26/01/2021
L'Europa toglie il Recovery se l'Italia lo dà al Nord

Venerdì 22 gennaio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Siccome il lombardo vale di più di più dei meridionali, deve vaccinarsi prima. E poi, questa ripresa economica: chiaro che si deve fare aumentando le distanze fra Milano e Napoli. E nel Recovery Fund, cosa vuoi che ci stiamo a occupare dei porti meridionali: a essere finanziati saranno quelli di Genova e Trieste. Intanto il Sud si stava illudendo che gli sgravi per le assunzioni andassero solo alle aziende del Sud. Macché, vanno anche al Nord. Chi volesse indignarsi sul modo in cui il Sud è trattato e considerato, ecco l’ultimo piccolo (ma incompleto) campionario da rimandare dritto al mittente. Ed ecco alcuni degli argomenti per quel Sud che non si decide ancòra a mostrare i denti a chi vuole continuare a sottometterlo.

 Come, un pugliese e un lucano vorrebbero essere vaccinati contro il virus contemporaneamente a un lombardo? Assurdo, perché il lombardo è più ricco e i ricchi hanno più diritto di essere curati dei poveri. Ha tentato invano di dire di essere stata fraintesa la nuova assessora e vicepresidente della Lombardia, Letizia Moratti. La quale ha chiesto che il calendario sia fissato anche in base al Pil, cioè al reddito. Perché chi ne ha di più, vivaddio non può attendere come chi ne ha di meno. E a spese dello Stato, cioè delle tasse di tutti, meridionali compresi, chiaro? I benestanti prima dei disoccupati, perbacco. A Bari, esempio, quelli di via Sparano prima di quelli di San Pio.

 Non c’è da meravigliarsi, e del resto la Moratti è stata solo coerente. E’ lo stesso principio del federalismo. E dell’autonomia rafforzata: migliori servizi a chi ha più ricchezza. A cominciare dalla sanità. E la Lombardia con Veneto ed Emilia Romagna non ha rinunciato alla sua pretesa, solo sospesa per la pandemia. Né fu diverso, tempo fa, il famoso discorso della bistecca fatto dal presidente Fontana: il padre che lavora quando torna a casa ha diritto a mangiarsi la bistecca togliendola a moglie e figli. Altro che civiltà contadina meridionale che se ha un tozzo di pane lo divide in famiglia. Bistecca alla lombarda.

 E quanto all’illusione dell’Europa che il rilancio dell’Italia debba partire dal Sud, anzi che i 209 miliardi del Recovery siano stati concessi proprio perché c’è il Sud, ma va là. Nessuna illusione, appunto, ha detto Guido Tabellini, già rettore di quella Bocconi di Milano dove molti meridionali mandano i figli a studiare a pagamento. Bisogna invece investire, quindi prendendosi anche i soldi europei, nelle aree geografiche all’avanguardia. Perché le politiche più efficaci per avvicinare l’Italia all’Europa sono quelle che aumentano il divario fra chi è avanti e chi è indietro. Insomma puntare sempre su quella locomotiva del Nord che non fa crescere l’Italia da vent’anni. E continuare a tenere spento il motore del Sud unico in grado di salvare il Paese dal ruolo di potenza di serie B.

 E’ un altro passo della campagna tendente a disconoscere le indicazioni dell’Europa. Quelle che portano dritto al 65 per cento dei fondi del Recovery al Sud e del 35 al Nord. Ciò che non devono ancòra aver bene capito gli estensori del Piano di Resilienza e Ripresa. Esempio con i porti: puntare su Genova e Trieste per un livello internazionale. E Taranto e Gioia Tauro e tutti gli altri? Destinati al turismo e al traffico locale. Insomma moli per attraccare la barchetta. Come dire il solito Sud che si accontenti di sole, mare e cicorielle. E la piattaforma logistica nel Mediterraneo continuamente blandita da tanti governi in qua? Quando invece proprio su quei porti l’Europa punta per avvicinarsi al Mediterraneo. Come punta sull’alta velocità che arrivi in Sicilia attraverso il Ponte sullo Stretto per creare una grande area che non lasci a Cina e Russia l’Africa del futuro boom.

 Di questo passo la certezza è che l’Unione faccia l’unica cosa possibile visto l’andazzo: rimandare al mittente il Piano. E addio 209 miliardi. Perché non sono una concessione per farne il contrario di quanto indicato. A danno soprattutto di un Sud pur abituato alle delusioni. Vedi gli accennati sgravi fiscali per attirare investimenti. Sono del Sud ma vanno al Nord. Perché se il lavoratore viene assunto al Sud tramite un’agenzia del Nord, lo sgravio va all’agenzia del Nord non all’azienda del Sud che assume. Qualcosa di simile alle aziende settentrionali che operano (e fanno profitti) al Sud ma pagano le tasse al Nord. Qualcosa di simile alle fondazioni bancarie che raccolgono i profitti delle banche settentrionali che sono al Sud (quasi tutte) e li spendono al Nord.

 Nonostante tutto questo il Paese è talmente fermo da essere tristemente sempre l’ultimo dei grandi in Europa. Ma vuole continuare così col privilegio e le diseguaglianze a danno del Sud. Così verso il declino. Anzi, visto che ci siamo, facciamo anche una bella crisi di governo.