12/04/2021
Smettetela di violare la Costituzione sul Sud

Venerdì 19 marzo 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Centosessant’anni. E si dicono meravigliati che non si festeggi mai l’anniversario dell’Unità d’Italia, quella domenica 17 marzo 1861. L’unità di un Paese che non è mai diventato uno solo trattando il Sud come se fosse un altro Paese. Con una permanente violazione della Costituzione secondo cui non ci possono essere differenze fra un territorio e l’altro. Continuando invece una ingiustizia tale verso il Sud che è una sfortuna nascervi sapendo che si avranno meno diritti in tutto. E con una cronaca che giorno per giorno dà notizia di nuove disparità che allargano il divario rispetto a chi di tali diritti gode. Come se fosse una diseguaglianza tanto normale da non dover impensierire più nessun governo. Ma alla quale chi la subisce è capace di resistere con una forza e una dignità tali che un Sud più sviluppato è l’unica possibilità di crescita per l’intero Paese che non cresce.

 Quale Paese unito se essere del Sud significa in partenza far parte di un’Italia minore rispetto a quella dei privilegi? Un’Italia minore in cui non avrai scuole come altrove. Un’Italia minore in cui non potrai essere curato come altrove. Un’Italia minore in cui non potrai viaggiare come altrove. Un’Italia minore in cui non potrai avere lavoro come altrove. Un’Italia minore in cui non potrai avere una qualità della vita come altrove. Un’Italia minore dalla quale dovrai emigrare se non vorrai sprecare la tua giovinezza. E tuttavia un’Italia minore dalla quale nonostante tutto devono imparare come si fa a ottenere il più dal meno. E a resistere nelle condizioni peggiori. Un pezzo d’Italia in questo senso esemplare.

L’accusa di delitto di lesa italianità è brandita come arma di distrazione di massa se ti chiedi come anno dopo anno è stato creato un Sud. Il quale vive la trappola del povero che paga per far stare sempre meglio il ricco. Con le sue tasse che politiche poco oneste utilizzano per dare sempre più a chi già più ha. Se tu le tasse anche del Sud le utilizzi per dare l’alta velocità al Nord e non al Sud, non togli al povero per dare al ricco? Se tu le utilizzi per dare più asili nido a chi già ne ha di più e meno a chi ne ha già di meno, non sono io povero ad assistere il ricco?

 E allora nessuna Italia sarà unita se è l’Italia che continua a violare l’articolo 3 della Costituzione e l’obbligo di rimuovere gli ostacoli alla diseguaglianza fra i cittadini. Una diseguaglianza invece incrementata ogni giorno. Vedi la storia che la <Gazzetta> sta denunciando, lo sgravio fiscale e contributivo per le aziende che operano al Sud. E che con un trucchetto vorrebbero utilizzare anche le aziende del Nord, annullando quindi l’incentivo a investire al Sud. E vedi ora il Recovery Fund, se non sarà speso soprattutto al Sud per eliminare le disparità come chiede l’Europa che altrimenti non lo avrebbe concesso di tale entità. E che questa disparità non accetta più.

 Tempestiva in tale clima la richiesta di 2800 assunzioni negli enti locali da parte della ministra del Sud, Carfagna. Assunzioni anche queste sollecitate dalla “Gazzetta” e che si chiede siano destinate soprattutto a Regioni, Città metropolitane e Comuni del Sud. Quelli che lo stesso Draghi ha detto che vanno “irrobustiti”, visto che saranno soprattutto i Comuni a dover fare i progetti per l’utilizzo dei soldi europei. E visto che nell’attuale condizione di disparità di personale e mezzi rispetto a quelli del Centro Nord non ce la farebbero, alibi perfetto per passare tutto altrove. Mentre cresce il Recovery Sud, la rete dei sindaci meridionali organizzata dal Movimento per l’Equità territoriale e dal sindaco di Acquaviva, Carlucci. Arrivati a oltre trecento e impegnati a evitare che anche questa occasione sia sottratta al Sud. Mentre non demordono i professori universitari e gli intellettuali della campagna “Vogliamo anche al Sud treni più veloci”. Né molla la Fondazione “Isola che non c’è” con la sua battaglia per questi treni più veloci soprattutto sulla linea adriatica.

 Una società civile meridionale finalmente impegnata, visto che il pericolo è ora più che mai in agguato. Come l’idea circolante di destinare i fondi per la ricerca soprattutto alle università cosiddette “migliori”, che nel linguaggio della disunità italiana significa quelle più ricche. Cioè quelle del Nord. Più ricche per una politica che anche in questo caso le favorisce essendo in territori anch’essi più ricchi. Invece di fare il contrario se davvero si volessero cancellare le diseguaglianze. Con i fondi per la ricerca in gran parte ai soliti forti, l’Italia farebbe un altro passo per conservare le due Italie. Proprio la cosa giusta nel momento più giusto, cioè i 160 anni della sbandierata unità.