05/06/2021
Ridicolo. Ora un uccello per fare danni al Sud

Venerdì 4 giugno 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Può un uccello bloccare lo sviluppo del Sud? Sarebbe una battuta da Comiche finali se non riguardasse il Sud verso il quale non c’è limite a nulla. Fino al punto di dare la colpa a un uccello pur di conservare le due Italie divise. Una delle quali, quella che si vuole di serie B, anche questa volta rischia di non vedere eliminato sulla linea ferroviaria adriatica una ostruzione che la isola e la danneggia. E’ il binario unico fra Termoli e Lesina, che sembrava potesse finalmente essere raddoppiato dopo oltre vent’anni dal primo progetto. Ma per il quale ora ci sono una serie di prescrizioni più rigide di una gabbia. A cominciare da quella che riguarda il fratino, delizioso volatile senza il dono di poter smentire chi gli sta dando colpe per nascondere l’ennesimo scandalo ai danni del Sud. Che Sud ha da rimanere.

 Il treno non deve disturbare il fratino che nidifica sul tracciato destinato al raddoppio. Tutto si era fatto perché non avvenisse, con la data del 26 marzo scorso che sembrava quella del definitivo via libera da parte del ministero. Poi però gratta gratta, e dopo due mesi di misterioso silenzio, cosa scopri? Otto condizioni. Una delle quali riguarda appunto il volatile euroasiatico. Il quale non correrebbe rischi di essere investito solo se il treno fosse dotato di telecamere dedicate (come quelle per ogni calciatore allo stadio) in grado di inquadrare uccello per uccello. E di segnalarli al macchinista, che già avrebbe rallentato la corsa per evitare collisioni manco fosse quella del Titanic. Ma non solo il fratino, anche magari conigli, volpi e cinghiali evidentemente tutti lì concentrati come in un cartone della Disney. 

 Non si sa se il fratino sia una specie particolare che vola rasoterra. Certo è che dovrebbe esserci anche altrove e senza che finora siano stati segnalati incidenti. Ma poi il ponte sul Biferno, che dovrebbe essere posizionato in modo tale da evitare che i piloni disturbino la vegetazione nel fiume. Col conseguente cambio del progetto da parte di Rete Ferroviaria Italiana, e conseguenti nuovi costi e nuovi tempi. E le barriere anti-rumore, da estendere anche a Termoli anche se lontana dal tremendo fracasso di cui un tecnologico moderno treno sarebbe capace. Più varie ed eventuali.

 Quel tratto è rimasto uguale, forse per una forma di rispetto, a quello percorso da re Vittorio Emanuele II all’inaugurazione della Pescara-Foggia il 9 novembre 1863. Non il solo ostacolo a treni più veloci sulla linea adriatica discriminata rispetto a quella tirrenica. Una battaglia che vede impegnata la Fondazione “Isola che non c’è” di Latiano insieme a centinaia di personalità della società civile fra imprenditori, sindaci, docenti universitari, economisti, giornalisti, politici, artisti, prelati. Pieni di competenza e di buona volontà ma chissà se impotenti di fronte al ridicolo. Anzi al grottesco di chi allontana ogni volta la soglia di ciò che dovrebbe esser consentito in una Repubblica che non fosse quella delle banane. Nonostante il finanziamento totale, cioè senza che anche questa volta si potesse dire che non ci sono i soldi.

 Non c’è stata finora alcuna reazione né da parte della Regione Puglia né dal Molise. Potrebbero appellarsi al ministero, potrebbero far salire l’indignazione fino al governo. Anzi possono e devono. Con tutto il rispetto per l’ambiente che nessun altro treno avrebbe minacciato finora, anzi: non è che sono meglio i camion e il loro Co2? Ma la differenza è che nessuna altra Italia è Italia del Sud dove secondo le sospette vestali potrebbe avvenire. Sud il cui isolamento geografico viene fatto diventare una irrisolvibile causa di sottosviluppo con una sola decisione: non dargli i treni. Evitare vicinanze che creino un mercato interno di produzioni e di merci, perché il Sud deve restare mercato esclusivo per i prodotti del Nord. E se vuole il lavoro, che emigri. Evitare che diventi una unica zona economica ben collegata nella quale circolino velocemente anche, persone, idee, iniziative, accordi, speranze. Evitare che si arrivi al corto circuito di un’area compatta che si faccia sentire e si faccia valere. Un comune sentire e agire in un territorio non frazionato ma tenuto da una rete non smagliata.

 Per lasciarla smagliata anche un fratino è buono. Finora i meridionali erano additati come unici colpevoli per la loro condizione. Sia mai ammettere la secolare infame serie di decisioni come questa della Termoli-Lesina. Ora che non c’erano più argomenti, l’argomento lo si è trovato in un uccello.