21/12/2020
Sud mobiitato. Lo < scippo > del Recovery non passerà

Venerdì 18 dicembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Non deve passare. Non può passare. Il Sud si sta mobilitando per non far passare la rapina del secolo ai suoi danni. L’Europa ha detto che il 70 per cento del Recovery Fund deve andare al Sud, ma il governo lo dà al Nord. L’Europa ha detto che scopo principale dell’intervento è ridurre il divario territoriale, ma col 34 per cento che si vuole dare al Sud quel divario aumenta. L’Europa ha detto che bisogna attivare la locomotiva del Sud, ma l’Italia punta sempre sulla locomotiva del Nord che non la fa crescere da vent’anni. L’Europa ha detto che si può costruire al Sud un’economia moderna, verde e digitale, ma si insiste invece su un Nord che è tutto il contrario. Il presidente della Campania, De Luca, si è detto pronto a lanciare una sommossa istituzionale. Immediata l’adesione del presidente della Basilicata, Bardi. E vertice oggi con gli altri presidenti delle Regioni del Sud. Intanto l’Europa vigila.

 Ma altre voci si sono alzate. Per primo il Movimento per l’equità territoriale (società civile) ha scritto una lettera alla presidente europea Von der Leyen. Vi si chiede di non far arrivare in Italia un euro del Recovery se la sua distribuzione ampliasse il divario fra Nord e Sud. Il costituzionalista Cesare Mirabelli ha invitato le Regioni del Sud a rivolgersi alla Corte Costituzionale perché è la Costituzione a stabilire l’obbligo del Paese a rimuovere tutto ciò che crea ricchi e poveri. Un Manifesto in tal senso è stato diramato dall’Alleanza degli Istituti meridionali. Ma anche il Parlamento non è fermo.

 Anzitutto con una raccolta di firme fra tutti i partiti. Dopo che le stesse Commissioni competenti di Senato e Camera avevano raccomandato che si andasse oltre quel 34 per cento. Il Senato: <I fabbisogni per le infrastrutture fisiche e sociali del Sud sono ben superiori alla misura del 34 per cento>. La Camera: è auspicabile che le risorse per il Sud siano maggiori del 34 per cento <considerato il più alto moltiplicatore della spesa di investimento al Sud>, perché <ne beneficerebbe l’intero territorio nazionale>. Lo ha spiegato il presidente della Svimez, Giannola. Ogni euro pubblico investito al Sud, porta un beneficio di un euro e 30 all’intero Paese. E di questo euro e 30, il 25 per cento (cioè 0,30 euro) va al Nord.

 Del resto la stessa Commissione europea ha più volte spiegato che mai all’Italia sarebbero stati assegnati 209 miliardi se non ci fosse stato il Sud. E 209 miliardi (oltre il 30 per cento del totale) sono la massima cifra conferita a un Paese membro (alla Germania 22, alla Francia 100, alla Spagna 140). Un Sud verso il quale l’allarmata attenzione europea si deve al fatto che sia ancòra mantenuto come la più grande (e inammissibile) area di ritardato sviluppo nell’Unione. E il 70 per cento dei 209 miliardi si devono non solo alla sua popolazione (il 34 per cento), ma anche al suo più alto tasso di disoccupazione e al suo Pil pro-capite che è la metà di quello del Centro Nord. Frutto di una sottrazione al Sud di una spesa pubblica di 61 miliardi all’anno che vanno al resto del Paese. Frutto di un livello di investimenti al Sud che è sceso allo 0,15 per cento. Frutto di una perequazione infrastrutturale mai avviata dopo la legge del 2009 che la imponeva. Il tutto per una sottrazione al Sud di 840 miliardi in 17 anni, come ha certificato l’Eurispes.

 Ma non è finita. Sarà il Sud a subire le peggiori conseguenze della pandemia. La previsione è che nel 2021 il Centro Nord recuperi quasi integralmente il reddito perso rispetto al 2019, mentre al Sud addirittura aumenti. Ma non è ancòra finita. Giannola denuncia un altro trucco sui miseri e illegali 68 miliardi del Recovery che si vogliono attribuire al Sud (appunto il 34 per cento). Ben 23 non sono un’aggiunta, ma derivano dal Fondo nazionale sviluppo e coesione, cioè da soldi che comunque spettavano al Sud in riparazione per tutto ciò che è fatto a suo danno. Mentre i Conti pubblici territoriali da tempo rivelano che un cittadino meridionale non vale quanto uno centrosettentrionale, visto che lo Stato spende per il primo 4 mila euro in meno rispetto all’altro. Un abitante del Sud si è già condannato nascendo.

 Questo del Recovery è il più grande intervento pubblico in Europa dal Piano Marshall. Già quello per l’80 per cento andò al Nord pur essendo stato deciso viste le condizioni del Sud dopo la guerra. Se dovesse andare così anche ora, se dovesse ancòra essere sacrificato per consentire lo sviluppo del Nord, il Sud non esisterebbe più. Desertificato, spopolato, immiserito. Dopo una serrata campagna da parte dei poteri forti del Nord per attribuirgli tutta la colpa dei suoi mali. E allora perché dargli quanto gli spetta? Diamolo a chi finora per egoismo ha fatto diventare l’Italia la poveretta d’Europa. E quella dalla quale tutti vogliono andare via.