essere la principale calamita per gli investimenti internazionali. L’Europa lo sa e lo vuole. L’Italia fa le crisi di governo.