10/07/2021
Impoverire il Sud: riecco l'autonomìa dei ricchi

Venerdì 2 luglio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Tenersi i propri soldi impoverendo il resto d’Italia. Puntale come l’afa d’estate, ecco tornare l’autonomia rafforzata. Il tentativo cioè di tre Regioni del Nord di sfasciare l’Italia molto più di quanto avvenuto con la pandemia fai-da-te. Cioè far passare la loro ricchezza come un merito che va premiato consentendogli di sottrarre al Paese il contributo delle loro tasse. Ma senza quelle entrate, lo Stato non avrebbe più i mezzi per assicurare agli altri l’attuale livello di servizi, che soprattutto al Sud sono già  indegni di un Paese civile. Proprio quando il misero 40 per cento del Recovery al Sud è la pietra tombale di ogni speranza non solo di riduzione del divario. Ma anche di uno sviluppo che non porti via i suoi giovani con l’emigrazione. Ma alle tre Regioni dell’egoismo nazionale non importa granché. 

 E’ stata la ministra lombarda Gelmini a rilanciare il federalismo fiscale annunciando per metà luglio una legge a favore della richiesta della sua stessa Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna. Con una entrata a orologeria proprio mentre la sua collega del Sud, la Carfagna, diceva che per il Sud bisogna calcolare quei Lep che mancano da vent’anni. Cioè quel livello minimo di prestazioni, appunto servizi, che al Sud sono tutti al disotto di quanto prescrive la Costituzione. Migliori servizi al Sud? Allora rilanciamo proprio ciò che li renderà ancòra peggiori. Nonostante almeno sei articoli della Costituzione violati. E benché la stessa buona volontà della Carfagna prendesse tempo fino al 2026, quando chissà quanti santi e quante feste passeranno.

 Si sa da tempo a cosa puntano Fontana, Zaia e Bonaccini, i tre governatori della secessione camuffata: restare in Italia ma badando solo alla “propria gente”. Cioè non solo occuparsi da sé di quasi tutte le funzioni svolte ora dallo Stato, nella convinzione di essere più bravi. Dalla scuola, ai trasporti, alla (rieccola) sanità. Ma, detto e non detto, anzi più detto che non detto, trattenere i nove decimi delle tasse pagate dalla medesima “propria gente”. Principio in base al quale io più ricco devo essere trattato meglio di te povero, ho più diritti. Ricchezza come virtù, povertà come peccato. Nello stesso Paese. Anzi in un Paese in cui per la parte più ricca lo Stato già spende di più che per la parte più povera, dà più asili nido (per dirne una) a chi potrebbe pagarseli da sé e meno a chi non può pagarseli.

 In sociologia viene definito “effetto san Matteo”: le risorse disponibili vengono ripartite fra coloro che ne debbono beneficiare in proporzione a quanto hanno già. Già hai? Avrai di più. Frutto di un versetto del vangelo secondo il detto Matteo, che magari chissà cosa voleva dire. Effetto Fontana, Zaia, Bonaccini. Con sponsorizzazione Gelmini. Ma se prima non stabilisci i cosiddetti “fabbisogni standard”, cioè cosa serve agli uni e agli altri, come fai a dare agli uni non sapendo cosa devi dare agli altri? Anzi, siccome chi diffonde cifre che inchiodano la parte ricca del Paese è la Svimez, facciamoci un anti-Svimez in Veneto. Finora non sembra con molti passi avanti. Anche perché le cifre Svimez non sono un parto di talebani meridionalisti, ma sono ricavate dagli stessi conti dello Stato.

 Nel circo del prendiamoci tutto il possibile, si è inserita anche la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, il cui presidente legista Fedriga è pure presidente della Conferenza delle Regioni, cioè dovrebbe rappresentare tutti. Fedriga chiede che neanche la sua e le altre Regioni autonome paghino allo Stato quanto spetta loro, causa le spese per la pandemia. Spese che hanno avuto tutti. E Regioni autonome che già trattengono l’80 per cento delle loro tasse, svolgendo in proprio compiti altrove dello Stato. Ciò che gli è consentito proprio per la loro autonomia sancita dalla Costituzione. Qualcosa di simile vorrebbero Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Con quale Paese rimanga, decida il lettore.

 Se tutto fosse così, questo sarebbe sempre più il Paese in cui ci vuole fortuna anche a decidere dove nascere. Perché se nasci nella parte sbagliata, poi non venire a lamentarti. Il Sud non era piagnone quando se ne lamentava, visto che con i Lep ha avuto ragione. Ma il “prima i forti” in agguato ha allungato sùbito la mano. Si vede il piagnone ma non il ladrone.