29/06/2021
Nuovo esame di maturità una scelta contro il Sud

Venerdì 18 giugno 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Avremmo mai immaginato che ci fosse un Sud anche per gli esami di maturità che i ragazzi stanno affrontando? Con la novità introdotta quest’anno: il curriculum. Che non è la stessa cosa se vivi a Brescia o a Crotone, a Vicenza o a Foggia. Nelle informazioni sul loro “percorso formativo”, gli studenti devono indicare quali attività extrascolastiche potrebbero averlo arricchito. Esempio: impegni culturali, volontariato, sport. Tutto ciò di cui nel colloquio orale i docenti dovranno tener conto. Sembra un modo per supplire ad altre prove che in questo passaggio della vita sono state eliminate causa pandemia. Ma mai in Italia che, quando si decide qualcosa, si tenga conto che questo Paese non è una ma due Italie.

 Indovinello: dove è più facile svolgere le attività di cui sopra? Cultura? Ma dove ci sono più biblioteche, più libri a disposizione in casa, più soldi per partecipare a corsi. Volontariato? Ma dove puoi preoccuparti degli altri oltre che di te stesso in famiglie dai maggiori mezzi a disposizione. Sport? Ma dove ci sono più palestre pubbliche, più palazzetti, più mezzi economici per tutti. Risposta all’indovinello: è più facile svolgere le attività di cui sopra dove c’è maggiore reddito, dove ci sono più infrastrutture, dove ci sono più servizi sociali. Al Nord o al Sud, per chi non volesse capirlo, visto che la spesa dello Stato è più alta al Nord che al Sud? Ma come, può avvenire nello stesso Paese? Avviene, avviene: quattromila euro all’anno in più per ogni cittadino centrosettentrionale. Ma è ingiusto: risposta esatta.

 Ovvio che le attività extrascolastiche incideranno sulla valutazione finale. E dopo ancòra. E a nulla è servito che a esprimere riserve sia stato addirittura il presidente della Corte costituzionale, non qualche talebano meridionalista. Secondo Giancarlo Coraggio, la scelta potrebbe creare diseguaglianze: un film già visto nel Paese più ingiusto del mondo. Il Paese nel quale se scendi da Nord a Sud è ingiusto ogni angolo di strada. E pur sapendolo, si continua a far finta di niente ogni volta che si deve decidere qualcosa per tutti. In Italia non esiste il tutti: ci sono i privilegiati e i danneggiati. C’è la più vasta mancanza di equità territoriale d’Europa. Se non se ne tiene conto, ogni decisione che si prende aumenta il margine fra privilegiati e danneggiati.

 Del resto non è una novità per la scuola. Vedi questi test Invalsi, che in Italia sembrano più sacri di una reliquia della Santa Croce. Quelli che dovrebbero accertare il livello di istruzione ricevuta in italiano e matematica. Così ogni anno 2,5 milioni di studenti dai 7 ai 19 anni sono sottratti al giudizio dei loro insegnanti. E sono consegnati a quello di un insindacabile tribunale alla testa del quale ci sono funzionari della Banca d’Italia, non docenti. Chi è sempre sotto? Altro indovinello a risposta incorporata: il Sud. E poco ci è mancato che passasse l’intento dei più accesi Savonarola, favorevoli a premi agli insegnanti e a meno fondi alle scuole più indietro.

Ma se questo intento non è passato, è come se fosse passato. Perché l’Invalsi serve solo a definire più ignoranti gli studenti del Sud. Ma mai a nessuno e a nessun governo è venuto in testa di chiedersi perché lo sarebbero. Mai a nessuno è venuto in testa di capire perché un bambino che nasce al Sud piange di più appena aperti gli occhi. Perché nascere al Sud è una sfortuna. Perché quel bambino sa già che avrà meno asili nido, meno scuole per l’infanzia, meno mense scolastiche, meno scuolabus, meno tempo prolungato, meno insegnanti, più scuole diroccate, più classi-pollaio di un bambino del Nord. Nascerà col divario addosso. Finché è stato calcolato che alla fine dell’obbligo è come se un ragazzo del Sud avesse frequentato un anno in meno, con conseguenze annesse, appunto, sulla sua formazione. Ma a quelli dell’Invalsi non interessa: accertano e sentenziano. Perché l’essenziale è lasciare tutto come sta. E far vergognare il Sud come unica causa dei suoi mali.

 Ma tutto si tiene nelle due Italie. Vedi in questi giorni la polemica sulla cosiddetta “meritocrazia”: è giusto riconoscere il merito? Certo che lo è. Ma sarebbe anche giusto che si accertasse se le condizioni di partenza fra chi merita e chi no siano state eque. Altrimenti anche il merito rischia di essere una discriminazione. Ma è come se il discorso fosse non pervenuto.

(P.S. Intervistano un presidente di commissione di esami il quale riferendosi agli studenti parla in diretta degli “elaborati che hanno dovuto redarre”.Forse era emozionato).