30/07/2021
Lo Stato dice ai giovani del Sud dovete emigrare

Venerdì 23 luglio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

I giovani del Sud non hanno voglia di lavorare? Ma no, non lo diciamo, è la risposta dei soliti censori del Sud, anche se lo pensano. L’occasione è il concorsone pubblico per dare alle amministrazioni meridionali 2800 tecnici. Un flop. Nel senso che si sono presentati solo 37 mila su 102 mila iscritti. E nel senso che hanno superato le prove in 1.484, ma solo 821 saranno assunti. E quelli per i compiti meno tecnici, mentre servivano soprattutto i più tecnici. La verità è che, anch’esso senza dirlo, è come se lo Stato dicesse ai giovani del Sud: è meglio che emigriate. Perché questo concorsone non poteva che andare così. E pretendere che ci fosse più affluenza, sarebbe stato offendere due volte i giovani del Sud.

 Del resto è stato lo stesso ministro Brunetta ad ammetterlo. Non puoi dare a un laureato un massimo (massimo) di 1400 euro lordi. E con un contratto a termine di 36 mesi. Che fa allora il laureato in economia, ingegneria, informatica? O cerca di lavorare privatamente per crearsi una prospettiva e non dover cominciare tutto daccapo dopo i 36 mesi. O appunto emigra. Per andare dove nessuno regala lavoro, ma dove c’è più lavoro. E soprattutto il lavoro è pagato di più, e non solo per quei livelli. Come dimostra il pianto greco di chi lamenta di non trovare personale per bar, ristoranti, alberghi.

 Dice un padre di famiglia pugliese: mia figlia aveva accettato una proposta nel Salento. Le sarebbe molto piaciuto restare qui. Ma se ne è andata in Francia, dove la pagano il doppio. Forse bar, ristoranti e alberghi italiani non possono consentirsi le stesse condizioni di altri Paesi. Ma non possono consentirselo neanche i ragazzi che vanno via. E quanto al reddito di cittadinanza messo sotto accusa come causa dei “no” a ogni offerta di lavoro, occorre capire. Sappiamo come sia stato un fallimento annunciato: se il lavoro ci fosse stato, non sarebbero stati necessari i cosiddetti “navigatori” a crearlo dal nulla, come per decreto.

 Neanche a Pinocchio era stato sufficiente seminare le monete per vedere crescere l’albero degli zecchini. E poi, la media di 540 euro che vanno a un single, è pari ai 500 euro al disotto dei quali statisticamente si è poveri. In gran maggioranza al Sud, lo sappiamo, benché il Covid abbia fatto un po’ da livella anche altrove (chissà se avendo ora capito le condizioni in cui è tenuto il Sud). E se fosse vero sempre che chi rifiuta lavori lo fa perché preferisce lavorare in nero, un motivo c’è. E’ un altro effetto collaterale delle illusioni di una legge pur giusta nell’unico Paese europeo in cui non c’è un reddito statale minimo garantito dallo Stato. Fino a un certo livello, il reddito eventuale da lavoro ottenuto si dovrebbe sommare al reddito di cittadinanza. Certo non fino al livello in cui con la somma complessiva ci si possa comprare un panfilo.

 E’ ovvio che ora nei Comuni del Sud ci sia un allarme Recovery. Questo anima i 500 sindaci del Sud che mercoledì hanno manifestato davanti a Montecitorio insieme al Movimento per l’Equità territoriale. Perché le assunzioni del concorsone servivano a supplire a un personale sempre tagliato di più al Sud che al Nord (come Brunetta ha riconosciuto). Un personale sempre più anziano e sempre meno tecnologico. E mentre anche il 40 per cento dei fondi europei al Sud, se non ci saranno scherzi cammin facendo, non sarà una semplice donazione. Ma arriverà se i Comuni saranno capaci di preparare piani per il loro utilizzo. E piani che non si fanno con quattro numeri. Specie sapendo che se un Comune con personale insufficiente non sarà capace di prenderseli, andranno a un altro.

 E’ la trama perfetta per pensare a male. Vi diamo il concorsone per le assunzioni, ma ve lo diamo in modo che le assunzioni non si facciano. Brunetta se l’è presa col precedente governo Conte dal quale avrebbe ereditato le condizioni viste. Il problema è capire con chi dovrebbero prendersela i giovani (e meno giovani) del Sud. Quando studiano nelle università del Sud, studiano in università penalizzate dai fondi dello Stato. Quando gli danno un concorsone, glielo danno in modo tale che non convenga. E glielo danno a scadenza come un formaggino, dopo di che tornino disoccupati.

 Allora resta la domanda: c’è qualcuno al Sud che non vuole lavorare? O  c’è qualcuno convinto che al Sud debba perdere anche la dignità? E allora non è lo Stato a far capire ai giovani del Sud, emigrate così (non) risolviamo il problema? Almeno quando Eduardo De Filippo diceva “fuitevinne”, lo diceva per affetto.