11/05/2021
Ma davvero il Sud non sa spendere? Tutte bugìe

Venerdì 7 maggio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Si fa presto a dire che il Sud non sa spendere. Si fa presto a dire che buona parte di ciò che si fa per il Sud è sprecato. Ne ha parlato anche Draghi in Parlamento. Il Sud non è stato un modello in passato e bisogna evitare che si ripeta quando arriveranno i fondi del Recovery. Per questo le sue amministrazioni devono essere “irrobustite”. Per questo sono state decise le 2800 assunzioni. Duemila e ottocento a fronte di oltre 16 mila che servirebbero, avendo il Sud meno dipendenti pubblici rispetto al resto del Paese. Ma davvero il Sud non sa spendere? O al Sud si danno soldi da spendere facendo in modo che non riesca a spenderli?

 Esempio, appunto, le amministrazioni pubbliche. A cominciare dai Comuni, quelli che dovranno fare la gran parte dei progetti del Piano di ripresa e resilienza. Al Sud personale insufficiente. E troppo anziano per essere anche tecnologico. Ecco quindi i giovani necessari, quelli con i tastini del computer al posto delle dita. E con la competenza da laureati. Ma perché li si prende solo ora e non lo si è fatto in passato? Dicendo che serve “irrobustire”, si è ammesso che il problema c’era da tempo. Ma affermando che il Sud non sa spendere invece di dire che non era messo in condizione di spendere.

 E poi i fondi europei. Il cui risultato più immediato è stato un pullulare di uffici e studi professionali unici in grado di capirci qualcosa in procedure più complicate del giapponese antico. Tutta una generazione di professionisti che si è creata fuori più che dentro alle amministrazioni.  Esperti che il Sud ha avuto meno possibilità di pagarsi avendo meno mezzi del Nord. E con una burocrazia non solo tanto bulimica di norme contrastanti che è più facile mettere d’accordo interisti e juventini. Ma anche tanto sparsa sui territori da far passare il sempre atteso sportello unico come la più violata promessa del secolo. Ciò che costa cento giorni all’anno di lavoro perso alle imprese. Le quali soprattutto al Sud sono tanto piccole da non potersi consentire questo lusso. Eppure la stessa Bruxelles ha sempre certificato che la percentuale di spesa del Sud è in linea con quella di altri Paesi dell’Unione. Pregiudizi a parte.

 E i tempi, i tempi. Più di quattro anni in media dalla decisione dell’opera al cantiere. Con tutto il codice degli appalti che presuppone il reato come norma. E i ricorsi al Tar che come norma presuppongono una puntuale violazione delle regole da parte di chi ha vinto una gara. E progettazione fra i 2 e i 6 anni, aggiudicazione fra i 5 e i 20 mesi, lavori dai tre anni per fare una strada ai 15 per opere di 100 milioni di euro. Quando in corso di lavori non ci sono le varianti o i fallimenti che fanno arrugginire i lucchetti delle recinzioni. Tempi incompatibili con quelli dell’Europa. Che infatti per il Recovery ha detto cinque anni prendere o lasciare.

 Dice: ma è così in tutta Italia. Però ancòra più grave in un Sud che di quelle opere ha più bisogno. E burocrazia che, nonostante gli stessi orrori ovunque, al Sud è in media col più basso livello generale che può avere un’area in ritardo di sviluppo. Quando ai primi lotti non seguono i secondi lotti perché per il Sud la spesa pubblica in investimenti (e non solo) è sempre più bassa che al Centro Nord. A parte che è stata la stessa Europa a denunciare che i suoi fondi non si aggiungono a quelli nazionali ma troppa spesso li sostituiscono. Cosicché tu Sud una scuola o un ospedale li hai grazie all’Europa, perché il tuo Stato li costruisce solo nel resto del Paese.

 Ma ancòra. Solo una piccola parte della spesa al Sud è a carico del Sud e delle sue regioni, che sono una mezza iattura non solo al Sud. Ma una ferrovia o una autostrada (quand’anche le facessero) sono compito dello Stato, tutt’altro che un campione mondiale di spesa. Tanto che se davvero il Sud non fosse capace, faccia lo Stato. Così, se non le infrastrutture attese, perlomeno si avrebbe la verità. Cioè l’alibi di chi accusa il Sud di non saper spendere per nascondere quanto poco per il Sud si spende. Per non parlare dei cofinanziamenti locali, sempre più ardui quanto più durerà la mancanza di equità che toglie ogni anno al Sud 61 miliardi di euro che gli spettano.

 Quand’anche non ci fosse lo stereotipo del Sud buono a nulla e incapace di tutto, non bisogna confondere le cause con gli effetti. Tutti i mezzi sono meno al Sud, ma nel resto il Sud dovrebbe essere tutto più. Nulla è immacolato al mondo, compresi i meridionali che si mettono di traverso su tutto. I campioni del no a tutto. Ma ritorna la domanda: il Sud non sa spendere o non è messo in condizione di spendere? E non  si dice che non sa spendere, così non gli diamo neanche il poco che dovrebbe spendere?