13/02/2021
Sud con Draghi per frenare i poteri forti del Nord

Venerdì 12 febbraio 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Dice il proverbio che i soldi fanno tornare la vista ai ciechi. In Italia fanno diventare governativa anche l’opposizione. A cominciare dalla Lega, nel cui statuto si chiama sempre Lega Nord. Arrivano i soldi del Recovery e noi dobbiamo stare fuori? Un grido di dolore si alza dai poteri forti del Paese, quelli dal Garigliano in su: andate là perché dobbiamo prenderceli noi. Detto e fatto. Anzi, c’è bisogno di una premessa: togliere di mezzo il governo definito più sudista della storia. Anche questo detto e fatto, ci hanno pensato altri per non dare, appunto, nell’occhio. Draghi sa in quali di queste attese è finito, fare il contrario di ciò che vuole la sua Europa. Ed è bene che se lo metta in testa tutto il Sud: i suoi politici, la sua classe dirigente, la sua società civile. Il pericolo è gravissimo, rischia di perdere la partita dei prossimi cinquant’anni. Il Sud rischia di perdere la partita della sua stessa esistenza. Il Sud deve mobilitarsi.

 Lo scenario è alla Dan Brown, quello delle tenebrose cupole che decidono i destini del mondo. Parla il capogruppo della Lega alla Camera, Molinari, e cosa dice? Dice che il Recovery non deve essere <un sistema di perequazione territoriale come voleva Giuseppe Conte>. Cioè non deve essere impiegato per avvicinare il Sud al Nord, motivo per cui con 209 miliardi l’Europa ha dato la fetta maggiore all’Italia. Andavano eliminati questa idea e il suo interprete. Parla Emma Bonino, una fuori dalla mischia, e dice che il Nord produttivo ha imposto la scelta di Salvini. Commenta lo scrittore Erri De Luca che la trappola di Salvini può essere un peso per Draghi. Nel frattempo il leader della Lega (Nord) annuncia che proporrà al presidente incaricato di adottare il metodo lombardo per la sanità, essendo <il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione e delle vaccinazioni>. Diamine.

 Nessuno discute il diritto di un elettorato di riconoscersi nella Lega. Discutibili sono le scelte anti-meridionalistiche della Lega da Bossi in giù. Ma anche nel Pd non mancano spinte a favore della consueta <parte produttiva> del Paese. Vengono soprattutto dal governatore dell’Emilia Romagna, Bonaccini, e dal sindaco di Bergamo, Gori. I Cinque Stelle hanno avuto voti soprattutto al Sud, ma il loro reddito di cittadinanza è contestato e la confusione al loro interno non definisce ancòra una linea sul Recovery.    

 Non c’è la parola Sud nel titolo di nessuno dei programmi dell’attuale rivisto Piano di impiego dei soldi europei. E allora? La spiegazione è che si dovrebbe procedere per settori e non per territori. Già questa è una insidia. I fondi dovrebbero essere affidati più ai sindaci che alle Regioni. Un vantaggio data la vicinanza dei sindaci alle esigenze quotidiane dei cittadini. Una remora visto il livello delle amministrazioni soprattutto al Sud: tutte con organico inferiore al necessario, tutte con organico inferiore a quelle del Nord, tutte con organico dall’età avanzata. Effetto di decenni di discriminazioni verso il Sud.

 Allora il Sud deve pagare due volte. Eccole le campane nordiste. Si deve spendere sùbito. Si deve spendere bene. Non si deve sprecare. Quelli al Sud non sono capaci, date a noi e ce la vediamo noi. La solita arrogante pretesa dei più forti. Accaparrarsi sempre la fetta maggiore. Cioè allargare proprio quel divario più grande in Europa che minaccia la stabilità stessa dell’Unione, la quale per questo chiede il contrario. In un’Italia che non cresce da almeno vent’anni proprio perché non cresce in tutte le sue parti. Perché non si fa crescere addirittura il 40 per cento del territorio e il 34 per cento della popolazione. Quale Paese se lo può consentire, forti compresi? I cui interessi danneggiano tutti, non solo il Sud. L’Italia deve andare così perché lo vogliono loro. E Sud che non cresce perché le sue imprese non hanno mai potuto avere le condizioni che ha il resto forte del Paese, altro che mentalità. Proprio quelle condizioni che col Recovery dovrebbero essere rimosse nell’interesse non solo del Sud ma dell’Italia e dell’Europa. Non dice niente l’unificazione della Germania?

 La pressione del Nord perché si continui così è potentissima. Basta sentirli e leggerli. Perché il veneto sia curato sempre meglio del calabro. Perché i bambini lombardi abbiano sempre più asili nido dei pugliesi. Perché l’Emilia abbia sempre più treni della Basilicata. Si stanno muovendo la stampa, la grande finanza, le grandi imprese, le grandi banche, le grandi associazioni del Nord in questa partita della vita per il Sud. Questo si trova davanti Draghi, con un governo dai troppi cavalli di Troia. Draghi sa che da tutto questo dipende il futuro di un Paese già a pezzi. Di una povera patria schiacciata dagli egoismi.