24/10/2020
Soldi europei ? Sud, combatti per evitare altre beffe

Venerdì 9 ottobre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Attenzione, la battaglia per rapinare ancòra il Sud è cominciata. La parola d’ordine è: bisogna evitare che finiscano al Sud i soldi europei del Recovery Fund. Bisogna insomma fare il contrario di quanto la stessa Europa chiede. L’offensiva parte dal Nord e dalle sue regioni. Ma parte anche da Confindustria nazionale. Parte da centri studi tutti pronti al richiamo nel contestare la Svimez e i suoi numeri sullo scippo al Sud. Rilanciando gli stessi falsi numeri sui quali Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna vogliono piazzare il colpo dell’autonomia rafforzata a danno del resto del Paese. Rilanciando la falsità del Sud assistito dal Nord quando è vero tutto il contrario. Se questa battaglia la vincessero e il grosso dei 209 miliardi andasse più ai ricchi che ai poveri, il Sud sarebbe condannato per sempre al deserto. Ma morirebbe anche l’Italia. Regioni del Sud, dove siete?

 Il lettore della <Gazzetta> conosce la situazione. Sono i Conti pubblici territoriali a dire la verità, cioè un organo ufficiale dello Stato. Ogni anno sono spostati al Centro Nord 61 miliardi di spesa pubblica che dovrebbero andare al Sud. Omaggio del federalismo che ha rovinato il Sud presentandosi come soluzione di ogni male. Effetto del mancato rispetto della legge del 2009 con la quale lo stesso ministro leghista Calderoli ammetteva che contro il Sud la si stava facendo sporca. E prevedeva che lo Stato abbandonasse l’iniquo criterio della spesa storica, cioè spendere di più dove lo aveva sempre fatto: al Nord. Invece niente è cambiato. Tanto che per ogni cittadino settentrionale lo Stato spende ogni anno 3500 euro in più che per uno meridionale, che ai suoi occhi vale meno. E se non hai gli asili nido, significa che non ne hai bisogno, non che non ti sono mai stati dati e continuiamo a non darteli.

 Ma la legge del 2009 prevedeva anche altro. Anzitutto il calcolo dei Lep (livelli essenziali di prestazione). Cioè quale fosse il livello minimo (e costituzionale) sotto il quale i servizi pubblici al Sud non avrebbero dovuto andare. Non solo asili nido, ma bus urbani, scuole, ospedali tutti attualmente tanto al disotto di quel minimo da condannare il Sud a una cattiva qualità della vita. Neanche i Lep sono stati calcolati. Poi quella legge prevedeva la perequazione infrastrutturale, cioè ferrovie, strade, autostrade, collegamenti Internet all’altezza: simbolo il Frecciarossa dal quale il Sud è stato escluso. La somma di tutte queste diseguaglianze fa i 61 miliardi. Frutto anche dell’impegno non mantenuto di destinare al Sud almeno il 34 per cento della spesa statale, percentuale pari alla popolazione.

 Uno scandalo. Quale l’effetto di tutto questo? L’aumento del divario, il lavoro che manca, i giovani che emigrano, il Sud che si spopola. E l’Italia che trattando così il Sud negli ultimi vent’anni non solo è cresciuta solo dello 0,2 per cento all’anno: un livello pre-moderno. Ma è un Paese in cui i ragazzi emigrano anche dal Nord perché nessuno ci vuole stare più. Ecco il risultato della <locomotiva> del Nord tenendo bloccato il secondo motore del Sud.

 Ma ora devono seminare bugie. I 61 miliardi? Però la Svimez calcola non solo la spesa statale ma anche quella di aziende come Ferrovie, Anas, Enel, Eni, Rai. Ovvio, essendo aziende private ma di proprietà dello Stato. Eh no, il calcolo è sbagliato, bisogna decurtarle. Magari bisogna che una strada in più si continui a dare al Nord e il Sud si arrangi. Poi dicono che bisognerebbe tagliare dai 61 miliardi anche una parte delle pensioni pagate dall’Inps. Ma quando l’Inps paga i Quota Cento, quando paga i baby pensionati, cioè quelli che sono soprattutto al Nord, lo fa con un contributo dello Stato: cioè con le tasse di tutti, meridionali compresi. E allora, questi meridionali vogliamo danneggiarli due volte? Vogliamo che i giovani del Sud continuino a pagare le pensioni del Nord per generazioni?  E poi, il costo della vita, maggiore al Nord, quindi bisognerebbe dare soprattutto al Nord. Peccato che sia lo stesso Istituto di statistica (Istat) non solo a mettere in dubbio tutto questo costo della vita più alto al Nord. Ma nelle famiglie del Sud a lavorare è quasi sempre uno solo. E se mi dai meno anche per la sanità, va a finire che la radiografia la vada a fare dal privato, costo che al Nord non hanno. E così gli altri servizi.

 Con tutto quello che gli tolgono (dandolo al Nord) il Sud continua ad assistere questo Nord, ma non è sufficiente. Ora devono mettere le mani sui soldi europei. Prima il Nord, come sempre. Benché sia proprio ciò che non ha rovinato solo il Sud, ma l’Italia. I poteri forti però sono egoisti, tutto a noi. Nel caso, poi qualcosa sgocciolerà anche al Sud. Imprenditori, intellettuali, lavoratori, sindacalisti, giovani del Sud fatevi sentire. Dobbiamo far passare quest’altra rapina storica? Dobbiamo continuare ad essere considerati e trattati da inferiori?