21/05/2021
Ma c'è un Sud che non vuole lo sviluppo Denunciamolo

Venerdì 21 maggio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

E poi il Sud ha i suoi nemici interni. Quelli che poi, se lo sviluppo viene, bene. Ma se non c’è, va bene lo stesso. Quelli che non c’è più niente da fare. Quelli che, se non c’è più niente da fare, tanto vale non fare. Non sono quelli che, nonostante tutto, fanno del Sud l’ottava potenza manifatturiera d’Europa. Non sono quelli che, nonostante tutto, ne fanno un territorio industriale più produttivo di interi Stati dell’Unione. Ma sono quelli che non solo in qualche modo si sono sistemati. Ma hanno tutto l’interesse a non cambiare una situazione in cui sono specialisti nell’intercettare soldi pubblici non per la crescita ma per lo status quo. Per i consumi e non per un Sud che abbia finalmente condizioni di partenza pari agli altri. Sono quelli dell’incentivo più che del treno veloce. E che hanno sempre qualcosa da obiettare se altri si battono per l’equità. Sono quelli in linea, del resto, con un Paese seduto e rassegnato.

 Sono i nemici interni del Sud in combutta con quelli esterni. Un patto fra i poteri forti del Nord e borghesia degli uffici del Sud. Sono quelli che se tu chiedi un collegamento ferroviario decente sulla linea adriatica, ti dicono come si fa con quei costi. Quelli che se tu chiedi una Salerno-Reggio Calabria in 4 ore, ti dicono che ci andrà solo qualcuno che ha fretta perché non c’è traffico sufficiente. Sono quelli che se tu dici che bisogna puntare sui porti del Sud, rispondono come si fa se ci sono già Genova e Trieste. Sono quelli che se tu dimostri che secondo l’Europa al Sud deve andare il 70 per cento del Recovery, ti dicono che il 40 per cento è una conquista. Sono quelli per i quali il mantenimento dell’equilibrio è garanzia di mantenimento di una posizione. E sono quelli che in genere dicono no a qualsiasi cosa si debba fare.

 I meridionali nemici del Sud sono quelli dell’”è tutta colpa nostra”. Sono quelli più portati all’atto di dolore che all’atto di volontà. Sono quelli che scambiano sempre le cause con gli effetti, d’intesa con i pregiudizi del Nord. Sono quelli che al Sud non c’è spirito imprenditoriale come se potesse fiorire nelle condizioni peggiori perché avvenga. E’ stato il Nobel indiano Amartya Sen a dire che per giudicare un uomo bisogna capirne il contesto. E che prima di parlare occorre sapere quali sono le “capabilities to function”, le possibilità di funzionare. Pur funzionando il Sud molto più di quanto si possa credere.

 Dice: al Sud c’è clientelismo. Se non c’è lavoro per tutti, o emigri oppure una conoscenza vale più di un diritto. Dice: al Sud non ci rimbocchiamo le maniche. Io le maniche me le rimbocco, ma che ne dici se per una volta mi fai cominciare la partita da zero a zero e non da zero a due? Sono quelli che noi del Sud dobbiamo smetterla con gli sprechi nel Paese col terzo debito pubblico del mondo (ed escluso il Recovery). Dice: al Sud non sappiamo spendere. Ma la spesa dei fondi europei è in media col resto dell’Unione. E lo stesso Draghi ha ammesso che per spendere bisogna “irrobustire” le amministrazioni del Sud che sono deboli non perché non abbiano preso l’integratore.

 I nemici del Sud in combutta con quelli del Nord sono quelli che al Sud ci sono le mafie. Come se le mafie le dovessero combattere i cittadini e non lo Stato con le sue leggi, le sue polizie, la sua magistratura. Mafie che al Sud costano i Falcone e i Borsellino oltre a buona parte del mancato sviluppo, mentre al Nord ci fanno gli affari. Dice: al Sud non c’è spirito civico. Come se si potesse accendere un cero a uno Stato che dall’Unità in poi al Sud ha mostrato soprattutto il suo volto esattore e iniquo. Dice: al Sud ci sono buone classi dirigenti, come se in un qualsiasi Paese in ritardo di sviluppo le classi dirigenti si ergessero al di sopra di tutto come angeli in volo. E come se nel resto d’Italia fossero tutti aquile e non un solo drago.

 Quelli secondo cui il 40 per cento del Recovery a noi del Sud va bene e ne avanza, sono quelli che bisogna mettere subito sotto osservazione. Sono quelli la cui ragnatela di interessi privati e di intrecci pubblici potrebbe imporre un basso profilo che dia qualche posto di lavoro ma tolga come sempre il futuro. Una volta per tutte il Sud dovrebbe avere  infrastrutture e servizi e spesa pubblica come gli altri per smascherare gli alibi del peggio Sud. Solo allora i suoi nemici interni e i suoi detrattori esterni avrebbero licenza di sputare sentenze se il Sud rimanesse lo stesso. Ma la mancanza di parità fa comodo non solo al Partito Unico del Nord ma anche agli ascari del Sud. Fa comodo a quell’Italia che ignora il Sud per restare più ultima che mai.